Chin-San e Finazzi. Due fotografi e la riscoperta nei magazzini della GAMeC

Gamec, Bergamo – fino al 21 settembre 2014. Le mostre fotografiche sono cosa abbastanza rara per Bergamo, ma quella dedicata a Long Chin-San e Mario Finazzi è un piccolo gioiello. Che mette al confronto la tecnica fotografica e la visione di due grandi artisti, svelando una parte del materiale solitamente nascosto e conservato negli archivi del museo.

La collaborazione con la manifestazione I Maestri del Paesaggio pare essere solo un pretesto per poter rendere visibile una delicata serie di opere, appartenute a Mario Finazzi (1905-2002) e conservate dalla GAMeC per volontà degli eredi del fotografo. Trentacinque scatti che raccontano un incontro, quello fra l’artista italiano, esponente del Gruppo la Bussola, e il maestro cinese Long Chin-San (1892-1995), un momento durante il quale i due si scambiarono alcune fotografie, le stesse che ora sono mostrate in dialogo in questa mostra. Immagini che riassumono l’espressione di due culture, due modi di intendere la fotografia e svelano una sorta di comune interesse intellettivo per i ritratti, il paesaggio e l’elemento naturalistico.
La mostra si raccoglie nella sala all’ingresso del museo, piacevolmente curata, e le immagini sono accostate per similitudine. Il volto di un saggio asiatico d una portatrice d’acqua pugliese, le vette orientali con le innevate cime alpine, una ricercata delicatezza con lo sperimentalismo del dopoguerra europeo. Un incontro di culture e uno scambio d’idee sulla fotografia che sottolinea la soave visione pittorica di Long Chin-San, maestro cinese che non a caso divenne un riferimento importante per l’arte orientale e non solo. Le sue immagini richiamano quei dipinti a inchiostro in cui si era specializzato, regalano un senso di evanescente morbidezza. Sono l’espressione di una delicatezza meditativa che trasforma l’acqua del fiume in una nuvola di luce, e l’aria in un’entità palpabile che scava attorno ai rami di un albero.

Long Chin-San
Long Chin-San

Accanto a queste visioni ci sono le immagini di Finazzi che rimandano a un più preciso gusto europeo e sperimentale, che appare visibilmente rigido accanto alla delicatezza del fotografo cinese, ma assolutamente coerente con la visione europea. Sensazioni che solo l’accostamento diretto delle immagini possono far nascere. Mario Finazzi è l’espressione dello sperimentalismo fotografico italiano del dopoguerra, appassionato dalla tecnica della solarizzazione che attuava già a partire dal negativo, che veniva poi sistemato in un sandwich con il corrispondente diapositivo “a registro”, ottenendo un effetto che si avvicina all’astrazione. Quelle del fotografo italiano sono immagini surreali, visioni staccate dal tempo segnate da forti linee di contrasto, cariche di espressione e comunicazione.
Entrambi i fotografi hanno lavorato per testate giornalistiche, hanno realizzato mostre, hanno viaggiato e sono entrati nei canali culturali del secondo Novecento. Questo ha permesso prima la nascita di un reciproco interesse e poi l’incontro. Se ne ha testimonianza grazie alle fotografie che si ritrovano ora affiancate, frutto di uno scambio reciproco, regali di stima che tra pochi giorni torneranno in archivio.

Astrid Serughetti

Bergamo // fino al 21 settembre 2014
Long Chin-San e Mario Finazzi. La fotografia di passaggio tra tecniche moderne e antica tradizione
a cura di M. Cristina Rodeschini
GAMEC
Via San Tomaso 53
035 270272
www.gamec.it

 

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Astrid Serughetti
Astrid Serughetti sta costruendo in questi anni la sua personale carriera artistica, nel frattempo ha acquisito l’abilitazione da giornalista pubblicista e collabora con diverse riviste e quotidiani locali per le sezioni di arte e cultura. Si occupa anche di didattica dell’arte nelle scuole e in quest’ottica sta conseguendo la laurea in Culture Moderne e Comparate all’Università di Bergamo con una tesi in pedagogia dell’arte. Il suo lavoro si caratterizza per una ricerca estetica volta alla stimolazione sensoriale che l’opera sviluppa sullo spettatore. Vive a Bergamo.