Bruegel il Vecchio, l’incisore sferzante e sarcastico

Kunstsammlungen, Chemnitz – fino al 6 luglio 2014. A poco più di un’ora da Dresda, l’ex Karl-Marx-Stadt ha intrapreso dopo la riunificazione la strada del rinnovamento e della modernità, puntando sulla vita culturale a base di musei, teatri e festival annuali. Le Kunstsammulungen, ovvero le collezioni d’arte, confermano con la mostra “Pieter Bruegel il Vecchio e il teatro del mondo” l’intelligente strategia di un museo dalle grandi aspirazioni ma dai mezzi modesti.

Pieter Bruegel il Vecchio – Gli apicoltori, 1566–1568. Museo nazionale di Berlino, Gabinetto delle incisioni. Foto: bpk Kupferstichkabinett, SMB Jörg P. Anders

La mostra di Pieter Bruegel il Vecchio (Breda, 1525/1530 ca. – Bruxelles, 1569), piuttosto che puntare sulle pitture, raccoglie l’intera opera incisoria del grande maestro fiammingo, ovvero le stampe tratte dalle sue invenzioni per un pubblico internazionale. L’occasione funziona come catalogo del corpus incisorio, offrendo al contempo ai visitatori uno sguardo ampio sui temi bruegeliani. La qualità del progetto scientifico è assicurata dallo sforzo congiunto del museo e dell’Università di Dresda, nelle rispettive persone di Ingrid Mössinger e Jürgen Müller, già curatore nel 2001 di un’esposizione simile alla Kunsthalle di Amburgo.
Obiettivo dichiarato è far emergere la complessità narrativa delle invenzioni bruegeliane alla luce del contesto storico in cui visse – gli scontri religiosi del XVI secolo – e della cerchia di umanisti con i quali era in stretto contatto. La mostra invita ad andare oltre una lettura superficiale delle immagini, che affascinano per la fantasia compositiva e la quantità dei dettagli resi con precisione da cartografo, per cogliere invece le allusioni che il maestro vi celava. Citazioni bibliche, critiche alle gerarchie ecclesiastiche, derisione dell’alchimia come dei sacramenti, riferimenti all’attualità e alla dominazione asburgica delle Fiandre sono nascosti tra le mille figurine, spesso volutamente miniaturizzate o relegate in un angolo del quadro: un espediente che, insieme a una ricercata dose di indecifrabilità, gli permetteva di evitare le attenzioni dell’Inquisizione.

Cristo nel limbo, 1561 circa. Incisione di Pieter van der Heyden da Pieter Bruegel il Vecchio – Collezioni della Fortezza di Coburg, Gabinetto delle incisioni. Foto: Collezioni della Fortezza di Coburg/Lutz Naumann
Cristo nel limbo, 1561 circa. Incisione di Pieter van der Heyden da Pieter Bruegel il Vecchio – Collezioni della Fortezza di Coburg, Gabinetto delle incisioni. Foto: Collezioni della Fortezza di Coburg/Lutz Naumann

Il percorso della mostra raggruppa tematicamente 88 tavole più un disegno, dispiegando nelle luminose sale dell’edificio il “teatro del mondo” dell’Olanda del XVI secolo: paesaggi sublimi e grandi imbarcazioni, temi cristiani e superstizioni, riti religiosi e feste contadine. Il nucleo più consistente è quello delle allegorie cristiane, dove trovano posto anche le potenti serie dei Vizi e delle Virtù, per le quali si sottolineano gli influssi di Hieronymus Bosch, il cui nome fu accostato a quello di Bruegel già dai suoi contemporanei.
Grande interesse suscitano anche le scene satiriche, nelle quali l’artista, disegnando con accuratezza gli aspetti più bassi e volgari della vita dell’uomo in una prospettiva canzonatoria, critica in realtà in modo acuto e sprezzante la società del proprio tempo, come già avevano fatto Sebastian Brant con la sua Nave dei Folli ed Erasmo da Rotterdam ne L’elogio della Follia, illustri precedenti che certamente Bruegel aveva presente.
Pezzo forte della mostra è il disegno autografo Gli Apicoltori, prestato dal Gabinetto delle Stampe di Berlino. L’opera, oltre a mostrare in originale le altissime capacità grafiche del maestro, è oggetto di una serrata esegesi che vi legge riferimenti, volutamente ambigui, alle opposte confessioni cattolica e protestante. E di allusioni e allegorie nelle opere del grande fiammingo si parlerà al convegno internazionale che chiude l’esposizione, in programma dal 3 al 5 luglio.

Francesca Santamaria

Chemnitz // fino al 6 luglio 2014
Pieter Bruegel il Vecchio e il teatro del mondo
a cura di Jürgen Müller e Ingrid Mössinger
Catalogo Deutscher Kunstverlag
KUNSTSAMMLUNGEN CHEMNITZ
Theaterplatz 1
+49 (0)371 4884424
[email protected]
www.kunstsammlungen-chemnitz.de

 

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Francesca Santamaria
Francesca Santamaria (Napoli, 1982) ha studiato Storia dell'Arte a Napoli (Istituto Univ. L'Orientale) e a Roma (Università di Tor Vergata), dove si è laureata con una tesi sul genere del ritratto nella scultura barocca romana, sotto la guida del Prof. Tomaso Montanari. Dal 2010 frequenta il corso di perfezionamento alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove continua i suoi studi sulla scultura barocca a Roma ed in particolare sullo scultore carrarese Andrea Bolgi.