Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra 1905-1915

Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma – fino al 15 febbraio 2015. Dopo l’incredibile vicenda della scultura di Medardo Rosso rubata e poi ritrovata in un armadietto, torniamo alla GNAM. Questa volta però per parlare – e assai bene – di una mostra colta e misurata.

Francesco Cangiullo, Grande folla in Piazza del Popolo, 1914 - Collezione privata

Era dal 2011 che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna non proponeva una grande mostra internazionale. Ora si rifà con gli interessi, raccontando il decennio 1905-1915 ed esponendo oltre 170 opere – divise in otto aree tematiche – per approfondire un periodo chiave per l’arte italiana, alle soglie del Futurismo e ispirata dalle Secessioni e dalle avanguardie europee.
La principale difficoltà per le mostre che prevedono tanti e importanti prestiti come in questo caso è non farsi prendere la mano dal desiderio di vantare capolavori, ma tenere sempre presente il leitmotiv dell’esposizione, che deve rispecchiarsi con coerenza nel percorso proposto. La curatrice Stefania Frezzotti non corre questo rischio e, partendo dall’evento cardine del 1905 – la Mostra dei Rifiutati organizzata da Gino Severini e Umberto Boccioni nel Ridotto del Teatro Nazionale di Roma – per terminare con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, usa l’opera di maestri del calibro di Pellizza da Volpedo, Duilio Cambellotti, Giacomo Balla, Gaetano Previati, Giovanni Segantini fino ad Arturo Martini e Felice Casorati per dar conto delle esigenze di rinnovamento che percorrono l’arte italiana del primo Novecento da Venezia a Roma.

Ivan Mestrovic, Guerriero con la lancia, 1911 - Ivan Mestrovic Foundation, Zagabria
Ivan Mestrovic, Guerriero con la lancia, 1911 – Ivan Mestrovic Foundation, Zagabria

Non mancano le incursioni all’estero per spiegare come la Secessione romana – che si riallaccia fin dal nome alle esperienze tedesche e austriache – abbia tentato di sprovincializzare la cultura italiana. Ecco allora esposti Pierre Bonnard, Félix Vallotton, Édouard Vuillard, esponenti dell’arte francese che avevano saputo superare l’Impressionismo sperimentando con le tecniche e la composizione. Il gruppo mitteleuropeo è rappresentato da Franz von Stuck, da Klimt e da Schiele. Tuttavia, è sugli italiani che si concentra lo sguardo della curatrice: dal Divisionismo e dall’accademia, autori come Camillo Innocenti, Arturo Noci, Plinio Nomellini sono stati capaci di tracciare un percorso individuale, attento ai nuovi valori plastici come nel caso di Roberto Melli e degli artisti provenienti da Ca’ Pesaro, su tutti Mario Cavaglieri, Lorenzo Viani. Fino alla dirompente novità del Futurismo con Boccioni, Russolo, Balla, fino al primo Depero.

Felice Carena, Il ventaglio verde, 1914 - Collezione privata
Felice Carena, Il ventaglio verde, 1914 – Collezione privata

Si tratta di una mostra evidentemente colta, nel senso che la sua forza risiede nella capacità di far riscoprire – o scoprire per la prima volta – autori italiani poco noti, a partire dai bellissimi pannelli di Edoardo Gioia, riuniti e restaurati per l’occasione; autori poco noti eppure fondamentali per la costruzione e il successivo sviluppo delle avanguardie in Italia.

Chiara Ciolfi

Roma // fino al 15 febbraio 2015
Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra 1905-1915
a cura di Stefania Frezzotti
Catalogo Electa
GNAM
Viale delle Belle Arti 131
06 32298221
[email protected]
www.gnam.beniculturali.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/37302/secessione-e-avanguardia

 

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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.