Bramantino, l’eccentrico del Rinascimento lombardo a Lugano

Museo Cantonale, Lugano – fino all’11 gennaio 2015. Tutto l’anticonvenzionale percorso di Bramantino, dagli esordi alla svolta di inizio Cinquecento, fino ai maestosi quadri tardi. Con prestiti di grande rilievo e confronti con Bramante e Zenale, tra i tanti. Succede nella Svizzera italiana.

Bramantino, Storia di Filemone e Bauci, 1490-95 ca

A distanza di due anni dalla mostra al Castello Sforzesco di Milano, anche il Museo Cantonale di Lugano dedica una mostra a Bramantino (Bartolomeo Suardi, documentato dal 1480 al 1530). Ma si tratta di tutto fuorché di un doppione. Se la rassegna milanese si strutturava come un approfondimento mirato, basato per lo più su opere delle collezioni pubbliche del capoluogo lombardo, quella luganese è da non perdere per ampiezza, completezza e precisione nel delineare il percorso del pittore.
Con prestiti di grande rilievo da musei europei e statunitensi, la mostra del Cantonale, curata con taglio scientifico da Mauro Natale, evidenzia benissimo la natura inconsueta (per l’epoca, ma sorprendente ancora oggi) della pittura del Bramantino. E permette di apprezzare i cambiamenti anche piuttosto repentini e marcati che intervengono nel suo percorso.
Si giunge subito alla prima opera importante, la Madonna con il bambino del Museum of fine arts di Boston. La seconda sala, poi, presenta un’opera fondamentale dell’artista, il Cristo risorto del Thyssen Bornemisza, emozionante per la sua realistica umanità e per il taglio ravvicinato dell’immagine.

Bramantino, Martirio di san Sebastiano, 1501-1503 ca
Bramantino, Martirio di san Sebastiano, 1501-1503 ca

Dopo la Storia di Filemone e Bauci che arriva in prestito da Colonia e l’Adorazione dei magi della National Gallery di Londra, ecco la sorprendente svolta di inizio Cinquecento. Come evidenziano in mostra opere come la Sacra famiglia di Brera e il Compianto sul Cristo morto di Budapest, che esce per la prima volta dall’Ungheria, il disegno si semplifica, i personaggi diventano più neutri, le geometrie più nette, i toni più sfumati ed eterei. Nella Sacra famiglia la linea della veste della Madonna che taglia in diagonale il quadro è una sfida per l’occhio e assieme un “sostegno” geometrico di vertiginosa modernità; nel Compianto, la sfumatura dei volti rende l’insieme quasi allucinato, etereo e grave allo stesso tempo.
Degli anni successivi sono esposti, tra gli altri, la Fuga in Egitto, che lascia per il periodo della mostra il Santuario della Madonna del Sasso di Orselina, in Canton Ticino, e la Madonna in trono con il bambino e i santi degli Uffizi. Fino all’epilogo della mostra con il monumentale (e maestoso anche da un punto di vista pittorico) Ritrovamento di Gesù nel tempio, messo a confronto diretto con la Circoncisione di Bernardino Zenale. È solo l’ultimo dei confronti, che si aprono sin dall’inizio del percorso con l’Uomo dall’alabarda del Bramante, che giunge da Brera.

Luini, Compianto su Cristo morto, 1508 ca
Luini, Compianto su Cristo morto, 1508 ca

In occasione dell’esposizione sono stati compiuti due restauri (conservativi): sulla Fuga in Egitto di Orselina e sulla Madonna in trono degli Uffizi. E gli studi che hanno preceduto la mostra, che hanno portato anche a  nuove datazioni, saranno presentati in un convegno il 6 e 7 novembre.

Stefano Castelli

Lugano // fino all’11 gennaio 2015
Bramantino. L’arte nuova del Rinascimento lombardo
a cura di Mauro Natale
MUSEO CANTONALE
via Canova 10
+31 (0)91 8157971
[email protected]
www.museo-cantonale-arte.ch

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/36622/bramantino-larte-nuova-del-rinascimento-lombardo/

 

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.