Il ritorno al quotidiano. Erica Mahinay e la materia narrante

Galleria T293, Napoli – fino al 30 gennaio 2015. Con “Sunbathing in the Shadow of the Volcano”, la giovane statunitense Erica Mahinay sospende il mondo per alcuni istanti. Utilizzando la sabbia di Napoli…

Erica Minahy - Sunbathing in the Shadow of the Volcano - veduta della mostra presso T293, Napoli 2014

Sunbathing in the Shadow of the Volcanodi Erica Mahinay (classe 1986) è una geografia onirica del mondo della materia, delle sue forme e dei suoi colori. Recuperando materiali e tecniche dalla tradizione, come l’arte del cucire e l’uso di antichi tessuti, l’americana crea nuovi spazi di narrazione. La manualità diviene condizione necessaria affinché l’artista possa divenire altro da sé e trasformare la realtà. Le sue produzioni multiformi, tele dalla superficie translucida e sculture dall’esistenza precaria, costituiscono un alfabeto di materie e tecniche che nella normalità dell’esecuzione divengono puro ritmo. Esplorando le possibilità narrative della pittura contemporanea, come nella serie Thin Skins, o giocando con il ruolo decorativo della scultura, come in Sand Slums (oggetti ludici realizzati con la sabbia vulcanica, chiaro rimando alla permanenza partenopea), l’artista traccia un percorso che conduce alla ridefinizione soggettiva della realtà.

Francesca Blandino

Napoli // fino al 30 gennaio 2015
Erica Minahy – Sunbathing in the Shadow of the Volcano
T293
Via dei Tribunali 293
081 295882
[email protected]
www.t293.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/38681/erica-mahinay-sunbathing-in-the-shadow-of-the-volcano/

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Francesca Blandino
Francesca Blandino nasce a Benevento nel 1986. Specializzata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università Suor Orsola Benicasa di Napoli, sviluppa un forte interesse per le pratiche artistiche rivolte al sociale. Nel 2012 frequenta il Master in Curatore Museale e di Eventi Performativi presso lo IED (Istituto Europeo del Design) di Roma, per approfondire le dinamiche curatoriali legate all’arte contemporanea e definire meglio la sua ricerca, intenta a scovare e creare quei piccoli mondi possibili in cui il cambiamento del sistema attuale delle cose può essere sovvertito, in quanto “l’opera d’arte rappresenta un interstizio sociale” (N. Bourriaud), uno spazio libero aperto verso possibilità altre. Attualmente lavora presso la Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch di Napoli.