Sotto il segno dei sali d’argento. Berengo Gardin ed Elliott Erwitt a Roma

Auditorium-Parco della Musica, Roma – fino al 1° febbraio 2015. La fotografia continua a sostenere l’attenzione di un pubblico vittima dell’instabilità culturale capitolina. Ora in scena c’è l’amicizia fra Berengo Gardin ed Elliott Erwitt.

Elliott Erwitt, Francia. Parigi. 1989 - © Elliott Erwitt/Magnum Photos/Contrasto

Nei momenti di crisi privata e pubblica, come nelle feste comandate, si guardano le foto, si cercano i documenti della nostra esistenza e di quella degli altri: come dice Alessandra Mauro, curatrice della mostra romana, “la cosa certa è la realtà”. La fotografia blocca il tempo, non è verità ma nemmeno bugia e oggi attira l’attenzione colmando un vuoto di programmazione di arte contemporanea, rassicura ricordandoci che il passato ci tiene compagnia nella ricerca di nuovi codici espositivi. La fila di visitatori alla mostra di Henri Cartier-Bresson premia chi ha realizzato – con più di 500 fotografie, disegni, dipinti e film – la più ampia restrospettiva a dieci anni dalla morte del grande fotografo, curata da Clément Chéroux e promossa dall’assessorato alla Cultura di Roma Capitale con Contrasto e Zetema all’Ara Pacis. Fotografi non artisti. Artigiani e reporter. Vagabondi, viaggiatori, storyteller, come li ha definiti John Berger qualche sera fa alla Casa delle Donne presentando il suo volume Capire una fotografia, cercatori di storie altrui da immortalare per raccontare fermando il tempo. Quel tempo che condiziona la nostra vita facendoci scegliere la velocità come antidoto alla paura, che è anche il tempo di stampa di una immagine fotografica digitale o ai sali d’argento.
Abbiamo incontrato Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930) nello spazio che ospita questa mostra importante sull’amicizia tra lui ed Elliott Erwitt (Parigi, 1928), un’amicizia privata e professionale caratterizzata dallo stesso interesse per le vicende umane. Centoventi fotografie dai primi Anni Cinquanta fino ai reportage di ora: un confronto per verificare, scatto dopo scatto, storia dopo storia, la forza della camera oscura e della serietà del fotografo che non vuole essere artista.

Gianni Berengo Gardin, Roma, 2008  - © Gianni Berengo Gardin/Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia
Gianni Berengo Gardin, Roma, 2008 – © Gianni Berengo Gardin/Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia

Lo dice lui stesso: “Non sono un artista, sono un manovale della fotografia, perché la fotografia si fa con le mani e con i piedi, come diceva Scianna, camminando e cercando. Ci vuole tempo per trovare l’immagine anche nella camera oscura, molti degli scatti in mostra erano provini che abbiamo ritrovato, una cosa impossibile con il digitale. Ci vuole una giusta distanza, un tempo di maturazione. Stampo io quasi tutte le mie foto e ancora studio guardando libri e il lavoro degli altri. Oggi i giovani vogliono fare tutti gli artisti fotografi ed è anche colpa del mercato, che spinge un prodotto meno caro e più vendibile”. E il rapporto con Erwitt? “L’ho scoperto nel ’54 con uno scatto in particolare nella sua mostra ‘Family of Man’: è una foto della moglie con il figlio e il gatto, un’immagine privata che diventava per tutti, era il momento di uscire dalle immagini retoriche e la vita quotidiana era la soluzione”.
Le immagini in mostra potrebbero mischiarsi se non fosse per la geografia riconoscibile dei luoghi: molte sono celebri, altre meno, qualcuna inedita; dialogano fra loro incrociandosi con lo stile dei grandi maestri del fotogiornalismo. Un invito concreto a leggere la fotografia e a realizzarla secondo tecniche immortali, tanto da proporre concretamente L’esperienza della Camera Oscura con una serie di incontri in collaborazione con Antropomorpha, che permetteranno ai visitatori di sperimentare la pratica del fotografo analogico entrando nella camera oscura e imparando con un esperto le principali tecniche di stampa e realizzazione con i sali d’argento. Elliott Erwitt sarà presente con un intervento il 18 novembre.

Clara Tosi Pamphili

Roma // fino al 1° febbraio 2015
Gianni Berengo Gardin / Elliott Erwitt
a cura di Alessandra Mauro
Catalogo Contrasto
Auditorium – Parco della Musica
Viale De Coubertin 34
06 80241436
[email protected]
www.auditorium.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/39025/gianni-berengo-gardin-elliott-erwitt/

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.