Ancora lui. David Lynch da Bologna a Lucca

Nuovo Archivio di Stato, Lucca – fino al 9 novembre 2014. Doppio appuntamento con David Lynch in Italia. Una grande mostra alla Fondazione Mast di Bologna, e la partecipazione al Lucca Film Festival. Con una seconda mostra in una location straordinaria.

David Lynch - Lost Visions. L'indiscreto fascino dello sguardo - Nuovo Archivio di Stato, Lucca 2014

David Lynch (Missoula, 1946; vive a Los Angeles) ha segnato quest’era con alcune delle più grandi pellicole dei nostri tempi. I suoi film sono stati oggetto di studio e dell’attenzione collettiva da sempre, e per la loro densità probabilmente lo saranno ancora nel futuro e nei libri di storia. Meno conosciuto come artista in senso lato, si è presentato a Lucca in veste di fotografo con una mostra dal titolo Lost Visions. L’indiscreto fascino dello sguardo.
Lynch è stato ospite della kermesse del Lucca Film Festival, e in questa occasione ha incontrato la stampa discutendo del suo profondo interesse per la metafisica trascendentale e del suo operato artistico recente, dimostrando una grande affabilità e generosità verso i giornalisti. Interrogato in merito al suo ruolo di artista, ha preferito definirsi “pittore”, ma la sua performance fotografica lo riconferma come un visionario dell’obiettivo.
Vedere le due serie fotografiche e litografiche in bianco e nero di Small Stories e Women and Machines è come entrare per un attimo in uno dei film del cineasta americano (nato lo stesso giorno di Federico Fellini), e qui vivere un attimo congelato del suo immaginario surreale. Immagini a volte inquietanti, puntualmente oniriche e sul filo del perturbante, sono i prodotti dello sguardo analitico e pungente di Lynch, che ripercorre idealmente numerosi temi dei suoi film più famosi (ai fortunati spettatori il compito di ritrovare le analogie nascoste e ricorrenti nelle sue pellicole).

Il pregio della mostra di Lucca sta in quel plus di soggettività che in genere nel lavoro fotografico si esalta all’ennesima potenza, tanto che l’osservatore resta tra lo scosso e l’ammaliato dal fascino oscuro di questo diario visivo, profondamente dark e visceralmente bizzarro. Visioni, incubi di fronte ai quali si ha come l’impressione di leggere mentalmente uno dei racconti di Kafka. Non mancano inoltre riferimenti al grande Meliès, ma anche a Magritte e Dalí.
La serie Women and Machines si compone di sedici foto scattate nell’inverno del 2013 nell’atelier parigino Idem. Qui furono prodotte litografie persino di Picasso, Braque, Matisse e Chagall. In tal modo dunque Lynch sperimenta una continuità ideale con i grandi dell’arte, assicurando un ulteriore potere evocativo ai suoi lavori. La dimensione poetica delle atmosfere ritratte si vanta di uno stile noir in grado di risuonare perfettamente con il dramma celato nel quotidiano che il maestro descrive anche all’interno del suo linguaggio cinematografico abituale.

David Lynch al lavoro
David Lynch al lavoro

La mostra si tiene in un posto splendido, ossia nel Nuovo Archivio di Stato, appena fuori dalle meravigliose mura lucchesi, e per quanto non sia particolarmente grande, è molto ben curata e interessante anche per i non addetti ai lavori. Se da un lato il Lynch fotografo si distingue per la sua oscurità espressiva, dall’altro Lynch, personaggio carismatico e intrigante, si lascia andare con la stampa dimostrando ampia ironia e un eloquio da illuminato, soprattutto grazie alla sua esperienza personale con la meditazione appunto, che pratica da molto tempo e che sembra donargli una sorta di ieraticità spirituale, nonostante si tratti di una figura iconica del panorama dello star system internazionale.
Affascinante constatare come i significati profondi della sua opera si declinino costantemente in forme disparate, non importa quale sia l’alfabeto utilizzato, Lynch si conferma ripetutamente un campione unico di onestà intellettuale. Come non importa che l’effetto sia quello di destabilizzarci, conta solo la forza inconsueta con cui questo interprete della nostra realtà continua a irretire l’ immaginario collettivo.

Diana Di Nuzzo

Lucca // fino al 9 novembre 2014
David Lynch – Lost Visions. L’indiscreto fascino dello sguardo
a cura di Alessandro Romanini
NUOVO ARCHIVIO DI STATO
Via dei Pubblici Macelli 155
comunicazione@fondazionecarilucca.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/37362/david-lynch-lost-visions/

CONDIVIDI
Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.
  • Un bravo pittore sa fare sempre il suo mestiere basta osservare .