Dadamaino e due anni felici in mostra a Milano

Studio Guastalla, Milano – fino al 27 settembre 2014. Una mostra che ripropone il percorso dell’artista milanese a dieci anni dalla morte, con anche un interessante piccolo catalogo. Unica pecca che, come spesso accade, la mostra perda i pezzi man mano, vuoi per la fretta dei prestatori, vuoi per l’ingordigia dei compratori.

Veduta della mostra Dadamaino. Volumi 1958-'60

Sui muri bianchi dello Studio Guastalla, i Volumi di Dadamaino (Milano, 1930-2004) si stagliano come attori su un palcoscenico. Le tele, infatti, accostate (cosa rara a vedersi, cinque Dadamaino in una stanza) creano, attraverso la luce dei volumi sul muro, un dialogo (muto) di forme (svuotate). Contrapponendosi al taglio verticale, impositivo, duro, maschile di Fontana, Dadamaino ha creato un taglio ovoidale, mammario, molle, femminile. I richiami vanno da Piero della Francesca ai futuristi, e l’aggiornamento su Fontana, Manzoni, Klein e tutti gli altri, è serratissimo, e si innesta su una riflessione profonda che vuole superare l’Informale. Così l’opera di Dadamaino riesce a imporsi come una delle più serie del secondo Novecento.
La mostra consente di seguire l’evoluzione della pittrice lungo un arco di due, intensissimi anni, dai Volumi ai Volumi a moduli sfasati, cioè all’emancipazione dal taglio artigianale, sartoriale, con ancora un sentore informale, verso una sequenza di buchi ordinati, meccanici, in aria di arte cinetica, ma che non perdono mai tensione lirica.

Giulio Dalvit

Milano // fino al 27 settembre 2014
Dadamaino – Volumi 1958-60
STUDIO GUASTALLA
Via Senato 24
02 780918
[email protected]
www.guastalla.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/33825/dadamaino-volumi-1958-60/

 

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Giulio Dalvit
Nato nel 1991 a Milano, ha studiato Lettere e si è laureato in Storia dell’arte moderna alla Statale di Milano. Ha collaborato anche con alcuni artisti alla realizzazione di mostre milanesi tra Palazzo Reale, il Museo del 900 e Palazzo Ducale a Genova. Ha scritto per Flash Art e, ora, Artribune. Sempre in sospeso tra l’antico e il contemporaneo, studia al Courtauld Institute a Londra, dove attualmente vive.