Pinault chez Gucci. Con tre donne-lupo

Museo Gucci, Firenze – fino al 7 settembre 2014. Tre donne artiste, fiere e battagliere, transitano temporaneamente dalla collezione di François Pinault al museo della maison fiorentina. Per una mostra radicale.

Lee Lozano, No Title c 1965. Photo Alessandro Moggi - Gucci

Lupi e donne sono affini per natura: curiosi di sapere, possiedono grande forza e resistenza. Profondamente intuitivi, si occupano con solerzia dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Non è un caso che entrambi siano stati perseguitati. Per C. P. Estés, l’essenza selvaggia della femminilità non è che il frutto dell’eredità di un nobile quanto viscerale bagaglio genetico. Una Femminilità Radicale, radicata in un Dna orgogliosamente ferino, che ci appartiene per diritto di nascita, proprio come quella che trasuda dalle opere di tre autentiche donne-lupo del Novecento, riunite per la prima volta in Europa in una collettiva: Lee Lozano, Alina Szapocznikow ed Evelyne Axell.
Radicali al punto da ripudiare la loro stessa identità di genere, giacché pure la ribellione, sebbene per una giusta causa, come tutte le forze distruttive è inevitabile fonte di potere e deve essere boicottata; in perenne conflitto con le controverse dinamiche del sistema dell’epoca, le tre militanti-artiste vivono qui il loro meritato momento di gloria postuma, grazie a un’accurata selezione di nove opere dalla Collezione Pinault, incentrata sulla fisionomia della figura femminile.

Alina Szapocznikow - Photo by Alessandro Moggi - Gucci
Alina Szapocznikow – Photo by Alessandro Moggi – Gucci

Dall’astrattismo erotico e distorto delle installazioni à la Oldenburg di Lee Lozano (Newark, 1930 – Dallas, 1999) alla provocazione pop-porno dei dipinti filo-matissiani di Evelyne Axell (Namur, 1935 – Gent, 1972), fino alla dura ma scanzonata frantumazione fisica delle sculture-oggetto di Alina Szapocznikow (Kalisz, 1926 – Praz-Coutant, 1973), il corpo è indagato al tempo stesso come oggetto passivo, più o meno destrutturato o trasceso, e come soggetto critico, rapportato a tematiche quali la morte, il desiderio e la sessualità. Un percorso che è insieme concettuale e progettuale, performativo e comunicativo, laddove – pur variando la sperimentazione stilistica e materica – è sempre un corpo reale, malgrado non realistico, a entrare in azione e poi trasfigurarsi, proiettando il suo contenuto ben oltre la funzione dell’arte, per divenire occasione di vita.

Lee Lozano, No Title c 1965. Photo Alessandro Moggi - Gucci
Lee Lozano, No Title c 1965. Photo Alessandro Moggi – Gucci

Quanto sia radicale oggi un tale archetipo di femminilità è difficile dirlo, abituati come siamo a rapportarci a una cultura visiva che ha manipolato a piacimento il corpo della donna. Il punto è che qui essa non intende incarnare nulla di prettamente ideologico e assoluto, ma va naturalmente a intrecciarsi con episodi biografici, con le tendenze artistico-sociali del tempo, sottendendo “solo” una spiccata e affrancata capacità di analisi, seppur circoscritta al contesto. Analisi che, nella sua totalitaria messa in discussione, potrebbe, o meglio dovrebbe, davvero essere applicata ai giorni nostri.

Sarah Venturini

Firenze // fino al 7 settembre 2014
Femminilità Radicale. Lee Lozano, Alina Szapocznicow, Evelyne Axell nella Collezione Pinault
a cura di Martin Bethenod
MUSEO GUCCI
Piazza della Signoria 10
055 75923302
[email protected]
www.guccimuseo.com