Tatiana Trouvé. Fissare l’esperienza transitoria

Museion, Bolzano – fino al 7 settembre 2014. Prima meritatissima personale dell’artista italo-francese in un’istituzione pubblica italiana. Una serie di lavori che ragionano sulla doppiezza e l’ambiguità della nostra esperienza del tempo.

Tatiana Trouvé, 350 Points Towards Infinity, 2009, Installation view. Photo Stefan Altenburger, Courtesy, Johann König Gallery
Tatiana Trouvé, 350 Points Towards Infinity, 2009, Installation view. Photo Stefan Altenburger, Courtesy, Johann König Gallery

Ogni attimo è un istante congelato nello spazio e nel tempo. Nell’infinito spettro di possibilità che attraversano il nostro stare nel mondo, il presente appare come il risultato fortuito, unico e irripetibile, di una particolare convergenza temporale e spaziale; frutto di una catena infinita di eventi e produttore, a sua volta, di una catena futura altrettanto inesauribile.
Al Museion di Bolzano, Tatiana Trouvé (Cosenza, 1968; vive a Parigi) sembra partire da questa riflessione sviluppandola con lavori dal forte peso concettuale ma caratterizzati anche da una grande carica sensuale e coinvolgente. L’istituzione altoatesina aveva già ospitato il lavoro della Trouvé all’interno di Migros Meets Museion e già in quell’occasione si erano notati alcuni importanti elementi del suo linguaggio: il lavoro sullo spazio espositivo, la presenza di oggetti decontestualizzati, l’utilizzo di un illusionismo in cui i materiali rappresentano qualcos’altro da sé.

Tatiana Trouvé, 350 Points Towards Infinity, 2009, Installation view. Photo Stefan Altenburger, Courtesy, Johann König Gallery
Tatiana Trouvé, 350 Points Towards Infinity, 2009, Installation view. Photo Stefan Altenburger, Courtesy, Johann König Gallery

In questa personale, l’opera che suscita maggiore attenzione è 350 Points towards infinity:una selva di pendoli fissati ad angoli impossibili che toglie il fiato per l’impatto visivo e incuriosisce per come possa realizzarsi staticamente. Con questo lavoro l’artista evidenzia la possibile presenza di infinite linee spaziali e temporalità che ci attraversano ma, bloccando questi tempi e ponendo l’opera in uno spazio definito, rimanda anche all’eccezionalità dell’istante presente. I cento titoli consiste invece in due valigie in bronzo con un titolo che cambia ogni anno dal 1968, anno di nascita dell’artista, fino al 2068. L’opera, continuamente mutevole e provvista di una vita, ricorda come anche noi siamo la sommatoria di esperienze, viaggi e incontri all’interno dei quali il nostro essere presente è un piccolo punto lungo un ampio percorso.

Tatiana Trouvé - allestimento al Museion di Bolzano. Ph. Albarello
Tatiana Trouvé – allestimento al Museion di Bolzano. Ph. Albarello

Quest’esigenza di fissare il transitorio, dargli un’immagine e una forma, si ritrova anche nei Refoldings: sculture formalmente ineccepibili che rappresentano cartoni e stracci realizzati però in materiali durevoli come bronzo, cemento e cera. Sulle vetrate del museo, invece, una colata di vernice appare come una cascata d’acqua immobile, metafisica e misteriosa nella sua eccezionalità.
Un lavoro ampio ma coerente che diventa una grande metafora del museo e della volontà di conoscenza dell’uomo nel suo tentativo di preservare e isolare il provvisorio, strappare gli oggetti dal tempo fluente esterno e fissarli in un interno protetto, congelato e poetico.

 

Gabriele Salvaterra

 

Bolzano // fino al 7 settembre 2014
Tatiana Trouvé – I tempi doppi
a cura di Letizia Ragaglia
MUSEION
Via Dante 6
0471 223413
[email protected]
www.museion.it

 

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Gabriele Salvaterra
Gabriele Salvaterra (Trento, 1984) è scrittore e mediatore culturale. Si laurea in Gestione e Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Trento con la tesi “Internet e nuove tecnologie nel settore museale. Ipotesi e strumenti per un approccio immateriale alla creazione del valore”. Lavora come collaboratore presso istituzioni museali e come redattore freelance per diverse riviste d’arte. Dopo aver collaborato con Exibart, attualmente scrive per Artribune e Espoarte. Ha curato e contribuito alla realizzazione di diverse mostre sia presso musei pubblici sia come curatore indipendente. Appassionato di storia dell’arte e della critica, equilibra le escursioni nel mondo artistico-culturale con una eterogenea militanza chitarristica nell’underground musicale tridentino.
  • angelov

    Con molta probabilità alcuni piccoli magneti sono stati posati al suolo, sopra il quale è stata stesa una copertura-pavimento per occultarli, ed i pendoli attirati appunto dai suddetti magneti, sembrano fermati in una postura in grado di contraddire le leggi di gravità.