Carol Bove e Carlo Scarpa. Un confronto filosofico a Museion

Museion, Bolzano – fino al 1° marzo. Carol Bove si appropria dell’opera di Carlo Scarpa. Il risultato è una mostra stimolante, che affronta questioni urgenti. Qual è il rapporto tra arte e mondo? Dove si situano i confini dell’opera d’arte?

Quando il risultato finale è superiore alla somma (già non trascurabile) delle parti. Si può introdurre così la mostra che fa incontrare Carol Bove e Carlo Scarpa al Museion di Bolzano.
Carol Bove (Ginevra, 1971) è tra i massimi protagonisti della scultura contemporanea. La sua poetica riflette con intelligenza sui confini tra scultura e installazione, con ironia lieve ma appuntita sullo strapotere del design (ovvero sull’estetizzazione di massa). E sui confini tra opera e apparati espositivi: supporto, piedistallo, spazi espositivi…
Soprattutto quest’ultimo oggetto di studio la accomuna a Carlo Scarpa (Venezia, 1906 – Sendai, 1978), grande architetto, artista e designer di mostre. L’approccio di quest’ultimo era più utopico, più speranzoso in una fusione armonica di opera e mondo, mentre quello di Carol Bove registra le dissonanze dell’epoca postmoderna, ma le affinità superano le differenze.

Carol Bove, Carlo Scarpa - veduta della mostra al Museion, Bolzano 2014 - photo Luca Meneghel
Carol Bove, Carlo Scarpa – veduta della mostra al Museion, Bolzano 2014 – photo Luca Meneghel

Non si tratta di una semplice mostra di confronti, ma di un’esposizione d’autore nella quale l’artista svizzera mette alla prova e amplifica il suo lavoro. Appropriandosi di quello di Scarpa senza inutile riverenza, al contrario decostruendolo per evidenziarne l’attualità.
L’appropriazione è talvolta da intendersi letteralmente, come nella sezione centrale che omaggia Ambiente, mostra di Scarpa alla Biennale di Venezia del 1968. Qui, su un’enorme pedana bianca, Carol Bove mescola le sue opere e quelle che Scarpa espose all’epoca; appronta nuovi piedistalli per quelle dell’architetto, in alcuni casi celandole parzialmente alla vista; e soprattutto ingloba un’opera di Scarpa in una delle sue sculture, fondendole in una nuova struttura.
In altre sezioni, Scarpa è evocato esponendo semplicemente le teche e i cavalletti che disegnava per le esposizioni: la loro dignità quasi scultorea viene evidenziata lasciandoli vuoti, e sono affiancati da opere tipiche di Carol Bove realizzate con tronchi, conchiglie, piume e così via. Un’unica vetrina è invece utilizzata secondo la sua funzione originaria di espositore e contiene le maquette di lavori da architetto di Scarpa.

Carol Bove, Carlo Scarpa - veduta della mostra al Museion, Bolzano 2014 - photo Luca Meneghel
Carol Bove, Carlo Scarpa – veduta della mostra al Museion, Bolzano 2014 – photo Luca Meneghel

Un’opera di Carol Bove, infine, vive di vita propria, senza confronti diretti: la “tenda” fatta di catene che divide in due il vuoto al centro della sala grande. Ma l’inserimento del lavoro è coerente col tema generale, visto che si tratta di un’opera che vive del confine con lo spazio, che si finge divisorio mentre è opera d’arte imponente, che titilla la spettacolarità delle grandi dimensioni ma lascia con un minimalista, bellissimo pugno di mosche in mano.
Una mostra da vedere, in definitiva, soprattutto perché stimolante dal punto di vista intellettuale e concettuale (filosofico, vien da dire). Ma che, una volta decifrata, dà soddisfazioni anche su un piano sensoriale, sensuale addirittura, per la sua alternanza di superfici lisce e grezze, di minimalismo e slanci barocchi (sempre ironici e autocoscienti).

Stefano Castelli

Bolzano // fino al 1° marzo 2015
Carol Bove / Carlo Scarpa
MUSEION
Via Dante 6
0471 312448
[email protected]
www.museion.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/37343/carol-bove-carlo-scarpa/

 

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.