Dentro la superficie, Robert Overby

Gamec, Bergamo – fino al 27 luglio 2014. Facce slabbrate di edifici, aperture avide, lattice come epidermide. Un americano poco conosciuto ma molto prolifico ci ricorda la fedele, fredda aderenza della vischiosità.

Robert Overby, veduta della mostra alla Gamec

Seconda tappa, dopo il CAC – Centre d’Art Contemporain di Ginevra, per la mostra Robert Overby. Opere 1969-1987, pronta nei mesi successivi a viaggiare ancora per l’Europa. Si tratta della prima importante retrospettiva in Italia dedicata a un artista che, principalmente attivo come graphic designer, durante la sua vita aveva esposto molto raramente le proprie opere.
Osservando i lavori di Robert Overby (Harvey, 1935 – Los Angeles, 1993) prende corpo una convinzione, sostenuta dalla moltitudine di tecniche esplorate: la coerenza dell’espressione può sussistere anche senza forti vincoli stilistici. Nei primi anni di attività Overby è concentrato in particolare sulla realizzazione di calchi di elementi architettonici in gomma, lattice e cemento, che culmina con Barclay Houses Series (1971), serie di 28 calchi ottenuti da una casa sopravvissuta a un incendio. Ciò che ne risulta è, sul piano visivo, un effetto di estremo realismo, ma l’autore stesso affermava di essere piuttosto interessato all’illusionismo, tenendo a definire il suo approccio all’arte “minimalismo barocco”.

Robert Overby, veduta Robert Overby, veduta della mostra alla Gamecella mostra alla Gamec
Robert Overby, veduta della mostra alla Gamec

La ricerca della guaina e della superficie arriva con intensità ad esempio al cospetto di Blue Screen Door o di East room with 2 windows, che paiono facciate strappate agli interni cui appartenevano; le sezioni di porte, pareti e altri elementi – nonostante l’aspetto crudo – conducono l’osservatore a fare i conti con la loro fragile costituzione, mentre taluni fori e serrature sembrano invitare l’occhio del voyeur.
Più esplicitamente il tema della pelle è sviluppato in altre opere, su tutte i dipinti e i collage (tra le fonti di ispirazione di Overby negli Anni Settanta e Ottanta, le riviste pornografiche), talvolta con riferimenti al sadomaso. Bello sarebbe stato ascoltare Didier Anzieu davanti alle sue opere, che più o meno negli stessi anni pubblicava Moi-peau e s’interrogava: “E se il pensiero fosse tanto una questione di pelle che di cervello? E se l’Io, definito perciò come Io-pelle, avesse una struttura d’involucro?”.

Robert Overby, veduta Robert Overby, veduta della mostra alla Gamecella mostra alla Gamec
Robert Overby, veduta della mostra alla Gamec

Anche nelle pitture, cui Overby si dedicò maggiormente dal 1973, i punti luce conferiscono profondità e l’innata plasticità caratteristica dei suoi esperimenti, specie nel suo carattere decadente, nel suo segnare un passaggio, fermato nel tempo attraverso una molle sostanza.
Una riscoperta consigliata e di grande attualità, Overby.

Lucia Grassiccia

Bergamo // fino al 27 luglio 2014
Robert Overby – Opere 1969-1987
a cura di Alessandro Rabottini
GAMEC
Via San Tomaso 53
035 270272
www.gamec.it

 

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Lucia Grassiccia
Lucia Grassiccia è nata a Modica (RG) nel 1986. Dopo una formazione tecnico-linguistica ha studiato presso l’Accademia di belle arti di Catania, dove ha contribuito a fondare e dirigere un webzine sperimentale (www.hzine.it) gestito da un gruppo di allievi dell’accademia. Per hzine ha svolto principalmente attività di giornalista, titolista, editing. Dal 2008 scrive saltuariamente per il quotidiano web locale Nuovascicli Ondaiblea, soprattutto recensioni su libri e mostre. Nel 2010 inizia la collaborazione con Exibart che a breve si sospende e prosegue con la redazione di Artribune. Cura saltuariamente i testi critici per alcune associazioni e gallerie (vedi The White Gallery, Milano). Nel 2013 pubblica il romanzo ebook Elevator (Prospero Editore) e inizia a collaborare occasionalmente con la rivista Look Lateral. Nello stesso anno completa gli studi in arteterapia clinica presso la scuola Lyceum Vitt3. Attualmente vive a Milano.