Gli scatti segreti di Dennis Hopper. In mostra a Londra

Royal Academy of Arts di Londra – fino al 19 ottobre 2014. Al Burlington Garden è possibile scoprire il tesoro perduto di Dennis Hopper. Intitolata “The Lost Album”, la mostra permette infatti di scoprire le fascinazioni degli Anni Sessanta del genio multiforme che dedicò la sua vita e il suo talento al cinema in qualità di attore, regista e sceneggiatore.

Robert Rauschenberg, 1966 - foto Dennis Hopper

Nato nel 1936 e scomparso nel 2010, Dennis Hopper, artista dalla personalità eclettica e dai vivaci occhi azzurri, è ricordato per le sue interpretazioni cinematografiche di grande rilievo. È stato, ad esempio, accanto a James Dean in Rebel Without a Cause (Nicholas Ray, 1995); con Jack Nickolson in Easy Rider (film da lui diretto nel 1969); al fianco di Marlon Brando in Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979), dove interpreta un fotoreporter americano. Ma lo si ricorda anche per altri ruoli, come in Rumble Fish (Francis Ford Coppola, 1983) e in Blue Velvet (David Lynch, 1986).
La Royal Academy of Arts rende omaggio alla produzione fotografica dell’artista americano esponendo una serie di scatti originali dell’epoca che ritraggono l’America degli Anni Sessanta attraverso l’effervescente curiosità di quest’uomo per il mondo che lo circonda. L’esposizione, curata da Petra Giloy-Hirtz e organizzata in collaborazione con The Dennis Hopper Art Trust, raccoglie fotografie in bianco e nero scattate tra il 1961 e 1967 e ricrea l’interesse documentaristico che l’artista ha dichiaratamente espresso: “Volevo documentare qualcosa. Volevo lasciare qualcosa che pensavo sarebbe stato una traccia, che si trattasse di Martin Luther King, degli hippy o che si trattasse dell’artista”.

Jane Fonda e Roger Vadim al loro matrimonio a Las Vegas, 1965 - foto Dennis Hopper
Jane Fonda e Roger Vadim al loro matrimonio a Las Vegas, 1965 – foto Dennis Hopper

Lungo il corso dell’esposizione, la canzone di sottofondo The Weight dei The Band accompagna la memoria storica dei cultori di Easy Rider, capolavoro cinematografico che vede un appena 30enne Dennis Hopper alla regia di un film che ha segnato le generazioni future. Già allora il giovane regista aveva abbandonato la fotografia. L’artista infatti ha dichiarato: “Non ho mai ricavato un centesimo da queste foto. Mi son costate soldi, però m’han tenuto vivo. Ho cominciato a far foto a diciott’anni. Mi son fermato a trentuno… Queste foto rappresentavano gli anni tra i venticinque e i trentuno, dal 1961 al 1967… A diciott’anni ho avuto un contratto con la Warner Bros. A trentuno ho girato ‘Easy Rider’. Ho sposato Brooke a venticinque anni e preso una buona macchina fotografica e ho potuto così permettermi di fare buone foto e svilupparle. Son state l’unico sbocco creativo che ebbi in quegli anni fino a ‘Easy Rider’. Non ho mai più usato una macchina fotografica“.

Andy Warhol, Henry Geldzahler, David Hockney and Jeff Goodman, 1963 - foto  Dennis Hopper
Andy Warhol, Henry Geldzahler, David Hockney and Jeff Goodman, 1963 – foto Dennis Hopper

Grandi vetrine a muro incorniciano le foto che si presentano divise in aeree tematiche. Incontriamo così un’America spontanea che rincorre interessi soggettivi e al tempo stesso storici: il movimento hippy, i discorsi politici di Martin Luther King, le corride a Tijuana in Messico, agenti di polizia in Sunset Boulevard a Los Angeles.
Dennis Hopper frequentava assiduamente l’ambiente artistico di quegli anni e infatti sono presenti in mostra fotografie che ritraggono performance di Merce Cunningham, la Factory di Andy Warhol, Tanguy nel suo studio e la memorabile fotografia che ritrae in primo piano uno scherzoso Rauschenberg con la lingua fuori.
Momenti spontanei di scambio, di crescita personale e professionale in un’America che divorava la vita ed esplorava le novità diventando modello per il resto del mondo. “Sono un espressionista astratto e un action painter per natura, e un ‘puntatore di dito’ duchampiano per scelta. Come ha detto Duchamp, ‘l’artista del futuro punterà semplicemente il suo dito e dirà che è arte – e sarà arte’”.

Double Standard, 1961 - foto Dennis Hopper
Double Standard, 1961 – foto Dennis Hopper

Vi sono anche fotografie astratte, di insegne stradali e lavori in corso, scatti fatti alla tv, come il funerale di Kennedy o il lancio di un satellite nello spazio. Immagini che fanno la storia e raccontano la stessa attraverso gli occhi di Dennis Hopper. Rappresentano una specie di diario personale e affascinante di questa icona che svela la sua potente capacità di ritrarre la società, la cultura, la vita e la generazione americana del suo tempo.

Silvia Neri

Londra // fino al 19 ottobre 2014
Dennis Hopper – The Last Album
a cura di Petra Giloy-Hirtz
ROYAL ACADEMY OF ARTS
Burlington House – Piccadilly
+44 (0)20 73008000
www.royalacademy.org.uk

 

CONDIVIDI
Silvia Neri
Silvia Neri nasce a Vicenza nel 1985. Si laurea nel 2010 in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Padova con una tesi in Storia dell'Arte contemporanea su Cremaster 3 di Matthew Barney. Nel 2008/2009 collabora con il Centro Nazionale di Fotografia di Padova. Scrive dal 2010 per la rivista AreaArte e collabora con artisti per la realizzazione di video e cortometraggi e allestimento di esposizioni d'arte. Vive a Parigi dove studia Art Contemporain et Nouveaux Medias a un master recherche all'Université di Paris 8 e collabora con la Galerie Bernard Bouche.
  • Roberto Scala

    I don’t beliver is Dennis Hopper in London UK to exhibition in Royal Academy of Arts so i want to visit this important event take care to the curator best rock by Roberto Scala