Rodolfo Aricò conquista Milano

Quattro mostre in contemporanea celebrano l’artista, fedele e assieme infedele alla pittura. Un percorso che propone il suo meglio e sottolinea i tratti di attualità della sua opera. Tra Gallerie d’Italia e Accademia di Brera, Studio Invernizzi e Lorenzelli Arte.

Rodolfo Aricò, Assonometria, 1968-69 - Collezione Eredità Grossetti - © Archivio Rodolfo Aricò
Rodolfo Aricò, Assonometria, 1968-69 - Collezione Eredità Grossetti - © Archivio Rodolfo Aricò

Il merito è della pura coincidenza oppure varie gallerie e istituzioni pubbliche si sono influenzate a vicenda? Si tratta in parte di una strategia di mercato o è l’effetto di una rinnovata considerazione critica? Comunque sia andata, la concomitanza di quattro mostre aperte a Milano su Rodolfo Aricò (Milano, 1930-2002) non passa inosservata (e le mostre diventano cinque se si considera quella dedicatagli pochi mesi fa dallo Studio Marconi 65).
Alla luce delle esposizioni, un omaggio tanto consistente risulta meritato. Certo, le opere di Aricò – come accade a ogni opera formalista – sono legate a doppio filo alle congiunture culturali del tempo in cui vennero concepite. Ma il suo percorso è sempre stato leggermente defilato rispetto a mode e stili dominanti, e anche grazie a ciò i lavori esposti rimangono interessanti non solo come testimonianza storica.
Quella di Aricò è un’opera di amori e infedeltà, rispetto e tradimento ben dosati e consapevoli. Nei confronti della pittura, innanzitutto, mai definitivamente cancellata dall’orizzonte cognitivo, sempre alterata, modificata dall’interno. E poi nei confronti dei confini dell’opera e della superficie: il suo è uno Spazialismo sui generis, meno radicale di quello di Fontana e soci. Perché non tende al superamento definitivo della forma quadro, ma la mette in discussione in una continua opera di erosione e mantenimento.

Rodolfo Aricò – Uno sguardo senza soggezione - veduta della mostra presso A Arte Studio Invernizzi, Milano 2014 - 2
Rodolfo Aricò – Uno sguardo senza soggezione – veduta della mostra presso A Arte Studio Invernizzi, Milano 2014 

Con un azzardo, si potrebbe dire che si tratta di una sorta di versione mediterranea del Color Field, con le sue tele sagomate, le geometrie confinate ai margini e il contrasto tra rigore e manualità (un confronto si impone, senza confondere cose che restano ben differenti tra loro, con le opere di Kenneth Noland in mostra tra pochi giorni da Cardi). Una versione mediterranea paradossalmente – ma non casualmente – meno squillante nei toni e nei colori rispetto al contraltare anglosassone.
La coincidenza delle quattro mostre è un’occasione perfetta per riscoprire o approfondire l’opera dell’artista, dato che le proposte sono complementari e che le opere esposte sono state selezionate con cura, mostrando il meglio dell’artista. In una mostra congiunta, divisa in due sedi, le gallerie Invernizzi e Lorenzelli propongono una piccola antologica. Si va dagli Anni Sessanta ai Novanta: dai quadri-scultura che tendono a sfociare nell’architettura e indagano resistenze e possibilità della geometria; alla sommessa poesia dei dipinti “coloristici”; alla metaforicità della pittura, eseguita anche con collage, inserti e interventi di vario genere.
A Brera, nel salone Napoleonico, altra carrellata tra diversi decenni, con opere spesso monumentali. E una sorprendente rarità degli Anni Sessanta: un originale contributo a un’epoca dell’arte italiana che prima o poi andrebbe studiata approfonditamente e rivalutata, sospesa com’è tra strascichi di Realismo Esistenziale, tentazioni pop, influenze (o coincidenze?) hockneyane e baconiane.

Rodolfo Aricò, Senza titolo, 1988
Rodolfo Aricò, Senza titolo, 1988

La mostra alle Gallerie d’Italia non è invece costruita come un’antologica, ma come tuffo a campione negli Anni Novanta di Aricò. Il prologo, di pregio, è un dipinto del 1960, Modificazione, ancora in quota Realismo Esistenziale. In un’unica sala, il cui raccoglimento aggiunge fascino alle opere, sono poi esposti i lavori degli Anni Novanta, tre grandi tecniche miste e una serie di piccoli formati (acrilico e collage) in cui il colore è protagonista assoluto.
E nel catalogo della mostra delle Gallerie si scopre anche l’Aricò scrittore…

Stefano Castelli

Milano // fino al 18 gennaio 2015
Rodolfo Aricò – Pittura inquieta
GALLERIE D’ITALIA
Piazza Scala 6
800 167619
[email protected]
www.gallerieditalia.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/38634/rodolfo-arico-pittura-inquieta/

Milano // fino al 13 febbraio 2015
Omaggio a Rodolfo Aricò
a cura di Roberto Casiraghi, Claudio Cerritelli e Marco Meneguzzo
ACCADEMIA DI BRERA
Via Brera 28
02 869551
[email protected]
www.accademiadibrera.milano.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/40526/omaggio-a-rodolfo-arico/

Milano // fino al 31 gennaio 2015
Rodolfo Aricò – Uno sguardo senza soggezione
a cura di Luca Massimo Barbero
LORENZELLI ARTE
Corso Buenos Aires 2
02 201914 
[email protected] 
www.lorenzelliarte.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/39917/rodolfo-arico-uno-sguardo-senza-soggezione/

Milano // fino al 28 gennaio 2015
Rodolfo Aricò – Uno sguardo senza soggezione
a cura di Luca Massimo Barbero
A ARTE STUDIO INVERNIZZI
Via Scarlatti 12
02 29402855
[email protected]
www.aarteinvernizzi.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/39913/rodolfo-arico-uno-sguardo-senza-soggezione/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.