L’essenza di Gianni Caravaggio. A Gallarate

MA*GA, Gallarate – fino all’11 gennaio 2015. In collaborazione e contemporaneamente al Musée d’Art Moderne et Contemporain di Saint-Etienne, una retrospettiva di Gianni Caravaggio. Per sottolineare l’importanza della ricerca artistica dell’artista. Per una volta, italiano.

Gianni Caravaggio. Sotto la superificie, la verità della concretezza (Alpi), dettaglio, 2012. Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte contemporanea Torre Pellice

Finalmente solo: è l’invito allo spettatore di Gianni Caravaggio (Rocca San Giovanni, 1968). Dopo un grande respiro, liberati dalle invadenze quotidiane di forme e contenuti, in solitudine finalmente si cerca una dimensione intima con l’opera d’arte. Trenta opere intrecciano materiali classici dell’arte a quelli della quotidianità. Creazione e distruzione riecheggiano nello spazio tra universi, molecole, esplosioni e lenticchie.
L’accumulo di opere al primo piano va inteso come un’unica installazione. Due le opere centrali: Giovane Universo (2014) e Testimone di uno Spazio Antico (2011). La prima è un insieme di piccole sfere in marmo delle stesse dimensioni della mano dell’artista. La seconda, al centro, è l’esplosione di un tempo lontano. Elementi in bronzo argentato sono legati tra loro da una corda a raggiera, i cui raggi si avviluppano ad altri lavori. L’intera esposizione ruota attorno a questi due universi. Si tratta di atto demiurgico: non solo atto creativo artistico ma anche creazione dello spettatore.

Gianni Caravaggio, Via della luce mia (la verità), 2008,  Courtesy Collezione Maramotti Reggio Emilia
Gianni Caravaggio, Via della luce mia (la verità), 2008, Courtesy Collezione Maramotti Reggio Emilia

Indagini sullo spazio cosmico. Universo negativo (2003): su un grosso pezzo di polistirolo, lenticchie nere sono i negativi delle stelle. Lo stupore è nuovo ogni giorno (2008) richiama la nota frase di Eraclito: “Il sole è nuovo ogni giorno”.  Il borotalco passato sulla superficie bucherellata d’alluminio disegna costellazioni.
Immagine seme (2010), punto focale della sua ricerca. L’artista ha rimosso con carta vetrata l’intonaco, lasciandolo cadere sul marmo nero. L’atto non è mostrato, si attua nell’immaginazione dello spettatore. Le “immagini seme” sono immagini già preesistenti in noi in modo latente. L’atto demiurgico si concretizza nell’osservazione dell’opera: rievochiamo l’azione performativa osservando l’opera. Caravaggio pensa a e con lo spettatore. Con l’immaginazione l’atto artistico corrisponde al processo della fruizione.

Gianni Caravaggio. Sotto la superificie, la verità della concretezza (Alpi), dettaglio, 2012. Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte contemporanea Torre Pellice
Gianni Caravaggio. Sotto la superificie, la verità della concretezza (Alpi), dettaglio, 2012. Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte contemporanea Torre Pellice

Allontanandosi da questo spazio che riunisce un’indagine ponderata, alcune opere sono disposte tra la collezione permanente del museo. Al piano superiore Cosmicomica (2006), volutamente tra due Concetti Spaziali di Lucio Fontana: un piccolo blocco di marmo è adagiato al pavimento. Lenticchie rosse sono state posate sugli angoli smussati, la gravità ha casualmente deciso quali sarebbero rimaste appoggiate.
Nominare queste opere le toglie dall’anonimato della loro forma, veicolo di convenzione, portandole alla concretezza di senso. Diventa un’occasione perduta l’assenza delle didascalie. Sulla mappa dello spazio difficoltosamente le ritroviamo, ma ciò ci spinge a distogliere lo sguardo e ad abbandonare il nostro atto demiurgico.

Giorgia Quadri

Gallarate // fino all’11 gennaio 2015
Gianni Caravaggio – Finalmente solo
a cura di Emma Zanella e Lorand Hegyi
Catalogo Silvana Editoriale
MA*GA MUSEUM
Via De Magri 1
0331 706011
[email protected]
www.museomaga.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/39539/gianni-caravaggio-finalmente-solo-enfin-seule/

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Giorgia Quadri
Giorgia Quadri (Varese, 1991), cresciuta inizialmente tra pianure piacentine, terre di coppa, agricoltori arricchititi e piantagioni di pomodori. In seguito trapiantata negli Stati Uniti dove ha frequentato la primary school, la first, second and third grade, ha avuto una sorella, un cane, una casa con giardino che però aveva le persiane azzurre incollate al muro. A nove anni torna a Luino, concludendo l’infanzia e facendosi travolgere dall’adolescenza. Sceglie di iscriversi all’Università di Pisa, dove si laurea in Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione con una tesi di ricerca sulla Videoteca Giaccari di Varese. Ritorna dunque nelle Prealpi per catalogare, archiviare e organizzare le manifestazioni celebrative dalla suddetta. Il tirocinio si trasforma in una collaborazione che continua tuttora comportando allestimenti vari (Genova, Ginevra). Attualmente è iscritta al biennio specialistico in Visual Cultures e Pratiche Curatoriali presso l’Accademia di Brera di Milano.