Per un museo della polvere. Gian Maria Tosatti a Salerno

Museo Archeologico Provinciale, Salerno – fino al 10 ottobre 2014. Polvere, semplicemente polvere. È quella che Gian Maria Tosatti ha portato dalla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano (location per la prima tappa delle “Sette stagioni dello spirito”) a Salerno. In una teca che rimanda alla Seconda guerra mondiale…

Gian Maria Tosatti, La mia parte nella seconda guerra mondiale, 2014
Gian Maria Tosatti, La mia parte nella seconda guerra mondiale, 2014

La mia parte nella seconda guerra mondiale (2014) di Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) è una teca in plexiglas piena a metà di polvere. La cornice della teca è in ferro; la base, di legno dorato, è realizzata da un artigiano napoletano. L’opera, realizzata nell’ambito della rassegna Tempo Imperfetto. Sguardi presenti sul Museo Archeologico Provinciale di Salerno a cura di Antonello Tolve e Stefania Zuliani, intrattiene con il concetto di archeologia un rapporto complesso.
Normalmente, la polvere è il residuo: ciò che rimane – per essere buttato via – dall’operazione di scavo e di recupero. Ciò che non viene riscattato, per definizione, ma identificato con lo sporco, con ciò che va rimosso. La polvere è il rimosso: è la sedimentazione del tempo che preferiamo non vedere, è ciò che si accumula sugli oggetti e negli spazi fisici ma anche sui ricordi e nella memoria (gli spazi psichici), l’accumulazione di quello che non vogliamo vedere e richiamare.

Gian Maria Tosatti, La mia parte nella seconda guerra mondiale, 2014
Gian Maria Tosatti, La mia parte nella seconda guerra mondiale, 2014

Tosatti si concentra proprio su questo elemento: fare archeologia con quello che normalmente rimane fuori, far riemergere il sommerso e il sottaciuto, portare alla luce la polvere che si nasconde negli angoli e negli interstizi. Questa polvere, in particolare, proviene dalla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano sede de La peste, prima tappa del progetto napoletano Sette stagioni dello Spirito: la chiesa, nel centro antico della città, è chiusa dalla Seconda guerra mondiale. La polvere raccolta nella teca è la traccia, dunque, di un conflitto che non ha quasi nulla a che vedere con quello consegnato alla Storia, e che non viene ricordato perché è la sostanza del mondo attuale, della realtà storica in cui siamo cresciuti.
La polvere degli ultimi settanta, cinquanta, trent’anni è la nostra vita; e, in definitiva, per quanto rifiutiamo di considerare questo aspetto, la polvere siamo noi.

Christian Caliandro

Salerno // fino al 10 ottobre 2014
Gian Maria Tosatti – La mia parte nella seconda guerra mondiale
a cura di Antonello Tolve e Stefania Zuliani 
MUSEO ARCHEOLOGICO PROVINCIALE
Via San Benedetto 28
089 231135
[email protected] 
www.museoarcheologicosalerno.it

 

 

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • C’era bisogno di una teca preziosa per dire qualcosa che già sapevamo dalla Bibbia in poi? Apritela e sniffatela forse si riuscirà ad ottenere qualcosa di + ( e non lo dico scherzando)

    • Mario

      È un’opera del ’73 giusto? Ditemi di sì.

      • Luca Rossi

        :) in quel museo Tosatti poteva mettere quello che voleva. L’opera è formata di una materia fatta di luoghi e pubbliche relazioni.

  • Buongiorno, stimo Gian Maria Tosatti, le sue installazioni site e time specific, il suo modo di abitare i luoghi, lavorare sul concetto di “traduzione”, il “dimenticare a memoria” disertando le certezze per entrare in confidenza con il labile, l’incerto, la documentazione e la sua archiviazione attraverso materiali effimeri. Condivido la sua vittoria al Talent 2014 che merita per la sua ricerca e la sua poetica innervate in opere potenti. Il contemporaneo porta però formalmente a tanti “falsi identici”, ne è piena la storia dell’arte e il processo e l’intenzione differente rendono opere simili distanti. Comunque si parla pur sempre di arte visiva e questa teca ricorda formalmente, moltissimo, il lavoro di una brava e matura artista che seguo dal 2007, Maria Elisabetta Novello (Vicenza 1974) che lavora con cenere, polvere, carbone. Una prima mostra insieme il collaterale della Biennale di Venezia 2009, “Sant’Elena – la seduzione nel segno”, con Richard Nonas, e poi tanto altro. Sono consapevole della reazione a catena di questa mia, ma Tosatti resta un interessante artista e la storia, con la sua necessaria cronologia scientifica, resta la storia. Buon lavoro, Martina Cavallarin

  • Maria Elisabetta Novello

    Grazie Martina Cavallarin per le tue parole, lavoriamo insieme da molto tempo e come sai condivido la stima per Gian Maria Tosatti. Anzi,
    Gian Maria Tosatti, io a brevissimo dovrei essere a Salerno e nei limiti della tua disponibilità di tempo sarebbe bello poterti incontrare e così poter e innestare un dialogo sulla nostra rispettiva ricerca.

  • Luca Rossi

    Ho avuto modo di apprezzare quest’opera di Tosatti, perché consapevole (lo si capisce dal contesto e dal titolo). Ma siamo sempre in un archeologia del passato, ad un clima malinconico e ripiegato. Non mi interessa la polvere al museo ma la polvere sul mio schermo. Rimando al primo post di Whitehouse.

    Rilevo ancora un trattamento preferenziale di Artribune verso Tosatti. Troppe PR ammosciano artista e critico.

    • giorgio

      a leggere questa rivista sembra che in Italia esistano solo tre artisti… fra un po ci faranno l’articolo di Tosatti che va a fare pipì..

  • luca rossi

    L’arte contemporanea e il giovane artista vivono evidentemente uno scollamento e un rimosso verso il presente. E gli addetti ai lavori come il museo proteggono questo rimosso e questo scollamento. Le prime vittime sono gli stessi artisti. E i musei in italia chiudono non a caso. Invitatemi a parlarne nei vostri talk show :)

  • Un museo della polvere si questa eccellenza c’è l’abbiamo solo al sud polvere d’oro , d’argento, di bronzo , di marmo , chiusa in contenitori realizzati da artisti e Design che opere che idee io vado e voi ?
    E ciuf io mi sono preso un allergia

  • Max

    Perchè legittimare un lavoro che non solo sa di vecchio ma che in più è assolutamente uguale a quello di mille altri artisti che si crogiolano nell’archeologia del passato (per usare un lessico caro al Rossi nazionale)?! E la Cavallarin che quasi in punta di piedi sussurra il plagio……beh piuttosto andrebbe urlato, ma non contro il povero Tosatti, quanto contro un sistema che è sommamente più aleatorio della finanza internazionale tanta cara alla nostra contemporaneitá

    • Luca Rossi

      Giusto Max, la cosa che gli artisti per primi NON CAPISCONO è che sono loro le prime vittime. Purtroppo la vanità, il sapore di una piccola fama, l’egocentrismo dell’artista, sono irrefrenabili…