Olgiati. Una collezione da museo a Lugano

Spazio -1, Lugano – fino al 7 dicembre 2014. Terza edizione per l’esposizione della raccolta Olgiati. Con novità di Kapoor, Fabro, Raysse. E una mostra nella mostra tutta al femminile: da Accardi a Whiteread e Trouvé.

Alighiero Boetti, Mappa, 1984
Alighiero Boetti, Mappa, 1984

Nel 2012 i coniugi Giancarlo e Danna Olgiati hanno dato in deposito un vasto gruppo di opere al LAC, il nuovo museo di Lugano che aprirà nel 2015. Da allora lo Spazio -1 presenta un estratto della loro collezione in una mostra che si arricchisce ogni anno.
La terza edizione presenta novità significative: un quadro-scultura di Anish Kapoor del 1982 (i cui pigmenti sono messi a confronto con quelli di due opere di Yves Klein), un Nido in marmo di Luciano Fabro (che sostituisce l’opera andata distrutta durante l’inaugurazione del precedente allestimento), opere di Martial Raysse, un ironico Maiale di Not Vital, una scultura di Emilio Vedova che si affianca ai dipinti già esposti.
Ma la novità principale è una “mostra nella mostra”, intitolata Pink: la parte centrale dello spazio è infatti dedicata all’arte al femminile, a partire da uno splendido nucleo di lavori di Carla Accardi (esposto come omaggio all’artista recentemente scomparsa). E poi, tra le altre, Kerstin Brätsch, che dialoga direttamente con la Accardi, Tatiana Trouvé con una scultura e un dipinto, Pamela Rosenkranz con i suoi quadri “raggrinziti”, le acutissime riflessioni sull’astrazione di R.H. Quaytman, Rachel Whiteread, una Nana di Niki de Saint Phalle (proprio in questo momento celebrata da una grande antologica al Pompidou), foto e sculture di Roni Horn, quattro delle foto concettuali di Shannon Ebner, che indagano con approccio quasi filosofico il confine tra parola e immagine. Quanto di più lontano da un ghetto che pretende di identificare una (inesistente) essenza dell’arte femminile, piuttosto un campionario aggiornato di pratiche sperimentali e radicali.

Anish Kapoor, 1000 Names, 1982
Anish Kapoor, 1000 Names, 1982

Il tutto si aggiunge alle sezioni sul Futurismo, sull’Arte Povera, sul Nouveau Réalisme, e a opere di pregio di contemporanei come Danh Vo, Wade Guyton, Kelley Walker, Anthony Gormley, Wolfgang Tillmans, Gabriel Orozco, Christian Boltanski, Ilya e Emilia Kabakov, Rudolf Stingel, Tim Rollins, Wolfgang Laib...
Una selezione da non perdere, valorizzata da un allestimento che mette in evidenza le corrispondenze tra opere di epoche diverse. Ma attenzione agli orari di apertura: si visita solo dal venerdì alla domenica.

Stefano Castelli

Lugano // fino al 7 dicembre 2014
Collezione Olgiati. Pink / Arte delle avanguardie del XX e XXI secolo
SPAZIO -1
Riva Caccia 1
+41 (0)58 8667214
[email protected]
www.collezioneolgiati.ch

 

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.