Claudio Abate e Carmelo Bene. I soli del Ponente ligure

Palazzo Tagliaferro, Andora – fino al 5 ottobre 2014. Dieci anni, dal 1963 al 1973, di collaborazione memorabile. È quella fra Claudio Abate e Carmelo Bene. Ora settanta scatti del fotografo romano sono in mostra in Liguria. Per un’ottima iniziativa in un vuoto culturale assordante.

Carmelo Bene in Pinocchio (1966) - photo Claudio Abate

La proposta culturale della Liguria di ponente – purtroppo non è una novità – a dir poco langue. Da Savona fino al confine francese, passando per quell’altro capoluogo di provincia che è Imperia, poco o nulla è offerto a chi desideri visitare una mostra d’arte, men che meno contemporanea. Fino a qualche tempo fa emergeva come una mosca bianca la programmazione dell’ex Chiesa Anglicana di Alassio, curata da Nicola Davide Angerame. Terminata quell’esperienza, lo stesso Angerame – in collaborazione con la Whitelabs di Milano – ha iniziato un’altra proficua proposta culturale ad Andora, nell’affascinante cornice di Palazzo Tagliaferro, rinominato con giusta ambizione “Centro di Cultura Contemporanea”.
In mostra fino a ottobre è visibile una mostra che accosta due personalità italiane di spicco, rispettivamente in ambito fotografico e teatrale: da un lato Claudio Abate (Roma, 1943) e dall’altro Carmelo Bene (Campi Salentina, 1937 – Roma, 2002). Parliamo di “lati” in senso non soltanto figurato, poiché la rassegna racconta il decennale lavoro di documentazione – o, per meglio dire, di collaborazione – del lavoro sulla scena di Bene a opera di Abate. Un percorso che si sviluppa fra il 1963 e il 1973 in un corpus esposto di una settantina di scatti, parte di un più ampio tesoro appartenente all’archivio del fotografo e mostrato soltanto una volta, nel 2012/2013, a Roma.

Carmelo Bene - photo Claudio Abate
Carmelo Bene – photo Claudio Abate

Le fotografie sono protagoniste nel raccontare parte della parabola beniana, dagli esordi con Cristo ’63 alla celeberrima Salomè (1972) tratta da Oscar Wilde, passando per altre memorabili rappresentazioni a teatro e al cinema, fra un Pinocchio (1966) e un Arden of Feversham (1968). Ad Andora però non ci sono soltanto fotografie: alcuni film si possono visionare, mentre brevi citazioni e (troppo?) lunghi testi/pannelli approfondiscono la poetica e la biografia di Bene. Senza dimenticare un piccolo ma assai ben curato bookshop, dove acquistare in particolare alcuni testi dello stesso Bene, spesso non facili da reperire (segnaliamo, fra gli altri, il libro-cd con la lettura dei Canti Orfici di Dino Campana).
Da sottolineare infine, come giustamente fa Angerame nel suo testo di presentazione, la qualità dell’opera di Abate: qui nella veste “nominale” di fotografo di scena, ma in realtà autore delle proprie istantanee nel senso pieno del termine, come d’altronde fu in ambito più strettamente artistico. Poiché mentre “documentava” la straordinaria stagione delle performance in quei decenni, non si limitava a registrare eventi, ma ne forniva – con equilibrio e cifra stilistica riconoscibile seppur non invadente – un’ermeneutica che, oggi, diventa testo da cui partire per ulteriori interpretazioni.

Marco Enrico Giacomelli

Andora // fino al 5 ottobre 2014
Carmelo Bene & Claudio Abate 1963-1973
a cura di Nicola Davide Angerame
PALAZZO TAGLIAFERRO
348 9031514
[email protected]
www.palazzotagliaferro.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.