Modigliani e la Scuola di Parigi. A Pisa

Una mostra ben studiata e allestita, in grado di rendere sia l'individualità che il contesto creativo del grande artista livornese. In compagnia della suo “cercle” parigino. Succede a Pisa, a Palazzo Blu, fino al 15 febbraio 2015.

La fama boemia e l’eroismo geniale che accompagnano l’immagine comune di Amedeo Modigliani (Livorno, 1884 – Parigi, 1920) rischiano spesso di distogliere l’attenzione sia dalla grandezza tecnica dell’artista che dall’importanza del contesto comunitario in cui si mosse: la mostra pisana, incentrata sulla grande collezione del Centre Pompidou di Parigi, meritevolmente segnala invece tali profili, sviluppandoli con cura.
Quanto all’opera di Modigliani, il percorso espositivo si avvia con la Stradina toscana del 1898, dipinta a soli quattordici anni, in cui s’intende una potenza cromatico-compositiva già pari se non superiore ai modelli macchiaioli, per concludersi idealmente dinanzi allo straordinario Ragazzo dai capelli rossi del 1919, realizzato pochi mesi prima della morte, dove il ritratto si afferma come resa spirituale del soggetto: una ieraticità tanto più commovente se si pensa alle penose condizioni fisiche in cui versava l’artista quando la raggiunse, risonante di modelli ed enti (Beato Angelico, l’amato Masaccio, il mare e il cielo toscani ricordati nella caligine parigina) ben più ampi dei coevi giochi delle avanguardie storiche.

Amedeo Modigliani - Gaston Modot (1918, olio su tela cm 92x53. Centre Pompidou, Parigi)

Amedeo Modigliani – Gaston Modot (1918, olio su tela cm 92×53. Centre Pompidou, Parigi)

Nel mezzo, si assiste a una maturazione dell’artista avvenuta per esperienze risolutamente anaccademiche. Per intenderci, l’assiduità con cui Modigliani si dedicò alla scultura (tra il 1909 e il 1914 sarà la sua attività pressoché esclusiva, in mostra in una sala dedicata) spiega gli esiti della pittura: approfondito il rilievo figurativo a taglio diretto, infatti, l’artista giunge a dipingere – con colori pietrosi e terrosi mutuati dalla paletta di Paul Cézanne – figure essenziali, mirabilmente stagliate. Anche la soluzione di rendere i volti come maschere, gli occhi cavi a trasalire lo sfondo, si può ben intendere come un portato della radice scultorea di tale pittura, segnalando al contempo la consapevolezza culturale di un autore capace di tenere insieme la radice latina del termine “persona” con la nuova psicoanalisi.

Amedeo Modigliani - Testa rossa (1915, olio su cartone cm 54x42. Centre Pompidou, Parigi)

Amedeo Modigliani – Testa rossa (1915, olio su cartone cm 54×42. Centre Pompidou, Parigi)

Modigliani, in effetti, si tenne ben lontano dalla chiassosa estroversione movimentista – userà toni sprezzanti tanto per il Cubismo che per il Futurismo – proprio per concentrarsi su uno studio dell’individuo di straordinaria intensità. Un’intensità, va aggiunto, balenante alle volte almeno anche negli artisti di cui Modigliani fu amico (si veda, per tutti, Chaïm Soutine), esponenti di quella Scuola di Parigiin cui le comuni radici ebraiche dei suoi protagonisti furono, per protettivo paradosso, tra i legami profondi di una comunità di deracinés che nella mostra pisana viene delineata con attenta misura.

Luca Arnaudo

Pisa // fino al 15 febbraio 2015
Amedeo Modigliani et ses amis
a cura di Jean-Michel Bouhours
PALAZZO BLU
Lungarno Gambacorti 9
050 2204650
www.modiglianipisa.it 

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/38635/amedeo-modigliani/

 

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Luca Arnaudo

Luca Arnaudo è nato a Cuneo nel 1974, vive a Roma. Ha curato mostre presso istituzioni pubbliche e gallerie private, in Italia e all'estero; da critico d'arte è molto fedele ad Artribune, da scrittore frequenta forme risolutamente poco commerciali, come…

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