Pippo Delbono, l’artista visivo. In una mostra-installazione alla Maison Rouge di Parigi

Per esprimere un concetto, una sensazione o un ricordo, a volte le forme artistiche “classiche” non sono sufficienti. Anche i linguaggi che si è soliti usare si rivelano inadatti e bisogna Maison Rouge, Parigi – fino al 21 settembre 2014. L’attore, autore e regista Pippo Delbono ha scelto la capitale francese per esporre l

Pippo Delbono a Palermo © photo Marc Domage

Per esprimere un concetto, una sensazione o un ricordo, a volte le forme artistiche “classiche” non sono sufficienti. Anche i linguaggi che si è soliti usare si rivelano inadatti e bisogna tentare qualcosa di nuovo. È quello che ha fatto Pippo Delbono (Varazze, 1959) quando si è lanciato in quest’avventura, su invito di Antoine Bataille. Già abituato a creare un lessico teatrale differente per ogni suo spettacolo, ha allestito Ma mère et les autres come una mostra ibrida, in cui alle installazioni video e sonore si mescolano le esperienze e le sensazioni dei visitatori, che non sono semplici spettatori, come potrebbero esserlo davanti a una rappresentazione teatrale, ma partecipi dell’opera stessa.
La scelta parigina non è stata casuale – la mostra ha inaugurato il 5 settembre alla Maison Rouge, uno dei luoghi simbolo dell’arte contemporanea della capitale francese -, come spiega lo stesso Delbono: “La Francia è un Paese in cui le cose che ho fatto sono sempre arrivate prima, sempre. Perché qui, quando non sanno come classificare un’opera d’arte, ne rimangono affascinati, si incuriosiscono. Invece in Italia imbarazza il non sapere dove metterla, purtroppo”. Colpito dallo spirito familiare e sperimentale della Maison Rouge, ha scelto di allestire la sua opera in uno spazio sotterraneo particolarmente adatto ad amplificare l’effetto frammentario dell’installazione. Ogni stanza, attraverso cui la voce dell’attore, i suoni e la musica guidano e accompagnano i visitatori, ha una sua funzione. Lo spazio si trasforma in labirinto della memoria e del tempo, da percorrere secondo un ritmo dettato dall’artista. Impossibile entrare a metà percorso, o uscirne prima dei quaranta minuti previsti, perché “non si può interrompere a metà un viaggio che è già cominciato”, commenta Delbono. Impossibile sottrarsi prima della fine del filmato che ritrae la madre dell’attore nel suo letto di ospedale, a pochi giorni dalla morte. Immagini intime, banali nella loro semplicità, per nulla scabrose e proprio per questo particolarmente toccanti.

Pippo Delbono a Palermo © photo Marc Domage
Pippo Delbono a Parigi © photo Marc Domage

Pippo Delbono chiede al proprio pubblico di lasciarsi coinvolgere profondamente e di aprirsi all’incontro con l’altro, offrendosi a sua volta a loro. Attraverso la condivisione di ricordi preziosi, di sua madre prima, della persona che ha incontrato in uno dei momenti più difficili della sua vita, poi. L’ultima parte dell’installazione, infatti, si concentra sulla figura di Bobò, un piccolo uomo sordomuto e analfabeta, incontrato nel manicomio di Aversa, dove era stato rinchiuso per quarantacinque anni, diventato un punto di riferimento della sua poetica teatrale e un compagno nella vita di tutti i giorni. Con la sua energia e il suo modo di fare, Bobò, attore nato, capace di trasformarsi nel vestito che indossa, è colui che ha aiutato Delbono a volgere uno sguardo nuovo sul mondo. La forza di quell’incontro traspira dalla miriade di video e fotografie che l’artista ha raccolto in quest’opera, mentre i suoni e le luci accompagnano il ritorno alla vita dopo la morte.

Pippo Delbono a Palermo © photo Marc Domage
Pippo Delbono a Parigi © photo Marc Domage

Bobò è il grande protagonista di quest’installazione, ricorda Pippo Delbono, che ha scelto di dedicare la sua prima opera d’arte contemporanea a Franco Basaglia, lo psichiatra che ha permesso l’apertura dei manicomi in Italia. “Quando un amico e collaboratore di Basaglia ha visto uno spettacolo di Bobò”, spiega la voce di Delbono prima di invitare il pubblico a uscire, “è scoppiato a piangere e mi detto: ‘Se Franco potesse vederlo, sarebbe davvero felice, perché è questo che ha sempre voluto’”. Una dedica che aggiunge un’ulteriore dimensione a questo omaggio alle due persone che più di tutte hanno fatto di lui la persona e l’artista che è oggi.

Luisa Nannipieri

Parigi // fino al 21 settembre
Pippo Delbono – Ma mère et les autres
LA MAISON ROUGE
10 boulevard de la Bastille
+33 (0)1 40019438
[email protected]
www.lamaisonrouge.org

 

 

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Luisa Nannipieri
Vivo tra l'Italia e la Francia, dove ho studiato giornalismo e lavoro per diverse testate francesi. Sono nata e cresciuta nella provincia milanese ma mi sento da sempre una cittadina del mondo. In Francia, in realtà, ci sono arrivata per caso. Anche il francese l'ho studiato per caso, al liceo, e non ero nemmeno brava (povera la mia prof). Poi c’è stato un Erasmus a Grenoble, nel 2007, e in poco tempo mi sono scoperta emigrata, con tutto quello che comporta, inclusa una strana nostalgia per la nebbia. Adepta dei viaggi zaino in spalla, in California come a Cuba o in Libano, sono capace di intavolare una discussione animata praticamente con chiunque, a qualsiasi latitudine. Adoro soprattutto mangiare e cucinare cose nuove, magari in riva al mare, e mi dicono che ai fornelli sono piuttosto brava. Se potessi, un giorno mi piacerebbe tornare in Italia, ma per il momento ho ancora tante cose da scoprire dall'altro lato delle Alpi e quindi mi trovate qui.