La terra cotta di Giuseppe Spagnulo. In mostra a Verona

Galleria dello Scudo, Verona – fino al 31 marzo 2015. Il tornio e la fucina, strumenti e luogo ideale per lavorare il fango. Leoncillo, Fontana, Burri e Arturo Martini sono alcuni dei compagni di strada di Giuseppe Spagnulo. Artista e artigiano.

Giuseppe Spagnulo, Rosa dei venti, 2012 - terracotta ingobbiata, ossido di ferro e ossido di rame
Giuseppe Spagnulo, Rosa dei venti, 2012 - terracotta ingobbiata, ossido di ferro e ossido di rame

Giuseppe Spagnulo (Grottaglie, 1936), si forma nella fabbrica di ceramica di suo padre, ma a ventitré anni si trasferisce a Milano per frequentare l’Accademia di Brera, dove entra in contatto con Tancredi, Lucio Fontana e Piero Manzoni. Vive a Milano, ma anche se così lontano dalla sua terra, si porta dietro da sempre la sua essenza, il fare di suo padre. Ora è presente in galleria con una personale come poche se ne possono vedere.
Le opere in mostra sono di terra cotta e tutte recenti. In contemporanea, al Camusac di Cassino, sono esposte otto opere in ferro che ripercorrono dieci anni di lavoro. Terra e ferro: due materiali che si sono alternati nel corso della sua vita. In una recente intervista pubblicata qui su Artribune, Spagnulo afferma che in queste tecniche “c’è qualcosa che le accomuna, sempre. Quello che le accomuna è il fuoco: l’argilla col fuoco si solidifica, il ferro col fuoco si ammolla. E poi sono due materiali amorfi, non hanno un senso da soli”.  E ancora: “Terra e ferro non hanno fascino, e allora bisogna dargli la poesia”.
Quello che Spagnulo ha fatto è proprio regalare poesia a due materie amorfe. E infatti il suo modus operandi, per le sue opere, è inscindibilmente legato al plasmare l’argilla, all’impastare, a scavare, a rompere, aggiungere e gettare a cuocere la materia come un modernoEfesto. La corrente generatrice di tutto questo, più che la forma, è l’energia, intesa come “ricchezza del fare”. Si tratta di valori a cui Spagnulo è sempre stato fedele.

Giuseppe Spagnulo
Giuseppe Spagnulo

L’intero corpus artistico ha comunque un riferimento storico, e lo percepiamo immediatamente nelle opere esposte. Turris e Terremoto, entrambe del 2012, richiamano eventi tragici per il nostro Paese e per il mondo. Sono solo apparentemente instabili, sono in piedi, e lo saranno in quanto testimonianze di una resistenza universale. Panorama scheletrico del mondo (2014), una terracotta ingobbiata di grande dimensione e di forma circolare che sembrerebbe contenere tutte le forze ctonie della terra, rinvigorite cromaticamente dagli ossidi di ferro e rame. La rosa dei venti (2014), una porta circolare antica, che ai suoi piedi ha blocchi rotolati a terra, quasi fossero la testimonianza di una forma perduta, ma ancora decifrabile. Rovine inscurite dal fuoco, decadute nel corso del tempo.
Altre sculture, a parete, come Trasfigurazione, ma soprattutto I volti del dio Penn, rimandano ad antiche divinità, la cui origine va ricercata nella cultura celtico-ligure.

Claudio Cucco

Verona // fino al 31 marzo 2015
Giuseppe Spagnulo – Terra cotta. Opere 2012-2014
a cura di Bruno Corà
GALLERIA DELLO SCUDO
Via Scudo di Francia 2
045 590144
[email protected]
www.galleriadelloscudo.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/40883/giuseppe-spagnulo-terra-cotta-opere-2012-2014/

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Claudio Cucco
Claudio Cucco (Malles Venosta, 1954) attualmente è residente a Rovereto. I suoi studi di Filosofia sono stati fatti a Bologna, è direttore della Biblioteca di Calliano (TN) e critico d’arte. S’interessa principalmente di arte contemporanea e di architettura e dell’editoria legata a questi due linguaggi. Collabora con il quotidiano L’Adige, con la rivista Arte e Critica e la rivista Nuova Informazione Bibliografica, edita da Il Mulino. Dal 2011 fa parte dei collaboratori di Artribune, dopo aver collaborato per anni a Exibart e precedentemente a Tema Celeste.