A cavallo con Guillaume Leblon

Institut d’Art Contemporain, Villeurbanne – fino al 24 agosto 2014. Il titolo della mostra invita a “salire in sella”: la personale di Guillaume Leblon allo Iac è un viaggio pieno di sorprese tra opere diversissime tra loro ma coerenti. Tra pale di mulino, blocchi di argilla, falsi reperti geologici e viali spazzati dal vento.

Guillaume Leblon in mostra allo IAC

Impossibile incasellare in un filone preciso la poetica di Guillaume Leblon (Lille, 1971; vive a Parigi). Quella del francese è un’arte dotata di chiarezza di lettura ma niente affatto banale. Per alcuni tratti siamo ancora nel filone dell’installazione antimonumentale, ma con un’elaborazione formale meno frammentaria e minimale. Si tratta di installazioni site specific, certo, ma il dominio dell’opera è lo spazio espositivo nell’insieme e non la singola sala. E nonostante ciò, ogni opera ha confini e forma ben definiti.
Ciò che rende meglio l’idea è il titolo della mostra, À dos de cheval avec le peintre. Come a dire: salite a bordo e lasciatevi trasportare, di sala in sala. In effetti il percorso della mostra è avvincente, paradossalmente coerente nonostante la varietà di proposte, materiali e forme. Leblon ha inoltre trasformato letteralmente la pianta dello Iac, alterando i passaggi tra gli spazi interni e aggiungendo un corridoio all’aperto che ricorda l’allestimento di un cantiere.
Il pavimento della prima sala è un patchwork di assi di legno provenienti da altri pavimenti, segnati dalle tracce dei loro abitanti. Dopo questo esordio spettacolare ma a suo modo evanescente e mimetico, ci si trova al cospetto di un’opera all’apparenza antimonumentale. Ma, dimensioni a parte, si gioca tutto tra ironia e sottrazione di senso. Il titolo recita Monumento nazionale, ma si tratta solo di un enorme blocco di argilla non lavorata, irrorato da spruzzatori automatici. L’opera si sottrae al gioco presentandosi in nuce, rimandando ad libitum la propria manifestazione.

Guillaume Leblon in mostra allo IAC
Guillaume Leblon in mostra allo IAC

Altri “monumenti negati” sono i calchi di animali coperti da un lenzuolo, come esseri viventi trasformati in fantasmi e poi congelati in una derisoria eternità. L’ala lunga dello Iac si trasforma invece in un viale alquanto spoglio: unica presenza, due fogli di giornale accartocciati e mossi da un sistema di ventilazione nascosto nelle pareti. Seguono due pale di un mulino a vento incastrate tra le pareti del museo e la sala più spettacolare della mostra: in essa Leblon ha montato una passerella che sovrasta uno spazio neutro e astratto, ma che grazie a pochi oggetti evocativi fa immancabilmente pensare a un oceano o a un deserto.
E meritano una citazione tra le opere migliori anche le sculture e i quadri-scultura in cui l’artista dimostra un’invidiabile padronanza dei materiali, anche dei più inconsueti: asciugamani da mare imprigionati in strutture che sembrano stratificazioni geologiche, un cappotto fatto di marmo circondato dall’acqua, la sagoma di una donna distesa al sole osservata da un pappagallo imbalsamato.

Stefano Castelli

Villeurbanne // fino al 24 agosto 2014
Guillaume Leblon –  À dos de cheval avec le peintre
IAC
11, rue Docteur Dolard
+33 (0)4 78034700
[email protected]
www.i-ac.eu

 

CONDIVIDI
Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.