Doppia vita alla Kunsthalle Basel

Kunsthalle, Basilea – fino al 24 agosto 2014. Durante i giorni di apertura di Art Basel, il museo centrale della città inaugura due mostre. Al piano superiore, la personale di Julia Rometti e Victor Costales. Al piano inferiore, invece, una mostra di Naeem Mohaiemen sui prigionieri di Shothik Itihash che stupisce per forza e portata.

Naeem Mohaiemen, Afsan’s Long Day (1974), 2014

A Basilea, la doppia personale di Julia Rometti (Nizza, 1975) e Victor Costales (Minsk, 1974), dal titolo Vamoose, all cacti jut torrid nites e allestita al primo piano del museo di Steinenberg 7, ruota attorno alla costituzione di uno stato di natura alterato dal desiderio di una volontà metaforica di coscienza e conoscenza.
Nella sala principale degli spazi, un tappeto berbero funge da centro catalizzatore attorno al quale installazioni, ovviamente piante di cactus e manufatti, disposti in circolo, descrivono una dimensione spaziale esterna. Una sorta di barriera transitoria che oltrepassa la solidità e i confini delle pareti bianchissime puntellandole. Nel centro putativo della sala, dunque, punti, croci, greche e frange decorano il tappeto di lana color crema, tracciando segnali incontrovertibili. I ricami scuri lavorati a mano irregolarmente sulla superficie del tappeto orlano, a loro volta, uno spazio domestico, intatto, rievocando le famiglie marocchine che ne adottano, ancora oggi, l’utilizzo (tipologia Beni Ouarain).
Tecniche compositive, simbologie geometriche e oggetti adagiati sulla superficie dell’elemento di arredo fungono da sollecitatori dell’immaginario, ricostruzione di spazi dimenticati; creando, anche, giochi prospettici che, a seconda della posizione nello spazio, lasciano intravedere, per intero o meno, le losanghe in superficie. Attorno al tappeto, i due artisti hanno posto profili metallici intersecanti, angoli che metaforizzando la simbologia dell’intreccio, riportano alla tridimensionalità l’alfabeto Berbero-Tamazight e ripropongono il concetto molto amato dal duo di anarchismo magico (vedi Tamtruyt Tamkunt).

Naeem Mohaiemen, Afsan’s Long Day (1974), 2014
Naeem Mohaiemen, Afsan’s Long Day (1974), 2014

Al piano inferiore, invece, la personale di Naeem Mohaiemen (Londra, 1969) dal titolo Prisoners of Shothik Itihash si presenta come un progetto decisamente più completo ed eterogeneo, tra fotografie, collage, videoinstallazioni e modelli architettonici riproposti come rielaborazioni scultoree. Lo scrittore e artista allestisce la mostra come se il visitatore dovesse attraversare sette gallerie concatenate e osmotiche, ambienti che alternano luce naturale a buio artificiale, alveo proiettivo di diversi video.
L’esposizione – supportata in parte da Fiorucci – può essere letta come un libro inspiegabile della Storia, una linea del tempo che narra vicende ed esperienze dirette; fatti che richiedono la nostra attenzione rendendoci non solo partecipi, ma anche testimoni attivi di un passato che ha imprigionato persone all’interno della storia, liberandoli da orizzonti, forse, più limitanti e limitati. Un dialogo continuo tra eventi di portata quotidiana e fenomeni irreversibili che hanno scombinato la dimensione socio-culturale di un0identità nazionale.
Da ricordare, nell’ultima stanza, il noto video/traccia audio dal titolo United Red Army. La pellicola riporta interamente la registrazione audio dei negoziati intercorsi tra il capo della torre di controllo di Dhaka e il leader del noto gruppo di dirottatori giapponesi. Tra momenti di tensione apicale e battute in calando, dense di humour, lo schermo nero della sala riporta solamente sottotitoli di due colori differenti che impressionano frasi e proclami di carattere opposto, non lasciando presagire alcuna eco certa del finale, né l’incombenza di una presunta, reale minaccia di morte per i passeggeri del volo dirottato (o per i prigionieri chiesti dalla United Red Army come merce di scambio).

Ginevra Bria

Basilea // fino al 24 agosto 2014
Julia Rometti & Victor Costales – Vamoose, all cacti jut torrid nites
Naeem Mohaiemen – Prisoners of Shothik Itihash
KUNSTHALLE
Steinenberg 7
+41 (0)61 2069900
[email protected]
www.kunsthallebasel.ch

 

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.