Orgoglio cittadino: le collezioni bresciane d’arte antica

Palazzo Martinengo, Brescia – fino al 15 giugno 2014. Circa cento opere di collezioni private bresciane esposte in un prestigioso palazzo del centro storico. Ma basta questo per fare una bella esposizione? Di certo l’occasione è da non perdere per i divoratori d’immagini inedite, ma non ci si aspetti una mostra.

Giacomo Ceruti, La spillatura del vino

Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti. Cento capolavori dalle collezioni bresciane”: cento opere di ambiente bresciano, provenienti da collezioni private, perché il pubblico possa accedervi. Il fine è senza dubbio encomiabile, ma perché il titolo deve essere così pomposo, quando di capolavori, alla mostra, alla fin fine non è che ce ne siano proprio cento su cento? Straordinario il polittico del Maestro Paroto, ma le “cose bresciane del Cinquecento” lasciano a desiderare, se non per l’Incoronazione della Vergine di Moretto. L’infilata di quadri barocchi e rococò, provenienti un po’ da ogni dove, dice molto poco, mentre tra le nature morte sono sbalorditivi Baschenis, Ceruti, Mario dei Fiori e altri.
Dopo aver sorriso amaramente tra i nani di Faustino Bocchi ed Enrico Albrici che dominano un mondo lillipuziano sempre sconvolto dall’esterno, i vedutisti deludono, anche perché di bresciano c’è poco o niente: tutti veneziani Bellotto e Guardi, di cui stupisce una Punta della Dogana già appartenuta al barone Thyssen (ma nella scheda dell’opera non c’è scritto). Seguendo delle vistose frecce gialle di dubbio gusto si arriva ai Cipper, Bellotti, Cifrondi, fino a Ceruti, presentato un po’ alla rinfusa, ma sempre stupendo. Il tutto si conclude con il pesante ma bel Ritratto di Virginia Caprara di Giuseppe Maria Crespi, un dipinto del 1699, molto più arretrato rispetto ad altre opere in mostra, ma soprattutto bolognese.

Giacomo Ceruti, La spillatura del vino
Giacomo Ceruti, La spillatura del vino

Il senso è chiaro: esporre un’opera recentemente riscoperta a Brescia. Il fatto è, appunto, che a Palazzo Martinengo non si è fatta una mostra, ma una rassegna: si sono disposti alle pareti i quadri con criteri cronologici a dir poco approssimativi, che si orientano sui secoli, nemmeno sui decenni, tanto che spesso nemmeno in catalogo ci si pone il problema delle date delle opere. Le schede sono spesso superficiali, gli ambienti poco curati e inadatti a ospitare le opere. Le valutazioni critiche riservate a tutti i quadri sono troppo generose, e sorge il dubbio che la certezza con cui non si mette mai un punto di domanda accanto ai nomi sui cartellini strizzi un po’ troppo l’occhio ai prestatori. Anche l’encomio riservato a Davide Dotti, il curatore della mostra, per il ritrovamento della “gemma” del Trombettiere di Moretto, è un poco eccessivo.
Si sarebbe potuta fare una buona rassegna di opere di collezione privata, magari accompagnata da qualche riflessione più articolata sul collezionismo, senza l’ambizione di fare una mostra. Sarebbe stato meglio. Ma l’occasione rimane ghiotta per spiare opere altrimenti inaccessibili, e per farsi un giro in una delle città più belle, e credute più brutte, d’Italia.

Giulio Dalvit

Brescia // fino al 15 giugno 2014
Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti. Cento capolavori dalle collezioni bresciane.
a cura di Davide Dotti
PALAZZO MARTINENGO
Via dei Musei 30
030 2906403
www.mostra100capolavori.it

 

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Giulio Dalvit
Nato nel 1991 a Milano, ha studiato Lettere e si è laureato in Storia dell’arte moderna alla Statale di Milano. Ha collaborato anche con alcuni artisti alla realizzazione di mostre milanesi tra Palazzo Reale, il Museo del 900 e Palazzo Ducale a Genova. Ha scritto per Flash Art e, ora, Artribune. Sempre in sospeso tra l’antico e il contemporaneo, studia al Courtauld Institute a Londra, dove attualmente vive.
  • Francesco Laghezza

    Una ottima e utile recensione che descrive al meglio la mostra per quella che è: una sfilata. Mi pare che il curatore si sia più interessato agli “ingressi” piuttosto che alla qualità delle opere da esporre ingaggiando inutili gare.