Cecily Brown, pittrice figurale a Torino

GAM, Torino – fino al 1° febbraio 2015. Prima retrospettiva per Cecily Brown, con una mostra fra le più importanti realizzate in Europa. La pittura torna protagonista nei sotterranei del museo torinese, mentre un paio di piani sopra c’è Roy Lichtenstein.

Iniziava undici anni fa la fortuna espositiva di Cecily Brown (Londra, 1969) nei musei europei. Nel 2003, infatti, Danilo Eccher – allora direttore del Macro – curava la sua prima mostra in un’istituzione del Vecchio Continente, raccogliendo opere prodotte nell’ultimo lustro. L’anno seguente era la volta dei Reina Sofía di Madrid: con la curatela di Enrique Juncosa, gli spagnoli scoprivano la pittura carnosa e carnale della londinese grazie a lavori del 2003-2004. Da allora le occasioni si sono moltiplicate, ma spetta ancora all’Italia e a Eccher il merito di aver costruito una retrospettiva, con opere su tela o lino che risalgono fino al 1999, insieme a un ampio corpus di lavori su carta (guazzi, acquerelli, inchiostri) e pure a un piccolo nucleo di monotipi prodotti dalla Two Palms Press di New York.
I riferimenti della Brown, le visioni di cui si è nutrita sono molti: Eccher, nel 2003 e nel 2014, ne ha individuati parecchi, da Constable a de Kooning, da Lucian Freud a Francis Bacon, da El Greco a Velázquez a Vuillard. Ognuno di essi riecheggia per l’incarnato e la composizione, il trattamento della figura e la costruzione del setting… Ed è ancora Eccher che a ragione cita un “accelerato gioco ‘gestaltico’, [dove] sfondo e immagine si alternano e si confondono”, che è poi ciò che accade in certi studi d’après van Gogh di Bacon, per fare un solo esempio.

Cecily Brown - Jungle Treatment, 2013-2014 olio su lino, 276,9 × 434,3 cm Courtesy dell’artista e Gagosian Gallery Immagine © Cecily Brown. Courtesy Gagosian Gallery Foto Robert McKeever

Cecily Brown – Jungle Treatment, 2013-2014, olio su lino, 276,9 × 434,3 cm
Courtesy dell’artista e Gagosian Gallery. Immagine © Cecily Brown.
Courtesy Gagosian Gallery. Foto Robert McKeever

Tale confusione ne porta con sé un’altra, ancora più importante per la storia dell’arte e della sua critica, ovvero la sollecitazione del confine che suddividerebbe figurazione e astrazione. La figura si scioglie nello sfondo, diventano tutt’uno, si fanno pura materia (espressione astratta), ma poi riemergono l’una e l’altro, e spesso sono corpi nudi, intrecciati, accalorati in un ambiente selvatico e selvaggio, dove la naturalità è priva di romanticismo, diventa animalesca e bestiale come gli uomini e le donne che la abitano.
Ed è qui che si potrebbe fare appello a un altro riferimento, più filosofico, quello al figurale come lo intese Lyotard. Nella fattispecie: la pittura di Cecily Brown non va fenomenologicamente alle cose stesse, non opera alcuna riduzione (sia essa in senso figurativo o astratto), bensì lavora sui campi della forma e della forza in maniera immediata, mettendo in dissidio questi due vettori e facendoli deflagrare in maniera controllata, arrestandone l’implosione a un passo dal baratro. Ma lasciandone – non sempre, perché non tutti i dipinti “funzionano” perfettamente – libera l’energia, cosicché continuino a essere travagliati e lavorati dallo sguardo dello spettatore. E viene il dubbio che la battaglia prosegua anche quando nessuno li osserva.

Marco Enrico Giacomelli

Torino // fino al 1° febbraio 2015
Cecily Brown
a cura di Danilo Eccher
Catalogo Silvana Editoriale
GAM
Via Magenta 31
011 4429518
[email protected]
www.gamtorino.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/36910/cecily-brown/

 

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Marco Enrico Giacomelli

Marco Enrico Giacomelli

Giornalista professionista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris 8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et…

Scopri di più