Immaginare il Brasile. Quello vero

MAC, Lione – fino 17 agosto 2014. Uno sguardo dall’interno sull’arte brasiliana. Quattordici giovani scelgono i loro ispiratori, per una selezione che smentisce gli stereotipi.

Il Brasile in mostra a Lione

Difficile estirpare definitivamente un certo colonialismo dallo sguardo che il sistema dell’arte occidentale getta sui Paesi “emergenti”. Ciò vale anche per le nazioni che vantano una storia già conosciuta di neoavanguardismo come il Brasile. Il metodo scelto per Imagine Brazil scongiura il rischio andando alla ricerca di uno sguardo dall’interno sull’arte contemporanea brasiliana.
I tre curatori Hans Ulrich Obrist, Gunnar B. Kvaran e Thierry Raspail hanno infatti selezionato sul territorio 14 giovani artisti e hanno chiesto a ognuno di indicare un artista delle generazioni precedenti: la selezione comprende così nomi non scontati. La mostra esce non solo dagli stereotipi da cartolina, ma anche da quelli che tendono a ridurre tutto il contemporaneo brasiliano al Tropicalismo. E si scopre che la denuncia politica diretta è solo una componente dell’arte brasiliana, mentre molti artisti scelgono l’allusione e della sublimazione formale.
Impossibile citare tutti gli artisti riuniti. Si può partire dai big come Adriana Varejão, presente con due esempi delle sue straordinarie opere-simbolo: le tele che raffigurano interni piastrellati e le “tele squartate”, quadri-scultura da cui spuntano delle interiora. Nella stessa stanza c’è un altro grande nome, Tunga, con due installazioni spettacolari e rigorose tra il poverismo e il post-human. Cildo Meireles è presente invece con il suo mare fatto di libri, lo stesso visto a Milano all’Hangar Bicocca.
Tra i decani, un nome da riscoprire assolutamente è quello di Maria Martins (1894-1973), in mostra con alcune straordinarie sculture degli Anni Quaranta che coniugano modernismo e primitivismo. E meritano un approfondimento anche le sculture minimal-poveriste di Fernanda Gomes.

Il Brasile in mostra a Lione: veduta della mostra
Il Brasile in mostra a Lione: veduta della mostra

Molte le scoperte da tenere d’occhio tra i giovani. A un secondo sguardo dopo la Biennale di Lione del 2013, convince ancor di più la pittura ibrida e innovativa di Thiago Martins de Melo, Paulo Nimer Pjota e Gustavo Speridião. Deyson Gilbert coniuga bene l’estetica delle neoavanguardie con quella recente dell’installazione antimonumentale; spiritose e originali sono le minisculture di Rodrigo Cass. E va citato anche Jonathas De Andrade, che sistematizza con un colorato sistema geometrico il linguaggio della disobbedienza civile. Come una mostra all’interno della mostra, poi, una sezione raccoglie libri d’artista di autori brasiliani: eleganti, radicali, minimali, fantasiosi.
Altre due esposizioni si affiancano a Imagine Brazil. Occupa un intero piano la personale del britannico Oliver Beer: l’opera principale è un’enorme e suggestiva installazione sonora. Si entra in una cassa armonica gigantesca e si ascoltano le voci di alcuni cantanti nascosti nel buio: le rifrazioni della voce sono estremamente suggestive. Nei giorni in cui non è prevista la presenza dei cantanti, i visitatori possono cimentarsi usando la propria voce; un video che li istruisce è proiettato all’ingresso. L’altra mostra, infine, è quella del canadese Ben Schumacher, che presenta un progetto per una inusitata e futuribile sala da bagno.

Stefano Castelli

Lione // fino al 17 agosto 2014
Imagine Brazil
a cura di Gunnar B. Kvaran, Hans Ulrich Obrist e Thierry Raspail
MAC
81 quai Charles de Gaulle
+33 (0)4 72691717
www.mac-lyon.com

 

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.