Le alchimie di Jackson Pollock. Al Guggenheim di Venezia

Collezione Peggy Guggenheim, Venezia – fino al 6 aprile 2015. Chi non ha mai desiderato di toccare un’opera d’arte? A Venezia c’è la possibilità di entrare virtualmente nell’opera dell’artista americano. Restaurata e riportata a nuovo splendore.

Alchimia (1947) di Jackson Pollock all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze - photo Opificio delle Pietre Dure
Alchimia (1947) di Jackson Pollock all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze - photo Opificio delle Pietre Dure

La Fondazione Guggenheim ha consacrato il 2015 ai fratelli Pollock e, in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e con il Molab-Cnr, ha iniziato un monitoraggio volto al restauro delle undici delicatissime opere di Jackson Pollock (Cody, 1912 – Springs, 1956) acquistate da Peggy nel corso della sua attività di mecenate. La scelta di operare su Alchemy è stata valutata da un team di ricerca internazionale che ha optato per il restauro di questo lavoro di grande formato composto da ben 4,6 chili di materia pittorica.
In questo one painting show, l’unica protagonista è la tela che ci accoglie all’inizio del percorso con una carica cromatica squillante e inedita. Progettata da Pollock nel 1947 sulla base di un telaio da ricamo, segna il definitivo superamento della fase surrealista dell’artista che, in quest’opera, porta a maturazione la sperimentazione della celebre tecnica del dripping.
La mostra si snoda attraverso una selezione di immagini e documenti d’archivio che testimoniano il clima fecondo nel quale Pollock operava: i suoi legami familiari, i suoi pennelli e i suoi barattoli di colore, le sue foto al lavoro.

Jackson Pollock, Alchemy, 1947, olio, pittura d'alluminio (e smalto?) e spago su tela, 114,6 x 221,3 cm. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
Jackson Pollock, Alchemy, 1947, olio, pittura d’alluminio (e smalto?) e spago su tela, 114,6 x 221,3 cm. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

L’allestimento ha dunque un impianto prettamente educativo e mira a coinvolgere lo spettatore attraverso una ricostruzione della tecnica dell’artista americano, evidenziando sia il processo creativo – messo in luce tra l’altro dalla radiografia della tela qui esposta – sia le suggestioni offerte dalla materia pittorica attraverso una serie di schermi touchscreen che offrono la possibilità di navigare tridimensionalmente dentro il dipinto.
La vera scelta vincente di questa mostra è però il modello prototipato del dipinto proposto in scala 1:1 e ottenuto da una stampante 3d. Volutamente presentato in toni di grigio per esaltare lo spessore della materia, offre allo spettatore la possibilità unica di entrare dentro il lavoro creativo dell’artista.

Jackson Pollock nel suo studio, 1947 ca. – photo Herbert Matter - Jackson Pollock and Lee Krasner papers, Archives of American Art, Smithsonian Institution
Jackson Pollock nel suo studio, 1947 ca. – photo Herbert Matter – Jackson Pollock and Lee Krasner papers, Archives of American Art, Smithsonian Institution

La narrazione, mai noiosa, delle tecniche utilizzate dal team multidisciplinare è affidata a un video in chiusura di percorso che funge da complemento efficace per un pubblico che è condotto per mano nell’opera a vivere l’alchimia unica creata da Pollock nella sua breve ma entusiasmante carriera.
Senza dubbio la questione messa in campo da questa iniziativa non riguarda solamente la necessità di porre l’accento sul restauro del contemporaneo: il percorso allestitivo è didatticamente valido e costruito attorno ad apparati multimediali dai quali non si può e non si deve più prescindere quando si pensa a una mostra che vuole avere – come in questo caso –l’ambizione di lasciare un segno nello spettatore.

Chiara Di Stefano

Venezia // fino al 6 aprile 2015
Alchimia di Jackson Pollock. Viaggio all’interno della materia
a cura di Luciano Pensabene Buemi e Roberto Bellucci
COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Dorsoduro 701
041 2405411
[email protected]
www.guggenheim-venice.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42199/jackson-pollock-alchimia/

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Chiara Di Stefano
Chiara Di Stefano (Roma, 1984) è dottore di ricerca in Teorie e Storia delle Arti. Docente e curatrice indipendente, vive tra Udine e Venezia. Si interessa di storia della Biennale di Venezia, arte americana e nuove tecnologie applicate alla didattica museale. Attualmente collabora con Artribune, Giudizio Universale e NPR.