Un fischio, e poi i cosmetici. Alberto Tadiello da T293 a Roma

Galleria T293, Roma – fino al 30 giugno 2014. Un’installazione sonora fragorosa, “Device”, accoglie il visitatore della terza personale di Alberto Tadiello in galleria. E lo introduce alla serie di lavori a parete, “Pale”.

Alberto Tadiello, T293 Roma

Device di Alberto Tadiello (Montecchio Maggiore, 1983) è un fischio lungo, provocato da un feedback prodotto automaticamente dal computer portando al massimo i volumi di entrata e uscita di registrazione di Quick Time Player e modulando fisicamente con le mani il suono in uscita dalle casse audio del computer stesso. Non lascia indifferenti e fa immergere il visitatorenella visione delle cinque carte vetrate di Pale, intelaiate trattate con cere, colle, spray e cosmetici. Un’esplosione di colori che colpiscono per vigore e vitalità nonostante la base in carta vetrata. Rossi, magenta, carmini, neri, cremisi, violacei, prugna, grigi, vinaccia, rosa, bianchi, marroni e qualche pulviscolo d’oro a mostrare tutto lo sconcerto della pienezza. L’apparente completezza delle carte vetrate viene messa in dubbio continuamente dal fischio in una perenne contraddizione che si insinua dubbi e definisce nel tempo. Un’inquietudine verticale che si solleva ben oltre le Pale,lasciando il vuoto oltre l’Amadablam.

Gian Marco Tosti

Roma // fino al 30 giugno 2014
Alberto Tadiello – Amadablam
T293
Via Crescimbeni 11
06 88980475
info@t293.it
www.t293.it

 

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Gian Marco Tosti
Gian Marco Tosti è un giornalista e un consulente di comunicazione. Ha studiato Scienze Politiche all'Università degli studi di Perugia e frequentato un Master in Comunicazione d'impresa al Centro Studi Comunicazione Cogno Associati di Roma. Negli ultimi anni ha editato magazine e guide sulla propria regione: l'Umbria. È stato curatore di mostre d'arte contemporanea incentrate sul disegno e sull'uso della carta. Ha una grande passione per qualsiasi tipo di mappa, per la carta stampata e per l'Italia.
  • Gustavo Tombolini

    Crisi nera per Tadiello, anche lui rifugiato sull’informale anni 60: “di tutto a caso su carta vetrata”. E poi un fischio a caso, modulando a caso un fischio del solito campionatore computer. Anche Tadiello vittima di un sistema matrigno che lo ha costretto a cristallizzarsi troppo presto. E questi sono i risultati. Come lui Vascellari e molti altri. Alla fine gli artisti sono vittime conniventi e debolissime, rispetto al potere delle PR capaci di rendere tutto interessante (non essendoci critica d’arte militante in italia).