Bernini a Madrid. Con un pezzo della fontana di Piazza Navona

In tempi di crisi, il Museo del Prado sceglie di offrire piccole ma raffinate mostre, confezionate con cura e dall’alto contenuto scientifico e storiografico. Una politica che ben si addice al più grande museo pubblico di Spagna ed è sostenuta con lungimiranza dalla competente équipe direttiva, capitanata dallo spagnolo Miguel Zugaza e dall’italo-inglese Gabriele Finaldi. Qui vi parliamo della mostra incentrata su Bernini, e di un piccolo giallo che vede protagonista un leone…

La Ánimas de Bernini - veduta della mostra presso il Museo del Prado, Madrid 2014

Le anime di Bernini. Arte a Roma per la corte spagnola è una mostra che parla italiano non solo per la centralità della figura del grande artista del Barocco romano, ma anche per i contributi fondamentali di studiosi e collezionisti italiani. Per una volta, infatti, è stata l’Italia la più generosa nei prestiti che hanno reso possibile l’esposizione. Sono mancati, invece, due pezzi fondamentali richiesti dal Prado allo spagnolo Patrimonio Nacional:  il modellino in bronzo della Fontana dei Quattro fiumi (rimasto a Palazzo Reale) e il Cristo Crocifisso del Panteon dei re, al Monastero dell’Escorial.
Ideatore e curatore della mostra è il  cattedratico di storia dell’arte dell’Università Complutense di Madrid Delfin Rodriguez Ruiz, che per anni ha tessuto profondi rapporti scientifici con Marcello Fagiolo, autore di un interessante saggio in catalogo e presente a Madrid all’inaugurazione. Insieme, i due studiosi hanno indagato le complesse relazioni artistiche, culturali e politiche che Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 – Roma, 1680) ebbe con la monarchia spagnola e i suoi rappresentanti diplomatici a Roma, durante il XVII secolo: un tema inedito nella biografia dell’artista e per la prima volta presentato in Spagna.

La Ánimas de Bernini - veduta della mostra presso il Museo del Prado, Madrid 2014
La Ánimas de Bernini – veduta della mostra presso il Museo del Prado, Madrid 2014

Nella Roma della “grande bellezza” barocca, l’istrionico e poliedrico Bernini – scultore, architetto, pittore, ma anche scenografo, attore e autore teatrale, oltre che creatore di fantasmagoriche feste con fuochi artificiali (celebri quelle per la nascita dell’Infanta Margherita, la bimba de Las meninas) – ebbe molti contatti, diretti e indiretti, con gli ultimi due re della casa d’Austria spagnola, Filippo IV e Carlo II, attraverso prelati come Pedro Foix de Montoya e diplomatici come il duca dell’Infantado e il marchese del Carpio. Simbolo dei rapporti, finora poco conosciuti, tra Bernini e i suoi mecenati spagnoli sono senza dubbio i due straordinari busti gemelli dell’Anima dannata e dell’Anima beata, che accolgono il visitatore in apertura della mostra, svettando davanti a una parete dipinta di rosso pompeiano su cui risaltano le pieghe bianche del marmo. Per la prima volta esposte a Madrid, le due opere provengono dall’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede e furono un incarico del cardinal de Montoya al ventenne Bernini, che più tardi lo ritrarrà con verosimiglianza nel suo monumento funebre. Nella prima sala c’è anche il busto del cardinal Scipione Borghese (la seconda copia che Bernini fece), generosamente prestato dalla Galleria Borghese, un’opera che colpisce per l’espressività della postura e la vivacità dello sguardo.

La Ánimas de Bernini - veduta della mostra presso il Museo del Prado, Madrid 2014
La Ánimas de Bernini – veduta della mostra presso il Museo del Prado, Madrid 2014

Le due “anime” sono il filo rosso che lega Bernini alla Spagna durante tutta la sua lunga carriera, non solo dal punto di vista artistico ma anche delle strategie politiche e diplomatiche, attraverso il succedersi dei pontificati, da Urbano VIII Barberini a Innocenzo X Pamphili. Fra le trentanove opere che compongono la mostra (di cui solo 23 di Bernini, con sculture, olii, stampe e disegni) ci sono tante piccole straordinarie scoperte. Fra queste un’autentica chicca, mai esposta finora né in Italia né in Spagna: un piccolo leone di bronzo, su di una base di porfido rosso egiziano, racconta una storia di nuovo tutta italiana. Il suo proprietario è l’architetto romano Dario Del Bufalo, collezionista di marmi colorati della Roma imperiale. “Ho acquistato questo bronzo perché attratto dalla bellezza della base di porfido, una pietra durissima utilizzata fra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento”, ha raccontato Del Bufalo a Madrid. “Studiando poi l’iconografia del leone, mi sono accorto subito che era identico all’animale che si abbevera nella Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini, a Piazza Navona. Gli occhi del leone qui però non sono aggressivi, ma piuttosto circospetti, perché beve ed è indifeso”.

Gian Lorenzo Bernini, Anima dannata, 1619
Gian Lorenzo Bernini, Anima dannata, 1619

Gli studi compiuti dallo stesso Del Bufalo, con l’aiuto del professor Fagiolo, conducono a forti analogie berniniane. A Madrid, infatti, presso le collezioni regie di Patrimonio Nacional, esiste un modellino bronzeo di due metri di altezza della stessa fontana del Bernini, che lo scultore regalò al re Filippo IV di Spagna intorno al 1666-68, come souvernir. Peccato che lo stesso pezzo, probabilmente un bozzetto da cantiere, oggi conservato a Palazzo Reale, non sia stato ceduto in prestito al Prado per la mostra. Si sarebbe potuto vedere che il leone è proprio una delle numerose parti mancanti della fontana in miniatura, che in epoche successive (non si sa bene se più o meno recenti) furono staccate dal nucleo originale, lasciando solo l’obelisco con gli animaletti sulle rocce.
La prova regina dell’appartenenza del mio leone al gruppo di Madrid”, spiega Del Bufalo, “è data non solo dalla corrispondenza nelle proporzioni, ma anche dal fatto che ha un buco sotto la zampa sinistra, nel punto in cui stava agganciato alle rocce dell’obelisco. Di tale modellino in scala”, conclude Del Bufalo, “esistono solo altre due copie: una in terracotta e l’altra in argento massiccio, che si trova in un caveau in Svizzera. Quest’ultima fu fatta dal Bernini per ingraziarsi i favori della Pimpaccia, ovvero donna Olimpia Maidalchini, cognata di papa Innocenzo X, sua amante e intrigante consigliera, che per questo fece aggiudicare a Bernini la commissione della fontana di Piazza Navona”.

Federica Lonati

Madrid // fino all’8 febbraio 2015
La Ánimas de Bernini. Arte en Roma para la corte espanola
a cura di Delfín Rodríguez Ruiz
MUSEO DEL PRADO
Paseo del Prado
www.museodelprado.es

 

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.