Benvenuti nel palazzo della memoria. Quello di Joan Jonas

HangarBicocca, Milano – fino al 1° febbraio 2015. Una mostra unica per dimensioni e respiro raccoglie e ritraccia il percorso artistico di una leggenda vivente delle arti performative e della videoarte: l’americana Joan Jonas. Dai pioneristici video della fine degli Anni Sessanta al suo bellissimo cane, Ozu.

Non ci sono dubbi, Joan Jonas (New York, 1936) rappresenta un punto cardinale nel vasto atlante delle arti performative e di tutti quei linguaggi sperimentali nati sul finire degli Anni Sessanta. Di questa ricchissima e poderosa tradizione, Jonas non soltanto è protagonista e pioniera, ma anche vera e propria memoria storica attraverso il suo lavoro costantemente mostrato nelle più importanti esposizioni degli ultimi quarant’anni (la Jonas rappresenterà gli Stati Uniti alla prossima Biennale di Venezia) e come docente in prestigiose università come Ucla, Mit e Accademia di Stoccarda.
Tanto è vasto, stratificato il lavoro di una simile artista, tanto è stato proporzionato e sensibile lo sforzo organizzativo, allestitivo e curatoriale che sottende a Light Time Tales. Più che una personale dedicata a un’artista in una fondazione privata, è una vera e propria retrospettiva museale che contiene anche quel tocco unico al quale ci ha abituato il curatore Andrea Lissoni nelle molte belle mostre da lui costruite insieme agli altri artisti che si sono susseguiti nella recente storia di Hangar.
Da questo fortunato e ostinato dialogo con Joan Jonas è nato qualcosa di estremamente vitale, emotivo e al contempo rispettoso del ruolo “didattico” che una simile figura implica. In tal senso, l’allestimento – che non procede per suddivisione cronologica – incoraggia i visitatori a una presa di coscienza dello spazio simile a quella di Wind (1968), uno dei primi lavori dell’artista, dove i performer protagonisti sono liberi di girovagare, misurare, prendere le distanze e “danzare” di opera in opera, avventurandosi in questo grande palazzo della memoria di Jonas.

Joan Jonas - Light Time Tales, 2014. Installation views Fondazione HangarBicocca, Milano. Photo by Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano
Joan Jonas – Light Time Tales, 2014. Installation views Fondazione HangarBicocca, Milano. Photo by Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano

Una memoria, quella dell’artista, mai conclusa ma sempre in divenire. Così come molti dei suoi lavori che si sono sviluppati nel tempo, opere in evoluzione come After Mirage, Street Scene With Chalk e Reanimation, suggeriscono una concezione del tempo come ciclico, o almeno un’idea non-occidentale e lineare. Quando per esempio si cammina tra le parti che compongono Mirage, si ha la sensazione di un lavoro maturato nei decenni: iniziato come una performance nel 1975 presso l’Anthology Film Archives di Mekas, come riflessione di un viaggio in Idia della Jonas, Mirage è continuamente rinata in altre occasione espositive fino al 2010, includendo film, video e vari elementi scultorei.
Mai come in Light Time Tales,una mostra su Joan Jonas ha messo in evidenza questi tre elementi fondamentali della sua poetica: luce, tempo e racconto. Una triade alimentata da un afflato magico e metafisico: si è ricordato più volte il rapporto con i rituali sciamanici (che qui entrano in risonanza con Beuys ma anche con la filmmaker Maya Deren). Tali pratiche tuttavia non sono formalizzate in citazionismi e curiosità etnografiche, ma come attitudini e visioni più ampie, come la sua percezione dello spazio, che per certi versi ricorda la visione del mondo degli indiani Hopi, secondo i quali non sono le persone a muoversi nello spazio ma è lo spazio a fluire in essi.
Tutto questo appare chiarissimo nel meraviglioso My New Theater III: in the Shadow a Shadow (1999),dove il quotidiano, l’inatteso e l’animistico si fondono in un’armonia lieve e insieme profondissima. Questo film, come il nuovo Beautiful Dog (2014), oltre a rappresentare un atto d’amore dell’artista verso gli animali, mostra anche l’assoluta libertà espressiva di una grande artista che a 78 anni rinnova il linguaggio audiovisivo fissando una camera GoPro al guinzaglio del suo cane Ozu, raccontando così quel legame empatico tra l’artista e il tutto.

Riccardo Conti

Milano // fino al 1° febbraio 2015
Joan Jonas – Light Time Tales
a cura di Andrea Lissoni
HANGAR BICOCCA
Via Chiese 2
02 66111573
[email protected]
http://www.hangarbicocca.org/

 

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Riccardo Conti
Riccardo Conti (Como, 1979) è critico d’arte e free lance editor per numerose pubblicazioni nazionali ed internazionali occupandosi principalmente di cultura visiva e sperimentazione audio e video. Ha curato diverse mostre per gallerie e spazi privati ed è autore di alcuni format televisivi riguardanti arti visive e cultura contemporanea. Ha insegnato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, e tenuto seminari presso altre università ed istituzioni quali NABA, IULM, e KHIO di Oslo, attualmente insegna presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ed è docente di Visual Culture e Video Culture presso IED moda Lab. Dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.