Un elogio del rifiuto. In mostra a Vienna

Kunsthalle, Vienna – fino al 12 ottobre 2014. Una ventina di artisti del passato e odierni sono chiamati a fornire la loro versione del “far niente”. Ispirati dal Melville di “Bartebly lo scrivano” e dal suo celeberrimo “preferirei di no”.

Sofia Hultén, Grey Area. 12 Attempts to hide in an office environment, 2001 (Videostill), © Bildrecht, Wien, 2014, Courtesy the artist and Konrad Fischer Galerie Düsseldorf / Berlin
Sofia Hultén, Grey Area. 12 Attempts to hide in an office environment, 2001 (Videostill), © Bildrecht, Wien, 2014, Courtesy the artist and Konrad Fischer Galerie Düsseldorf / Berlin

Sotto la bandiera del grande Melville di Bartleby lo scrivano e del keyword del romanzo, “I WOULD PREFER NOT” – inno al rifiuto, al separatismo dalla vita attiva, alla chiusura nell’osservazione delle cose e nella negazione del fare – va in scena a Vienna la mostra intitolata New ways of doing nothing.
Gli artisti esposti esprimono in maniera originale il tema e ne sviluppano più aspetti. Di Robert Breer, decano del cinema sperimentale, si presenta un quadro in movimento, metafora evidente di quel riquadro-cinema su cui ha sperimentato per anni e che ora si muove azionato meccanicamente, schermo-cinema tutto bianco su cui possiamo proiettare i nostri film interiori, movimento in movimento. Opponendosi all’invasione delle “cose” e all’infobesità che minaccia il sistema dell’informazione, Sofia Hultén in Grey Area. Dodici tentativi di nascondersi in un ufficio utilizza con immobile serietà le strategie di rifiuto del lavoro razionalizzato mimetizzandosi negli spazi rarefatti di uno studio, travestendosi da pianta in vaso o da cumulo di carta stampata.
Etienne Chambaud in Disclaimer ripresenta in neon la frase di Bartleby con un’aggiunta complice: “I WOULD PREFER NOT, TOO”. Nel video I am sorry il polacco Oskar Dawicki (vistosamente vestito con una giacca di lustrini da showman) piange e si lamenta e si scusa con il pubblico per la pessima qualità della sua mostra (peraltro invisibile) mentre un lightbox di Gardar Eide Einarsson consiglia: “Whatever you say, say nothingIn Taxi, on the Phone, in Clubs and Bars, At Football Matches, At Home with friends”.

Sofia Hultén, Grey Area. 12 Attempts to hide in an office environment, 2001 (Videostill), © Bildrecht, Wien, 2014, Courtesy the artist and Konrad Fischer Galerie Düsseldorf / Berlin
Sofia Hultén, Grey Area. 12 Attempts to hide in an office environment, 2001 (Videostill), © Bildrecht, Wien, 2014, Courtesy the artist and Konrad Fischer Galerie Düsseldorf / Berlin

Si distacca dagli spazi formalizzati Karl Holmqvist creando un’anti-struttura attraversabile da ogni punto, superato però nello svuotamento dell’azione dai Claire Fontaine che espongono semplicemente il testo di Melville coperto da un libro con saggi di Giorgio Agamben. Superati ancora da una poesia-diario di Natalie Czech che dichiara dopo alcune pagine di varianti: “Today I wrote nothing. / Doesnt’matter”.
La perdita di presa sulla realtà delle varie opere è simile alla perdita di supporto di un naufrago che abbandona la presa sul salvagente, ma contemporaneamente suggerisce il senso passivo-attivo del tuffatore che si lancia nel vuoto.
Con lo scrittore George Perec e con il bellissimo lungometraggio realizzato nel 1974 con Bernard Queysanne, Un homme qui dort, si ricomincia a analizzare compiutamente l’assenza di senso, il gioco concettuale, il tuffo nel vuoto di un giovane intellettuale che gradualmente sospende tutte le attività per concentrarsi sull’analisi della realtà visibile.

In un momento di estrema tensione internazionale, fra un Medio Oriente grondante  sangue e tamburi di guerra che rullano anche in Europa, una mostra di intelligente Metafisica/Neoconcettuale come questa è meravigliosamente fuori luogo e fuori tempo, e perciò doppiamente interessante.

Lorenzo Taiuti

Vienna // fino al 12 ottobre 2014
New ways of doing nothing
a cura di Vanessa Joan Müller e Cristina Ricupero
artisti: Robert Breer, Alejandro Cesarco, Etienne Chambaud, Natalie Czech, Oskar Dawicki, Edith Dekyndt, Mathias Delplanque, Heinrich Dunst, Gardar Eide Einarsson, Marina Faust, Claire Fontaine, Ryan Gander, Lasse Schmidt Hansen, Julia Hohenwarter, Karl Holmqvist, Sofia Hultén, Jiri Kovanda, Rivane Neuenschwander, George Perec/Bernard Queysanne, Superflex, Mario Garcia Torres
KUNSTHALLE MUSEUMSQUARTIER
Museumplatz 1
www.kunsthallewien.at

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).
  • Che arte si questa e arte con l’A maiuscola mi piace , non è bello ciò che bello ma ciò che piace si