La religione di Gilbert & George

White Cube Bermondsey, Londra – fino al 28 settembre 2014. Brick Lane e l’East londinese raccontati in oltre sessanta pannelli fotografici dirompenti, provocatoriamente contro il fondamentalismo islamico, la Sharia e la Chiesa: “Scapegoating Pictures” è l’ultimo prolisso lavoro di Gilbert & George.

SCAPEGOATING - Gilbert & George - 2013

Una sorprendente invenzione fu quella di auto-proclamarsi opere scultoree, ovvero “sculture viventi“,  all’inizio degli Anni Settanta: da allora Gilbert & George (San Martino in Badia, 1943; Plymouth, 1942) non hanno mai lasciato la scena artistica e hanno pervaso, con la loro prolifica visione del mondo, molte gallerie europee e d’oltreoceano, bombardando il pubblico con un bastimento d’immagini e provocazioni cacofoniche e rumorose per interi decenni, quattro per l’appunto.
Ed eccoli indefessi presentare, all’interno delle vaste sale della White Cube Bermondsey, ben oltre sessanta inedite pictures fotografiche in un’unica raccolta, il cui titolo, vuoi per la nonchalance mediatica o per la cultura East End di cui si dicono interpreti, rimanda inevitabilmente a scene di ordinaria schizofrenia comunicativa: le Scapegoating Pictures for London raccontano il fondamentalismo islamico, le ipocrisie del multiculturalismo e le paranoie  del vittimismo religioso, nella fluttuante ricerca di un’umanità ridotta a scheletro.
Outsider post-modernamente individualisti, bistrattati dai critici – in particolar modo inglesi –, amati da un pubblico meno elitario e più accessibile, osannati dalle gallerie, il loro atteggiamento pluralista, per cui l’arte per tutti diventa leitmotiv di un intero percorso artistico, e al contempo l’arditezza e spudoratezza di talune sortite, fanno di loro dei veri istrioni edonisti.

Scapegoating Picture for London - Gilbert George - foto Claudia Brivio
Scapegoating Picture for London – Gilbert George – foto Claudia Brivio

Nella fattispecie, questa volta, al centro dell’immagine  pongono le bombolette di gas esilarante al protossido d’azoto, meglio conosciute come hippy crack, che i giovani frequentatori di Brick Lane inalano soventemente nei loro bagordi notturni. Tutte le bombolette sono state raccolte dagli artisti stessi durante i pellegrinaggi mattutini per le strade del quartiere che abitano e utilizzate in composizioni ordinate nelle oltre 10mila fotografie che compongono le immagini. E l’effetto, sulle pareti di una delle più belle e meglio concepite gallerie londinesi, è quello di vetrate multicolori, le cui tinte volutamente vivide esaltano l’intermittenza inquieta delle parole decontestualizzate e l’ossessivo utilizzo dei simboli.
Compaiono le prime donne nelle loro opere, ma hanno il burka; l’attenzione si focalizza tuttavia sulle frasi scioccanti che si intervallano alle bombolette e alla silhouette degli artisti negli ultimi fotomontaggi dell’esposizione, un fiume di insulti e parole diretti per lo più alla religione: “Fuck the Vicar”, “Molest a mullah”, “Jerk off a judge”, e così via allegramente, finanche a “Crucify a curator”. Bene.

CITY LIGHTS - Gilbert & George - 2013
CITY LIGHTS – Gilbert & George – 2013

In antitesi quindi al formalismo artistico, Gilbert & George elevano a mezzo comunicativo l’umanismo che si cela dietro a immagini irriverenti, concettualizzando globalmente elementi presenti nel tessuto urbano. Tematiche quali sesso, religione, denaro, tensioni razziali, la paura dell’ignoto, contribuiscono al mix esplosivo e dirompente, per cui la rappresentazione effimera sdrammatizza e diventa elemento anti-moralista e detonatore. Pur nel disimpegno politico, riescono a imprimere nella costruzione delle immagini aspetti della realtà che hanno a cuore, raccontando da veri cronisti l’East End, Brick Lane, Spitalfields, sede della loro celebre abitazione-studio, e tutti gli aspetti futuribili della moderna esistenza urbana di questa parte della città. Anche alla luce, e nonostante, l’inflessione non più hippy dell’intero quartiere, scenario oggigiorno di processi di gentrificazione, in primis nella zona di Hoxton Square, sede storica della White Cube di Jay Jopling.

Claudia Brivio

Londra // fino al 28 settembre 2014
Gilbert & George – Scapegoating Pictures for London
WHITE CUBE BERMONDSEY
144-152 Bermondsey Street
+44 (0)20 79305373
www.whitecube.com

 

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Claudia Brivio
Claudia Brivio si laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 2004. Da anni lavora come progettista e designer viaggiando tra Milano, Londra e Parigi. Da sempre appassionata di arte contemporanea e fotografia, intenta nuovi punti d’incontro tra la propria professionalità, che è più che altro una passione, e i molteplici e poliedrici interessi.