Daido Moriyama. Un libero battitore al CIAC di Foligno

CIAC, Foligno – fino al 25 gennaio 2015. Una grande antologica, ricca di oltre centoventi immagini e di un libro a corredo, racconta mezzo secolo di carriera di Daido Moriyama. Un maestro della fotografia giapponese, fuori da qualsiasi schema.

È una mostra antologica con oltre centoventi immagini quella che il CIAC di Foligno dedica a Daido Moriyama (Ikeda, 1938). Un percorso che esplora cinquant’anni di carriera di uno dei più significativi fotografi nipponici, formatosi con due monumenti del Novecento: Shomei Tomatsu ed Eikoh Hosoe. Daido faceva la prima elementare quando gli americani sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Tutto questo ha lasciato un segno profondo, indelebile: nel suo lavoro non esistono certezze, vi è una sorta di disordine di fondo, di precarietà irrisolvibile.
Quelli di Moriyama, oggi 76enne, sono racconti incalzanti: molte foto riportano a situazioni globalizzate in cui davvero poco importa sapere dove ci si trova. Nell’intervista a Filippo Maggia – curatore della mostra insieme a Italo Tomassoni e pubblicata nel bel libro edito da Skira che accompagna la mostra – Moriyama afferma: “Il mio interesse principale è raccontare la strada e la società che la anima e la rende viva. Narrare la realtà”. Un racconto che, tuttavia, non è mai fotoreportage. Oggetto del suo lavoro sono interni, esterni, facciate di palazzi, strade, manifesti. I tagli sono volutamente imprecisi. Chi guarda è immerso in una sorta di horror vacui visivo e sensoriale, popolato da edifici, persone, animali, situazioni di diverso genere.

Daido Moriyama, Daido. Hysteric N.6, 1994 - fotografia b:n, courtesy l’artista
Daido Moriyama, Daido. Hysteric N.6, 1994 – fotografia b:n, courtesy l’artista

Il fotografo racconta i pisciatoi pubblici, la prostituzione, lo spettacolo, ma anche la solitudine uggiosa di una mosca posata sul vetro di un’auto, bagnato dalla pioggia. Soggetto del suo operare è il tentativo, riuscito, di dare un volto all’esperienza nella sua complessità esistenziale. La realtà nel suo lavoro è un pretesto, uno spunto da cui partire. Realtà con cui Daido – una sorta di nomignolo ricavato dal suo vero nome, Hiromichi, che significa “ampia strada”: una sorta di premonizione – si pone in continuo rapporto dialettico. In mostra tutto questo è evidente: lo spettatore è immerso in una serie di stimoli che aprono altrettanti quesiti. E non vengono offerte risposte.
Shashin yo Sayonara (Farewell Photography) è il titolo di un suo lavoro degli Anni Settanta, immagini di immagini caotiche, sgranate, illeggibili. È un lavoro affascinante, dall’approccio concettuale. Perché il concettuale è, come si evince dai lavori in mostra, una radice profonda del suo lavoro, un punto di partenza che porta a percorrere altre strade.
Quella di Moriyama è un’opera fuori da scuole e tendenze. L’unica certezza è che ci troviamo di fronte a un libero battitore, a un cane sciolto, randagio come quelli che popolano parecchie delle sue immagini.

 

Angela Madesani

 

Foligno // fino al 25 gennaio 2015
Daido Moriyama – Visioni del mondo
a cura di Filippo Maggia e Italo Tomassoni
Catalogo Skira
CIAC
Via del Campanile 13
0742 357035
[email protected]
www.centroitalianoartecontemporanea.com 

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/40189/daido-moriyama-visioni-del-mondo

 

 

 

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Angela Madesani
Storica dell’arte e curatrice indipendente, è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia”, di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori e di “Le intelligenze dell’arte” (Nomos edizioni). Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere. È autrice di numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Elisabeth Scherffig, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Ha recentemente curato un volume sugli scritti d’arte di Giuseppe Ungaretti. Insegna all’Accademia di Brera e all’Istituto Europeo del Design di Milano.