Verande e ombrelloni. Alek O. da Frutta

Frutta Gallery, Roma – fino al 26 luglio 2014. Nello spazio di uno dei nomi più scintillanti del firmamento delle giovani gallerie italiane lavora con uno stretto gruppo di giovani artisti guidati dall’altrettanto giovane gallerista scozzese James Gardner. Uno spazio connotato da un forte respiro internazionale, in quella zona di via Labicana, elegante e riservata, a due passi dalla Roma più monumentale: quella del Colosseo.

Alek O., If There is a Last Summer Morning, 2014 - Installation view. Photo Roberto Apa, Courtesy l’artista e Frutta

Nella scuderia di Frutta c’è Alek O. (Buenos Aires, 1981), artista argentina con un passato di studi milanesi e attualmente residente a Como, alla sua prima personale presso la galleria romana. I suoi lavori sono intrisi di memoria e nostalgia: ma non pensate di essere colti da malinconia o di assistere a esercizi citazionisti, bensì verrete immersi in un mondo tutto nuovo e colorato fatto di forme rigorose e risultati sorprendenti. Il passato diventa base per la creazione di qualcosa di nuovo senza essere intriso da rimpianti, con materiali funzionali all’essere elevati al bello.
I soggetti della mostra sono immagini e oggetti quotidiani, come le tende degli ombrelloni e delle verande. Elementi usurati, logorati e destinati alla distruzione, diventano strumenti lavorati fino alla più completa astrazione. Geometrie che consegnano ordine a un materiale vissuto, fissandolo nel tempo, eliminando la funzione e l’essenza originale ed elevandone il significato estetico. L’opera acquisisce senso resettando il significato degli oggetti originali e assorbendone tutta la bellezza.
La mostra è stata inaugurata in concomitanza con la personale di Alberto Tadiello presso la vicina T293: c’è collaborazione alle porte del Colosseo.

Gian Marco Tosti

Roma // fino al 26 luglio 2014
Alek O. – If There is a Last Summer Morning
FRUTTA GALLERY
Via Giovanni Pascoli 21
06 68210988
[email protected]
www.fruttagallery.com

 

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Gian Marco Tosti
Gian Marco Tosti è un giornalista e un consulente di comunicazione. Ha studiato Scienze Politiche all'Università degli studi di Perugia e frequentato un Master in Comunicazione d'impresa al Centro Studi Comunicazione Cogno Associati di Roma. Negli ultimi anni ha editato magazine e guide sulla propria regione: l'Umbria. È stato curatore di mostre d'arte contemporanea incentrate sul disegno e sull'uso della carta. Ha una grande passione per qualsiasi tipo di mappa, per la carta stampata e per l'Italia.
  • Letizia Popoli

    Invece a me sembra un’elegante archeologia del passato (che sia esso sulla spiaggia di Rimini o nella storia dell’arte). E quindi ancora Giovani Indiana Jones. In questo caso la compostezza e il rigore rendono le cose più accettabili. Ma sempre una forma di preparato artigianato dell’arte contemporanea, sempre sull’orlo dell’Ikea Evoluta.

    Ritorna la domanda su cosa sia oggi l’opera d’arte. Quale funzione per l’artista e per il museo o galleria. Questioni che nessuno ha voglia di porre seriamente, relegandole a commento.

    L’arte è qualcosa di potenzialmente pericoloso e quindi viene disinnescata come dispositivo d’arredo, decoro; come cosa poco seria, che deve rimanere di nicchia. Il calcio, che invece non fa paura a nessuno, viene sviscerato ossessivamente nelle analisi.

    • Stanlio Shuster

      solo chiacchiere, conta il talento in arte

      opere disturbanti posso essere pessime
      invece opere eleganti e private (Matisse, Morandi) possono fare la storia

      • Letizia Popoli

        appunto rideclinare e copiare matisse e morandi in arte equivale a scivolare nell’ikea evoluta. Benissimo. Basta esserne consapevoli e non fare passare mele per pere.

  • A che serve fare dei lavori che riprendono forme passate (cfr stella) con materiali quotidiani? È un puro gioco linguistico che esaurisce il suo effetto in pochi minuti.
    “Elementi usurati, logorati e destinati alla distruzione, diventano strumenti lavorati fino alla più completa astrazione. Geometrie che consegnano ordine a un materiale vissuto, fissandolo nel tempo, eliminando la funzione e l’essenza originale ed elevandone il significato estetico. L’opera acquisisce senso resettando il significato degli oggetti originali e assorbendone tutta la bellezza.” GMT non hai un po’ esagerato con le parole?