John Latham & Gianfranco Baruchello. Unione agli antipodi, in Triennale

Triennale, Milano – fino al 22 febbraio 2015. Per l’artista britannico è la prima antologica italiana. Per l’artista italiano si tratta della maggiore retrospettiva dedicata alle sue tracce filmiche. Il primo piano della Triennale accoglie l’incontro di due pianeti distinti, nell’orbita retrograda della contemporaneità.

Gianfranco Baruchello - Cold Cinema – veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2014

La voce retrogrado deriva dal latino ed è composta dalla parola retro, ossia indietro, e da una derivazione della parola gradi, ossia camminare, procedere: significa quindi avanzare all’indietro.Il moto retrogrado è il movimento che possiede un corpo celeste quando si muove nel verso opposto al moto diretto, contrario quindi a quello normalmente atteso. I termini si riferiscono sia ai movimenti di rotazione intorno al proprio asse sia a quelli di rivoluzione intorno a un altro corpo.
Allo stesso modo, a Milano, a due distinti corpus di opere, appartenenti a due artisti in opposizione rispetto al moto diretto del tempo, autori interessati dalla rotazione intorno al proprio asse delle rispettive pratiche, per decenni invisibili in Italia, si sfiorano. Mostrandosi contemporaneamente. Un’antologica dedicata a John Latham (Livingstone, 1921 – Londra, 2006) e una retrospettiva composta sull’impronta dell’opera filmica di Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924; vive a Roma) tornano a tracciare rotte e movimenti di due mondi, all’apparenza agli antipodi.

Great noit raccoglie oltre quaranta lavori dell’artista inglese, dal 1955 al 1998, esi presenta come un impasto rappreso, adamantino, metafora cognitiva, filosofica caratterizzata dalla molteplicità di interruzioni di superficie. Il percorso si sviluppa seguendo un ordine cronologico parziale. Dal 1954 al 1958, Latham realizza dipinti astratti caratterizzati dalla vernice a spruzzo. Nel 1958 comincia la lunga e nota serie dei libri bruciati, sezionati, dipinti e intrusi, come Shaun del 1958, Fly Fishing (1959) e Philosophy and the Practice of (1960). Scintillante e protetto da un alveo oscuro, in mostra è proiettato Erth (1971), una ricostruzione visionaria, trascendente sulla distanza fra Terra e Luna. Lunghezze ben evidenziate nell’ala sinistra del primo piano de La Triennale, dato che Great Noit sfrutta le altezze, estendendosi, simbolicamente, con Story of RIO (1983) di oltre quattordici metri e la grande scultura They’re All There (1998) ai confini con l’intervento architettonico.

John Latham - Great Noit – veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2014
John Latham – Great Noit – veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2014

Nell’ala destra, allestita in aderenza, invece Cold Cinema di Baruchello accoglie sedici opere tra film e video, dal 1963 al 1999; lavori bagnati da una luce calda, a tratti riverberata, oscurata da differenti tracciati filmici e dai diversi angoli per la proiezione fascianti. Il percorso si muove attorno al visitatore come una macchina influenzata dalla sua stessa umanità, un continuum a-narrativo che, a partire da Verifica incerta (Disperse Exclamatory Phase), del 1964-1965, dispone nell’arco di qualche sala un universo disseminato da tanti universi (A scatola chiusa, 1975), dalla potenzialità in potenza (Una settantina di idee, 1964-1970, 2014), nel segno di una finitezza che, grazie al centinaio di disegni esposti, non si conclude mai in sé.

Ginevra Bria

Milano // fino al 22 febbraio 2015
Gianfranco Baruchello – Cold Cinema. Film, video e opere 1960-1999
John Latham – Great Noit. Opere 1955-1998
a cura di Alessandro Rabottini
TRIENNALE DI MILANO
Viale Alemagna 6
02 72434
www.triennale.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/40698/gianfranco-baruchello-cold-cinema/
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