La denuncia sociale in bianco e nero. Walker Evans a Berlino

Martin-Gropius-Bau, Berlino – fino al 9 novembre 2014. Organizzata dal Berliner Festspiele, la retrospettiva dedicata a Walker Evans ripercorre la vita intera dell’artista americano. In mostra quasi duecento foto scattate tra il 1928 e il 1974, molte delle quali provengono dalla collezione privata di Clark and Joan Worswick.

Walker Evans, Girl In French Quarter, New Orleans 1935 © Walker Evans Archive, The Metropolitan Museum of Art

Walker Evans (St. Louis, 1903 – New Haven, 1975), uno dei più grandi fotografi del XX secolo, è caratterizzato da uno stile documentaristico inconfondibile: è infatti conosciuto soprattutto per aver immortalato la crisi economica americana, dove il suo occhio colse aspetti intimi della società e li immortalò in scatti eterni.
La sua attività di fotografo si dipana nell’arco di cinquant’anni; l’interesse per l’aspetto sociale della sua ricerca si trova in tutta la sua carriera, come nel reportage su Cuba (1933), in cui fotografa la rivolta popolare contro il direttore Machado, donando al mondo un unicumdi eccezionale importanza storica.
L’artista accettò anche lavori commissionati dal Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti. Oggetto del lavoro: ritrarre la Grande Depressione del 1935-36 e, nello specifico, una comunità di minatori disoccupati in West Virginia. Così lo sguardo attento di Evans si spostò su una realtà diversa da quella cittadina ed ebbe modo di comprendere più profondamente lo stato d’animo del suo Paese. Anche la collaborazione con James Agee ebbe risvolti sociali, infatti portò alla pubblicazione del libro fotografico Let us now praise famous men (1941), risultato di un viaggio nella remota povertà rurale del sud degli States.
Ma la sensibilità di Evans non è solo mero reperimento storiografico di un Paese in crisi, la sua abilità di fotografo si trova nel cogliere dov’è quel sentimento di crisi. Questo lo si capisce in particolare guardando le sue fotografie di architettura, dove le linee delle case e dei fili dei piloni tendono a un infinito melanconico.
La forza espressiva dei suoi scatti è tutta racchiusa in questa retrospettiva, dove sono esposti i lavori degli anni decisivi dell’America, anni in cui si cercava un avvenire mentre si era in divenire.

Walker Evans, Façade of House with Large Numbers, Denver, Colorado, 1967.Clark and Joan Worswick © Walker Evans Archive, The Metropolitan Museum of Art
Walker Evans, Façade of House with Large Numbers, Denver, Colorado, 1967.Clark and Joan Worswick © Walker Evans Archive, The Metropolitan Museum of Art

Walker Evans fotografò soggetti differenti e lo dimostrano alcuni scatti presenti in mostra come quelli d’interesse botanico, o quelli riguardanti la scultura africana e alcuni cicli pittorici di Tahiti. Il suo estro si rivela maggiormente nei temi sociali, quindi nei ritratti di famiglie contadine, case abbandonate e fabbriche, testimonianza ancora una volta di quel paese che amava e che vedeva sgretolarsi nella povertà e nella miseria.
Per Evans ciò che conta nella fotografia è la condizione umana, l’architettura come metafora dell’altrove, ma soprattutto la quotidianità: questi sono i soggetti al centro della ricerca del fotografo nato a Saint Louis. A cavallo tra gli Anni Trenta e Quaranta, Walker Evans cominciò infatti a fotografare i passeggeri della metropolitana di New York. La ricerca della spontaneità del volto mirava a prendere i soggetti alla sprovvista in modo da catturare emozioni vere e autentiche.
Allestita con un’elegante sobrietà, la ricca esposizione di Berlino esalta la fotografia che indaga sull’uomo della crisi per dimostrare che la vita continua anche nei momenti bui e difficili.

Silvia Neri

Berlino // fino al 9 novembre 2014
Walker Evans – A Life’s Work
MARTIN-GROPIUS-BAU
Niederkirchnerstrasse 7
+49 (0)30 254860
www.gropiusbau.de

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Silvia Neri
Silvia Neri nasce a Vicenza nel 1985. Si laurea nel 2010 in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Padova con una tesi in Storia dell'Arte contemporanea su Cremaster 3 di Matthew Barney. Nel 2008/2009 collabora con il Centro Nazionale di Fotografia di Padova. Scrive dal 2010 per la rivista AreaArte e collabora con artisti per la realizzazione di video e cortometraggi e allestimento di esposizioni d'arte. Vive a Parigi dove studia Art Contemporain et Nouveaux Medias a un master recherche all'Université di Paris 8 e collabora con la Galerie Bernard Bouche.