Ezechiele Leandro, genio primitivo tra sacro e profano

Must, Lecce – fino al 22 febbraio 2015. “Ezechiele Leandro. I denti del leone” è la mostra dedicata alle tre modalità espressive – pittura, scultura e scrittura – del controverso artista salentino. Un outsider e “selvaggio dell’arte”, poeta dell’inconscio, autore del Santuario della Pazienza a San Cesario. Luogo recentemente riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali.

Ezechiele Leandro

Arcaico, ancestrale, primordiale. Un collegamento diretto con gli archetipi atavici dell’inconscio collettivo, in una dimensione onirica primordiale libera da ogni barriera di classificazione artistica. Ben oltre l’Art Brut o Naïf. È il mondo “primitivo, rupestre” di Ezechiele Leandro, controverso artista salentino scomparso nel 1981, autore di quel Santuario della Pazienza a San Cesario di Lecce che solo recentemente – dopo anni di incuria, vandalismo, svendita delle singole opere appartenenti al complesso scultoreo in cemento e materiali di risulta, unico in Italia – è stato vincolato dal Ministero dei Beni Culturali.
Dopo la mostra sentimentale La stanza di Ezechiele del 2014 a Palazzo Ducale di San Cesario – che ha avuto il merito di riaccendere l’attenzione delle istituzioni locali sul patrimonio artistico di Leandro – il Must dedica al “vecchio leone” di Lequile la mostra I denti del leone.E i “denti del leone” costituiscono la metafora per indicare i tre linguaggi espressivi principali dell’arte di Leandro: la scultura, la pittura e la scrittura, che secondo il curatore fanno parte del preciso progetto formulato da un “visionario che non è contro ma fuori da ogni regola, ai limiti dell’inconscio lacaniano” .

Ezechiele Leandro, Santuario della Pazienza
Ezechiele Leandro, Santuario della Pazienza

Una mostra omaggio, dunque, con diciotto dipinti, tre sculture e dodici fogli manoscritti provenienti da una collezione privata, per rivendicare la genialità primitiva di Leandro, outsider dell’arte fortemente osteggiato dai conterranei – nonostante i riconoscimenti a livello nazionale e internazionale – tanto che si vide costretto a innalzare un muro di cinta per difendere il Santuario della Pazienza dagli atti vandalici dei suoi concittadini.
I suoi “mostri”, le sue rappresentazioni profane di soggetti sacri incutevano inquietudine, turbando e scuotendo le coscienze. Come ricorda il suo amico Renzo Margonari, il trovatello Leandro, dalla vita travagliata, soleva ripetere incessantemente: Sono come il maiale. Da vivo mi disprezzano, da morto si nutriranno di me”. Il critico lo definisce, nel catalogo che accompagna la mostra, “angelo dell’Apocalisse”, “magnifico vate etnico”, “grande artista primitivo, splendidamente incolto, dotato di una superiore intelligenza, la persona più libera, forse,che abbia mai conosciuto. Ezechiele era libero anche da se stesso. Uno sciamano”.
Oltre ogni tecnicismo o intellettualismo, un “poeta”, capace di esercitare un terremoto emotivo nelle menti e tirare fuori l’universalità arcaica del genere umano, al confine tra sacro e profano, tra genio e follia.

Cecilia Pavone

Lecce // fino al 22 febbraio 2015
Ezechiele Leandro – I denti del leone
a cura di Toti Carpentieri
MUST
Via degli Ammirati 11
0832 241067
[email protected]
www.mustlecce.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/40710/ezechiele-leandro-i-denti-del-leone/

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Cecilia Pavone
Giornalista professionista, Cecilia Pavone è nata a Taranto e ha conseguito la laurea in Filosofia con specializzazione in Storia delle Dottrine Politiche all'Università degli Studi di Bari. Nel suo percorso professionale giornalistico ha lavorato per il quotidiano "Nuovo Corriere Barisera" di Bari specializzandosi nel settore cultura e spettacoli. Tra le sue collaborazioni: "Il Settimanale" di Bari, "Il Resto del Carlino" di Bologna, "Exibart" dal 2007 fino al febbraio 2011, quando ha seguito Massimiliano Tonelli e Marco Enrico Giacomelli alla nuova testata d'arte "Artribune". Attualmente scrive anche su "Lobodilattice.com" e "Metalwave.com".