Naufragar m’è dolce… nella rete di Chiharu Shiota

Tenuta dello Scompiglio, Lucca – fino al 12 ottobre 2014. Un’allieva di Marina Abramovic trasforma la rete in quello che è: un intrico di nodi. Dove perdersi nella metafora è più facile di quel che sembra.

Chiharu Shiota, A Long Day, Tenuta Dello Scompiglio 2014 ©Photo Guido Mencari
Chiharu Shiota, A Long Day, Tenuta Dello Scompiglio 2014 ©Photo Guido Mencari

Indossiamo la realtà come un tessuto: un capillare intreccio di sottilissime trame e orditi, tesi a incastrarsi perfettamente le une con gli altri, (in)seguendo l’intricato telaio delle nostre esistenze. Ma se questo impeccabile meccanismo si inceppasse? Troppo facile, allora, restarne intrappolati. Talmente facile da rischiare di passare sotto silenzio. Non per Chiharu Shiota (Osaka, 1972): da sempre, nel suo lavoro è proprio il nodo infatti a divenire il fulcro di un percorso creativo che suggerisce movimento con l’implicita potenza dell’errore; perché la verità non esiste e la vita, per come la immaginiamo, non è altro che un’arbitraria e artificiale rete di illusioni da cui ci lasciamo quotidianamente imbrigliare.
Un silente dinamismo installativo, quella danza che spesso si perde nella staticità dell’opera finita, collima così in un’autentica esperienza fisica, laddove lo spazio entra a far parte dell’immagine, inscenando immagini che cristallizzano ricordi altrimenti dimenticati: è la dimensione tangibile della memoria che incombe, in tutta la sua imponente fierezza.

Chiharu Shiota, A Long Day, Tenuta Dello Scompiglio 2014 ©Photo Guido Mencari
Chiharu Shiota, A Long Day, Tenuta Dello Scompiglio 2014 ©Photo Guido Mencari

Concepita ad hoc per la Tenuta Dello Scompiglio, A Long Day mostra un ambiente domestico, composto da una sedia e una scrivania cosparsa di fogli come sollevati da una folata di vento, inglobato da un fitto bozzolo tridimensionale di tanti fili di lana nera, entro al quale tutto rimane incredibilmente sospeso. Sovrapponendosi fra pubblico e oggetto,  occultano ciò che è posto nel centro, tramutandolo in immagine fissa, che perde il suo processo vitale. Con i fili, ma quelli della memoria, l’artista trasforma così un etereo sentiero mentale in corporea figura visiva. Si attiva dunque una sorta di cortocircuito, che innesca il sorgere di un’allusiva narrazione dell’assenza: è davvero lei che ricorda? Di chi è il ricordo? Ciò che si concretizza è un’immagine che ognuno può leggere liberamente, utilizzando come meglio crede gli strumenti del proprio bagaglio culturale. Ma non è mai del tutto esplicita la sfera da cui l’artista trae spunto: è come un giardino nascosto da cui sceglie volta per volta di attingere un suo riparato pertugio personale che rimane sempre segretamente un po’ esclusivo.
A Long Day è un’installazione maestosa che tuttavia, nonostante la vastità, si consegna candida e delicata, trasmettendo un profondo senso di leggerezza e protezione. Sono tavoli, sedie e fogli bianchi. Ma soprattutto corpi. Perché, per cambiare la pelle, non si può prescindere dal cambiare anche il tessuto.

Sarah Venturini

Lucca // fino al 12 ottobre 2014
Chiharu Shiota – A Long Day
a cura di Franziska Nori
TENUTA DELLO SCOMPIGLIO
Via di Vorno 67
0583 971475 / 0583 971125
info.ac@delloscompiglio.org
www.delloscompiglio.org