Alberto Giacometti. A Nuoro come non lo avete mai visto


MAN, Nuoro – fino al 25 gennaio 2015. Un’indagine verso le origini della forma, alla scoperta dello spirito di culture remote. È questo il tema affrontato nella mostra che il MAN di Nuoro dedica ad Alberto Giacometti. Tra antichità e contemporaneo.

Giacometti e l'arcaico - veduta della mostra presso il MAN, Nuoro 2014 - photo Donato Tore

Alberto Giacometti (Borgonovo, 1901 – Chur, 1966) è indiscusso protagonista di questo autunno, non solo grazie alle mostre recentemente inaugurate al MAN di Nuoro e alla GAM di Milano, ma anche in seguito all’asta record di Sotheby’s che ha aggiudicato Chariot per oltre cento milioni di dollari. Giacometti e l’arcaico si pone l’obiettivo di sottolineare il rapporto tra il maestro svizzero e le opere del passato, collocandosi idealmente in continuità e approfondendo ulteriormente i temi affrontati da Giacometti, der Aegypter, mostra tenutasi a Berlino nel 2008. Al MAN le opere di Giacometti dialogano con gli antichi attraverso un percorso strutturato in sezioni tematiche atte a concepire l’arcaico come elemento non solo storico ma anche antropologico. Particolarmente riuscito è l’allestimento a cura di Maurizio Bosa, in cui il netto predominio di superfici bianche contribuisce a creare una sensazione di atemporalità che esalta i profili allungati nel loro silenzioso colloquio con forme ancestrali. Le sale sembrano, così, rievocare le parole dello stesso artista: “La scultura sta sul vuoto. È lo spazio che si scava per costruire l’oggetto e, a sua volta, è un oggetto che crea uno spazio”. Tra gli accostamenti suggeriti dai curatori, emergono principalmente un nucleo di opere egizie proveniente dal Museo Civico Archeologico di Bologna e un gruppo di reperti etruschi proveniente dal Museo di Villa Giulia, museo che l’artista aveva visitato durante un viaggio a Roma nel 1920.

Alberto Giacometti, Lotar I, Collezione privata, photo R. Marossi
Alberto Giacometti, Lotar I, Collezione privata, photo R. Marossi

Pur ammettendo l’indiscussa assimilazione di linguaggi arcaici nell’arte del maestro svizzero, più labile appare, invece, la presenza in mostra di bronzetti sardi; presenza giustificata, tuttavia, dalle osservazioni di Giuseppe Marchiori che, definendo le sculture di Giacometti “esili come guerrieri nuragici”, aveva collegato la sua produzione con opere dell’età del bronzo. Più accurati risultano invece i collegamenti con l’antico Egitto, la cui componente di ispirazione è comprovata non solo dalle ripetute visite di Giacometti al dipartimento egizio del Louvre, ma anche dalla puntuale presenza in mostra di copie di opere egizie realizzate direttamente su libri appartenenti al padre Giovanni. Il principio che sottende un simile approccio è, di fatto, la convinzione che gli antichi avessero espresso la verità attraverso forme assolute capaci di sintetizzare una doppia componente, reale e universale. La copia, dunque, non è mai mero esercizio di stile né semplice recupero di temi o valori formali, ma vero e proprio strumento di analisi dell’assoluto.

René Burri - Alberto Giacometti, Paris, France, 1960 (© Renè Burri)
René Burri – Alberto Giacometti, Paris, France, 1960 (© Renè Burri)

Per Giacometti l’arte egizia è massima espressione di conciliazione di materia e spirito, da cui l’artista ricava soluzioni formali quali la Femme qui marche in cui il tema del passo viene dedotto da taluni bronzetti votivi. Similmente, Annette e Lotar richiamano da vicino non solo il modello delle statue egizie inginocchiate, i cui esemplari vengono puntualmente inseriti in mostra, ma anche talune sculture africane subsahariane, dimostrando un’attenzione di Giacometti verso gli esemplari penetrati in Francia attraverso l’attività collezionistica di arti extra europee.

Elisabetta Masala

Nuoro // fino al 25 gennaio 2015 A un passo dal tempo. Giacometti e l’arcaico a cura di Pietro Bellasi e Chiara Gatti MAN – MUSEO D’ARTE PROVINCIA DI NUORO Via Sebastiano Satta 27 0784 252110 [email protected] www.museoman.it

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