Roy Lichtenstein il disegnatore. Ultimi giorni per una grande mostra a Torino

GAM, Torino – fino al 25 gennaio 2015. Sono 235 le opere riunite a Torino, a cinquant’anni dalla prima mostra europea della Pop Art. Una mostra tutt’altro che popolare, che apre le porte dello studio dell’artista newyorchese.

Roy Lichtenstein, Study of Hands, 1980 - Private Collection - © Estate of Roy Lichtenstein : SIAE 2014
Roy Lichtenstein, Study of Hands, 1980 - Private Collection - © Estate of Roy Lichtenstein : SIAE 2014

Ci si prepara a un gran finale per la mostra di Roy Lichtenstein (New York, 1923-1997) a Torino, che chiude questo weekend. Organizzata da Fondazione Torino Musei e Skira (come era avvenuto, per citare il caso più recente, per la mostra su Renoir), nei primi giorni aveva suscitato qualche perplessità. In particolare per i costi – 800mila euro, con un contributo proveniente dai privati mai quantificato precisamente –, ai quali far fronte con almeno 70mila visitatori. I dati non sono ancora disponibili, ma d’altro canto è forse giunto il momento, finalmente, di responsabilizzare i decisori: che operano delle scelte, magari non condivise da tutti (com’è normale e legittimo che sia), e che sopportano onori e oneri derivanti dalle stesse. Fatto salvo il concetto che sono importanti, anzi vitali, i bilanci, ma che non si può fare cultura guardando soltanto ai numeri.
Proseguendo con le perplessità: l’allestimento, che articola gli spazi con pedane e pareti di un rosso vivace, unitamente alla luce soffusa, è di sicuro impatto ma alla lunga stanca – è questa una mostra da vedere con calma e alla quale dedicare il giusto tempo. Ma qui il problema è a monte, ovvero negli spazi ormai totalmente inadeguati della GAM di Torino. Una istituzione che possiede una collezione straordinaria (e che ordina mostre importanti) ma che in quell’edificio non può mostrarla. Le ipotesi di trasferimento sono state tante e variegate negli anni, ma se in tempi di “vacche grasse” non se n’è fatto nulla, certo ora non si giungerà a un esito migliore.
Infine, la comunicazione: molto Pop nel merchandising e nell’insistenza sui dot, ma per ciò probabilmente frustrante per tutti coloro che, visitatori magari più occasionali, si sarebbero aspettati grandi tele e monumentali allestimenti.

Roy Lichtenstein, Art About Art Cover. Studies, 1978 - Private Collection - © Estate of Roy Lichtenstein : SIAE 2014
Roy Lichtenstein, Art About Art Cover. Studies, 1978 – Private Collection – © Estate of Roy Lichtenstein : SIAE 2014

Da cosa è invece composta la mostra? In grandissima parte da disegni. Oltre duecento, che coprono l’intera parabola artistica di Lichtenstein; una raccolta incredibile, accompagnata da un volume importante; il frutto di una intensa attività di collaborazione internazionale, in primis con gli eredi e la fondazione Lichtenstein, per la quale è doveroso rendere merito al direttore e curatore Danilo Eccher. E così fra l’altro si celebra il cinquantenario della prima mostra di Pop Art made in Usa, che si tenne nel 1964 proprio a Torino, alla Galleria Il Punto, grazie a Gian Enzo Sperone.
L’invito è quindi – per chi ancora non l’abbia fatto – di andare a vedere una mostra irripetibile. Con quei fumetti che, sin dalla fine degli Anni Cinquanta, entrano grazie a Lichtenstein nell’olimpo dell’arte “alta”, e con essi la cultura popolare. Ma concentrandosi, complice la quantità di disegni in mostra, sulla comprensione del processo operativo di Lichtenstein: quella flatizzazione, quell’appiattimento di significante e significato che si opera sin dai primi Anni Sessanta, e che è una operazione dall’altissima qualità formale. Eminentemente artistica e finanche metapittorica, quasi paoliniana: osservate la mise en abyme in Art About Art Cover (1978) per rendervi conto della complessità e della stratificazione messa in campo dall’artista newyorchese, valorizzata proprio dalla superficiale e “ingannevole” piattezza.
In quest’ottica occorre allora comprendere la retinatura che, a partire dal 1963, Lichtenstein introduce nei disegni e, ancor più, nelle opere più note: quei falsi punti Benday, quelli che compaiono anche nell’immagine-guida della mostra, raccontano sì della fascinazione per i cartoon, ma anche e soprattutto di un trattamento intelligente e consapevole dell’immagine proveniente dalla cultura di massa. Che fagocita la cultura popolare e anche la cultura “alta”: cosicché i dot possano esondare nelle “riletture” che, negli anni Settanta e Ottanta, Lichtenstein propone di celeberrime opere delle (post)avanguardie.

Marco Enrico Giacomelli

Torino // fino al 25 gennaio 2015
Roy Lichtenstein – Opera prima
a cura di Danilo Eccher
Catalogo Skira
GAM
Via Magenta 31
011 4429518
[email protected]
www.gamtorino.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/36909/roy-lichtenstein-opere-su-carta/

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • andrea bruciati

    una mostra intelligente