Nella vita di Sophie Calle. Al Castello di Rivoli

Castello, Rivoli – fino al 15 marzo 2015. Nove sale del Castello accolgono la storia di Sophie Calle. Tra le onde del mare e la morte di sua madre, l’artista francese racconta il suo mondo.

Sophie Calle, Voir la mer, 2011 - photo Florian Kleineffenn - courtesy Galerie Perrotin

Sophie Calle (Parigi, 1953) documenta, analizza, indaga, studia i rapporti umani, le sue storie personali, il mondo e i suoi abitanti. Sophie Calle è fotografa, regista, cantastorie. Sophie Calle è un’artista che ha fatto dell’arte la sua vita, e ha raccontato la sua vita attraverso l’arte.
Ma(d)re è la mostra presentata al Castello di Rivoli. Due parole, due temi: il mare e la madre. Si parte da un’installazione site specific con cinque monitor e una sola didascalia: “A Istanbul, una città circondata dal mare, ho incontrato persone che non l’avevano mai visto”. Uomini, donne, bambini di spalle scoprono i loro occhi, guardano l’immensità d’acqua salata e poi si voltano: Voir la mer. Le emozioni di questi sconosciuti si concedono all’occhio di una telecamera. È stato riprodotto lo sguardo che ha visto per la prima volta il mare. Mare che collega quindi all’altro tema dell’esposizione: la foto di una donna tra le onde, la madre di Sophie Calle: Rachel, Monique.

Sophie Calle, Voir la mer, 2014
Sophie Calle, Voir la mer, 2014

Souci, souci, souci. Iniziamo dalla fine. L’ultima parola pronunciata dalla madre di Sophie Calle ci accompagna per tutta la mostra. L’artista ci guida in un percorso definito ma variabile. La prima opera, Rachel, Monique fu esposta nel 2007 alla Biennale di Venezia: l’artista aveva filmato la morte della madre. Ha poi continuato ad accumulare, a ricercare documenti per costruire un oggetto (“Mia madre amava essere oggetto di discussione. La sua vita non compariva nel mio lavoro e questo la contrariava”, racconta l’artista). Percorriamo le suggestive sale storiche del Castello con un velo di malinconia, attraverso tende di pizzo vaghiamo fra tombe, immagini, parole, frasi di una donna che diventa parte della nostra storia. A livello empatico ci accostiamo all’artista, al diario della madre letto per un’unica volta ventidue ore di seguito, al silenzio nella contemplazione della morte della donna, al rispetto per la tomba, alla giraffa imbalsamata regalata alla bambina Sophie. Quasi come se volesse trattenere quella figura nella sua vita, la consegna alla sua arte.

Sophie Calle, Voir la mer (particolare), 2011 - Courtesy Galerie Perrotin
Sophie Calle, Voir la mer (particolare), 2011 – Courtesy Galerie Perrotin

Difficile decifrare quest’artista, complicato scrivere di lei. Nessun catalogo accompagna la mostra, come da richiesta, solo il giornale dove la stessa curatrice Beatrice Merz scrive: “Io ancor più mi chiedo come può la scrittura ‘critica’ porsi davanti a fatti pubblici e privati riportati con così tanta delicatezza e coraggio”. La condivisione della sua intimità ci porta a non avere parole per descrivere ciò che si è visto. Rimane un sentimento, un’immagine, un ricordo. Continua quindi il filo d’indagine sociale, culturale, psicologica ed emotiva che la Calle porta avanti nella sua arte.

Giorgia Quadri

Rivoli // fino al 15 marzo 2015
Sophie Calle – Ma(d)re
a cura di Beatrice Merz
CASTELLO DI RIVOLI
Piazza Mafalda di Savoia
011 9565222
[email protected]
www.castellodirivoli.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/36621/sophie-calle-madre/

 

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Giorgia Quadri
Giorgia Quadri (Varese, 1991), cresciuta inizialmente tra pianure piacentine, terre di coppa, agricoltori arricchititi e piantagioni di pomodori. In seguito trapiantata negli Stati Uniti dove ha frequentato la primary school, la first, second and third grade, ha avuto una sorella, un cane, una casa con giardino che però aveva le persiane azzurre incollate al muro. A nove anni torna a Luino, concludendo l’infanzia e facendosi travolgere dall’adolescenza. Sceglie di iscriversi all’Università di Pisa, dove si laurea in Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione con una tesi di ricerca sulla Videoteca Giaccari di Varese. Ritorna dunque nelle Prealpi per catalogare, archiviare e organizzare le manifestazioni celebrative dalla suddetta. Il tirocinio si trasforma in una collaborazione che continua tuttora comportando allestimenti vari (Genova, Ginevra). Attualmente è iscritta al biennio specialistico in Visual Cultures e Pratiche Curatoriali presso l’Accademia di Brera di Milano.