Open Museum Open City. L’arte sonica del Maxxi

MAXXI, Roma – fino al 30 novembre 2014. “Open Museum Open City”. Ovvero l’arte sonora di Ikeda, Rahm, Bennet e molti altri grandi della scena sperimentale internazionale. Per una mostra curata da Hou Hanru.

Open Museum Open City è un coraggioso e delicato esperimento di Hou Hanru, che lancia un ponte dagli Anni Settanta a oggi, da quando Murray Schaffer coniò l’espressione paesaggio sonoro fino a una mostra interamente svuotata di forme e riempita di suoni, lanciando lo spazio museale verso l’innovazione e la sperimentazione.
Le architetture bianche del Maxxi accolgono il pubblico con Sonic Mapping, da cui Bill Fontana propaga i rumori dell’acquedotto Vergine facendone una scultura immersiva che accoglie i visitatori riportando all’attenzione ciò che non vedono ma sentono, ricordando come l’identità di un luogo sia definita anche dalla sua qualità sonora. Splendido Francesco Fonassi con Territoriale: un’intera galleria divisa da un muro, in cui il pubblico percepisce sonoramente l’avvicinarsi dei visitatori dall’altra parte, in un contatto presente e invisibile, metafora sonora di desideri, paure e conflitti del rapporto con l’altro.
Justin Bennet, Haroon Mirza e il progetto RAM si impegnano invece a inserire i suoni della città all’interno dello spazio-museo, creando isole d’ascolto che ritraggono aspetti sempre diversi di uno spazio urbano che vive, lavora, scambia e si riposa, invitando a riportare l’apertura e la democraticità delle piazze, dei giardini, delle strade dentro i luoghi di cultura.

Cevdet Erek – A Room of Rhythms – Curva, 2014. Veduta dell’installazione al MAXXI, Roma. Foto Giorgia Romiti, courtesy Fondazione MAXXI
Cevdet Erek – A Room of Rhythms – Curva, 2014. Veduta dell’installazione al MAXXI, Roma. Foto Giorgia Romiti, courtesy Fondazione MAXXI

Incredibilmente poetica è poi Sublimated Music di Philippe Rahm, dove in uno stanzone è scomposto acusticamente Debussy, una nota per ogni cassa sulle pareti, e ugualmente decostruita in sedici cromie è la luce, creando così uno spazio unico ma diversificato dalla percezione sensoriale in ogni angolo, per ricomporsi poi alla fine della galleria. Con loro Ryoji Ikeda, Cevdet Erek, Lara Favaretto.
Contemporaneità, plurilinguismo, novità, anche grazie alle performance e agli incontri che ogni giorno si succedono fino al termine della mostra con artisti, critici, filosofi, scrittori.
Chiude la mostra Il guerriero solitario di Jean-Baptiste Ganne, che traduce il Don Chosciotte in linguaggio morse, che notte e giorno pulsa silenzioso dietro il vetro della facciata del museo, ricordando quella “componente onirica ed emotiva che sta alla base delle battaglie da combattere”, tanto per l’artista che tenta di riproporre la sua visione del mondo, tanto per ogni individuo che anche nell’arte continua a cercare un’intima scintilla.

Elena Gasparri

Roma // fino al 31 novembre 2014
Open Museum Open City
a cura di Hou Hanru
MAXXI
Via Guido Reni 4a
06 3201954
[email protected]
www.fondazionemaxxi.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/37351/open-museum-open-city/

 

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Elena Gasparri
D’origine friulana, Elena Gasparri studia storia dell’arte contemporanea nella Capitale. In qualità di guida museale e accompagnatrice si è occupata del progetto di didattica museale presso il Centro Diurno Psichiatrico Roma E. In ambito giornalistico inizia dalla critica cinematografica e musicale per alcune testate italiane di nicchia e la rivista canadese Città Magazine, per poi interessarsi analogamente al mondo dell’arte contemporanea: nella molteplicità delle sue declinazioni, predilige un orientamento sperimentale, crossmediale e di contaminazione con ulteriori linguaggi artistici. Parallelamente porta avanti i propri progetti nell’ambito della narrativa e della poesia.