Gli artisti e la città. Ieri e oggi

Villa Olmo, Como – fino al 16 novembre 2014. Oltre sessanta opere tra dipinti, sculture e fotografie, per raccontare il cambiamento sociale e culturale avvenuto dal Novecento a oggi. Protagonisti sono i paesaggi urbani, visti da grandi artisti. Dai futuristi Balla, Depero, Boccioni, alla metafisica di de Chirico; da Sironi a Fontana e Merz, fino alle più giovani generazioni.

Presicce, La Donazione della Cappella (2010). courtesy l'artista e Galleria Bianconi Milano

Dopo la mostra La città nuova. Oltre Sant’Elia (2013) arriva la seconda tappa del progetto triennale del Comune di Como che ha come tema la città. Attraversando le otto sale della splendida villa settecentesca che si affaccia su lago di Como, si percorre idealmente più di un secolo di storia e di arte italiana seguendo il fil rouge del paesaggio urbano. La città come luogo di incontri, relazioni, scambi, città vuote e città ideali, tra cambiamenti, contraddizioni e grandezze passate, viste attraverso gli occhi degli artisti. Questi sono paragonati dal curatore Flaminio Gualdoni ai canarini portati nelle miniere, poiché si rendono conto prima delle altre persone dei cambiamenti grazie alla loro sensibilità. In mostra opere provenienti da varie collezioni, per la maggior parte private, quindi raramente visibili al pubblico, tra cui Periferia urbana del 1908 di Umberto Boccioni, mai prestata prima. L’itinerario inizia dai futuristi, che per primi sentono l’esigenza di creare e rappresentare una città moderna, che manca, sia perché ancora in Italia non ci sono metropoli come Parigi e Londra, sia perché nella cultura artistica è assente l’idea stessa di città; infatti l’arte italiana dell’800 è ancora caratterizzata dal genere del paesaggio. Nel Manifesto del Futurismo del 1909 si legge: “la città sarà un concentrato dinamico di forze vitali, che aggrediscono il paesaggio…”. Nelle opere di Balla, Boccioni, Depero, Dottori sono quindi presenti stazioni, cantieri, strade, ponti, officine: visioni di città in continuo mutamento. Si giunge poi alla metafisica di de Chirico con Piazza d’Italia del 1962, un palcoscenico di città ideale rinascimentale, ma che l’artista rende inquietante: la statua di Arianna al centro rimanda all’idea del labirinto, mentre le due figure umane e un treno in lontananza rivelano l’estraneità dell’uomo. Sironi, presente con tre opere, è un caso isolato.

I suoi paesaggi urbani sono periferie solitarie senza la presenza umana; i colori grigi e bruni comunicano angoscia e pessimismo e denotano lo stato d’animo dell’autore, che denuncia la perdita della bellezza. Si passa all’astrazione geometrica degli anni ’30 di Galli e Soldati fino alla visione poetica e a volte nostalgica del passato di Morandi, Rosai, Mafai, Guttuso e Fiume. Il percorso continua nel secondo dopoguerra con opere delle avanguardie artistiche, tra cui Mario Merz e Mimmo Rotella, l’architettura dipinta e la fotografia di Gabriele Basilico, Franco Fontana e Maurizio Galimberti. Si finisce con le più giovani generazioni, tra tutti Presicce, Guaitamacchi, Chiesi e Costa, che mescolano pittura, fotografia e performance per analizzare la crisi della città attuale. Inoltre nel percorso espositivo sono presenti opere singolari come la scultura di Arnaldo Pomodoro The Pietrarubbia Group – il Tutto terminata appositamente per la mostra e La città che avanza del 1942 di un Giacomo Balla maturo, che evoca, quasi in contrapposizione, La città sale di Boccioni, ritraendo la città di Roma che invece si espande inesorabilmente lungo le rive del Tevere.
Il percorso dunque propone al visitatore, attraverso la visione delle opere esemplari di ogni artista, spunti di riflessione e nuove domande per indagare i complessi aspetti della città, ormai fulcro della vita moderna.

Silvia Fusaro

Como // fino al 28 novembre 2014
Ritratti di città. Da Boccioni a de Chirico, da Sironi a Merz a oggi.
a cura di Flaminio Gualdoni
VILLA OLMO
Via Cantoni 1
031 4890416
[email protected]
www.ritrattidicitta.com

 

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Silvia Fusaro
Silvia Fusaro (Varese, 1988) è laureata in Scienze dei Beni culturali all’Università degli Studi di Milano, con una tesi in Storia dell’arte dell’India e dell’Asia centrale sulla collezione del Gandhara al Museo di Arte Orientale di Torino. È da sempre interessata all’arte dall’antichità ai giorni nostri e alle differenze e comparazioni della produzione artistica nelle varie culture del mondo, nonché alla realtà culturale del proprio territorio. Ha collaborato con l’Associazione Amici di Piero Chiara all’interno del Festival del Racconto, premio letterario che si tiene annualmente a Varese, e ha collaborato presso musei e mostre come il Chiostro di Voltorre (Varese) e Palazzo Reale a Milano. Attualmente studia Storia e critica dell’arte all’Università degli Studi di Milano.