Marlene Dumas, nobiltà e coerenza. Una mostra ad Amsterdam

Stedelijk Museum, Amsterdam – fino al 4 gennaio 2015. Duecento opere per scoprire “davvero” la pittrice sudafricana Marlene Dumas. Dai lavori degli Anni Settanta agli inediti del 2014, un percorso che evidenzia l’impressionante e nobile coerenza dell’artista, maestra di stile e contenuto.

Si crede di conoscere l’opera di Marlene Dumas (Cape Town, 1953): il suo stile e i suoi temi ci sono familiari, e una sua personale si è tenuta due anni fa a Milano, alle Stelline. E invece la mostra che le dedica ora lo Stedelijk di Amsterdam ha un impatto dirompente: la sensazione è quella di conoscere per la prima volta pienamente l’arte della sudafricana.
La selezione accurata, rappresentativa ma costellata di rarità, comprende duecento opere in sedici sale. Eppure al termine non si avverte stanchezza (l’allestimento non è affatto affollato, ogni opera gode del respiro necessario). Nell’accumulo le opere dell’artista si rafforzano e la sua poetica, già chiara e definita nei singoli lavori, diventa un discorso coerentissimo e nobile, la cui portata pubblica e universale è lampante. Senza nemmeno una caduta di stile o di tono. In nessun momento il discorso si fa personalistico, mai un tocco di colore o una pennellata cede alla tentazione dell’effetto o dell’estetizzazione.

Marlene Dumas, The Kiss, 2003, olieverf op doek, 40 x 50 cm., particuliere collectie, Londen, copyright Marlene Dumas, foto Peter Cox
Marlene Dumas, The Kiss, 2003, olieverf op doek, 40 x 50 cm., particuliere collectie, Londen, copyright Marlene Dumas, foto Peter Cox

A scanso di equivoci va detto: di qualità estetica sono pieni, i dipinti della Dumas. Una semplice variazione di colore regge un intero dipinto, la composizione è perfetta, per quanto i dipinti si insinuino in chi li guarda simulando la casualità. La maestria della Dumas nel fondere e armonizzare disegno e colore, la sua perfezione nel gestire la pittura e l’acquerello hanno oggi pochi rivali. Ma tutto ciò è al servizio del discorso e della sua coerenza.
La mostra si apre con un lavoro degli Anni Settanta, periodo in cui l’artista inserisce la pratica del disegno nell’ambito del Concettuale (una sala successiva è dedicata solo a questa prima fase). Sulla parete a fianco, Dead girl, un quadro che già in sé racchiude l’intera mostra (l’immagine è quella di una bambina uccisa, ma il tragico sfuma in un gioco fra tormento ed estasi che ben rappresenta la poetica della Dumas).

Marlene Dumas The Image as Burden installation view. Photo Gert-Jan van Rooij
Marlene Dumas The Image as Burden installation view. Photo Gert-Jan van Rooij

Le sezioni successive raggruppano le opere per temi. Quella sull’infanzia presenta bambini, adolescenti e neonati martoriati, corrucciati a causa di presagi che risuonano come moniti per gli adulti che li osservano, ma che tuttavia sono capaci di suscitare grande tenerezza. La sala sull’erotismo è una dissertazione su Eros e Thanatos da cui non si può non uscire turbati, quella sui ritratti fa del visitatore, accerchiato, il bersaglio di sguardi affilati come coltelli. E ancora, i quadri sul conflitto israelo-palestinese, gli autoritratti, i ritratti di personaggi come Bin Laden e figlio, Pasolini, Phil Spector, lontani anni luce da ogni visione stereotipata. E un dipinto come Nuclear family, che esprime allo stesso tempo tutto l’amore ancora oggi possibile e tutta la frustrazione delle prigioni autocostruite e piccolo-borghesi.
Fino all’ultima sala, che presenta lo sterminato gruppo di acquerelli Models e un gruppo di opere terminate appena prima della mostra, sei acquerelli dedicati a Genet, Garcia Lorca, Nureyev, Pasolini, Almodovar, Wilde.

Stefano Castelli

Amsterdam – fino al 4 gennaio 2015
Marlene Dumas – The image as burden
a cura di Leontine Coelewij
Stedelijk museum
Museumplein 10
+31 (0)20 5732911
[email protected]
www.stedelijk.nl

 

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.
  • Help su quali elementi questa artista dovrebbe essere interessante, io non sono mai riuscito ad apprezzarla, anzi mi pare un esempio di dubbia qualità, ma forse mi sbaglio, qualcuno può aiutarmi a capire? grazie d.o)

  • Da non perdere anche se non tutti conoscono l’opera dall’artista proveniente dal Sud Africa Marlene Dumas ma io posso fare da garante si è un ottima pittrice ve lo dice uno che se n’è interdetto in arte contemporanea by Roberto Scala

    • Livio

      Un ottimo artista vorrai dire. Gli ottimi pittori sono quelli che ripuliscono bene le stanze.

  • angelov

    E’ un’artista che non conosco, se non da foto o dal web, ma che mi ricorda molto Gerhard Richter, sia nella scelta di certi soggetti, sia per il modo così freddo e distaccato nel proporli.
    Una grande sensibilità per il sociale le permette di non cadere in facili estetismi, ma di prediligere il bianco&nero, quasi una scelta etica come il suo celebre concittadino William Kentridge.

  • Ruote telluriche

    C’entra poco con Richter anche se i volti morenti somigliano alla sua serie sulla storia della Baader Mainhof. Ma tecnica rigore e sguardo completamente diversi. La Dumas richiama immediatamente invece molta pittura neo espressionista degli anni 80 che molti non digeriscono ma che in questo caso stranamente accettano anche se qui non è certo meglio: l’unica differenza ė l’accentuazione di un tono e di una scelta femminile se non femminista incentrata su un’interioritá in definitiva rassicurante e innoqua. Quindi invece di “espressionist peni in erezione” (cito Celant contro la transavanguardia internazionale) un’atmosfera da liquidi amniotici: un bel progresso! Difficile capire però perchè meglio questi che quelli:))
    Se le donne si riconoscono in questa robetta tirata via si studino un pò la storia della pittura e non si lamentino che gli si dia delle casalinghe.
    Quadretti così si fanno in un’ora e quarantacinque minuti.

  • Bo

  • Non so