Il buco nero di Christine Rebet. Nella neonata AlbumArte

AlbumArte, Roma – fino al 13 dicembre 2014. Il processo demiurgico all’incontrario: dalla forma all’anima (materica) delle cose. Il tutto attraverso un processo di fusione inverso. I gioielli di Christine Rebet in mostra nella neonata associazione capitolina.

La chiave è nella scultura al centro della saletta. Una colata nera che sfida la gravità, una fusione al contrario che, invece di creare gli oggetti, conduce alla loro spoglia e frastagliata essenza. Un buco nero. Meltingsun alla galleria AlbumArte di Roma è la fonderia di Christine Rebet (Lione, 1971). Ma invece di plasmare dalla materia monili scintillanti come ne ha visti tanti alla Mellerio dits Meller, l’artista segue il percorso inverso: opere che rappresentano l’anima (coloratissima) della realtà esteriore. All’ingresso quanto di più quotidiano, dal pettine all’orologio, ma in forma di calco. Come ci si volta, tra fiamme rosse a terra, armature appese al campo di battaglia del demiurgo. Ma anche disegni statici e itineranti perché portati in dono al vernissage da performer. In sottofondo, i rumori sordi della fonderia, appunto. Tra Arte Povera e Surrealismo, il sole dei gioielli si è sciolto nel buco nero.

Marco DEgidio

Roma // fino al 13 dicembre 2014
Christine Rebet – Meltingsun
a cura di Maria Rosa Sossai e Francesco Urbano Ragazzi
ALBUMARTE
Via Flaminia 122
06 3227802
[email protected]

 

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Marco D'Egidio
Ingegnere civile con la passione dell'arte e del cinema, scrive recensioni per Artribune da quando la rivista è stata fondata. Nel frattempo, ha recensito anche per Giudizio Universale e pubblicato qualche editoriale sul sito T-Mag. Sempre a tempo perso, tiene un blog sull'Huffington Post, dove segue i temi dell'attualità politica (ma pure dell'attualità in generale). Nato a Cremona nel 1984, vive e lavora a Roma. Quando può, viaggia.