La modernità secondo Miroslav Kraljevic

Venezia, Ca’ Pesaro – fino al 15 giugno 2014. La collezione permanente della Galleria Internazionale d’Arte Moderna dedica una delle proprie sale a un artista croato eternamente giovane. Capace di parlare, a distanza di un secolo, la lingua sottile della modernità.

Miroslav Kraljević, Nella taverna (Vive la joie), 1912

La rinnovata attenzione per la modernità sembra trovare riscontro nella piccola ma preziosa retrospettiva che fa capolino tra le sale della collezione permanente di Ca’ Pesaro. Il protagonista è Miroslav Kraljević (Gospić, 1885 – Zagabria, 1913), o meglio la sua pittura, fatta di olio, china, acquarello e matita. Curata da Gabriella Belli, Biserka Rauter Plančić e Cristiano Sant, su progetto di Živa Kraus, la mostra, oltre a celebrare un fertile dialogo tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e la Moderna Galerija di Zagabria, porta alla ribalta il lavoro e lo stile di un artista dalla vita breve ma straordinariamente intensa.
La selezione di opere, ridotta a forza dalla tisi che stroncò Kraljević a soli ventotto anni, testimonia lo slancio di un’evoluzione artistica e interiore fulminea. Attraverso le venti opere, raccolte nell’intimità di un’unica sala, si dipana la storia di una personalità instancabile, mossa dal desiderio di valicare i confini delle proprie origini senza smettere di farne tesoro.

Miroslav Kraljević, Autoritratto con pipa, 1912
Miroslav Kraljević, Autoritratto con pipa, 1912

Abituato a muoversi con agilità lungo la geografia europea di inizio Novecento, Kraljević sembra assorbire il clima di modernità che la caratterizza, traducendolo in uno stile dal ritmo altrettanto vertiginoso. Completata la sua formazione a Vienna e Monaco, il giovane croato non esita a fare ritorno alla propria terra prima di tuffarsi nel cuore della vita urbana parigina.
Agli autoritratti degli anni precedenti, dominati da linee accademiche e pennellate ordinate, si succede l’organicità di un colore via via più materico e sensuale, riflesso della mondanità un po’ bohémienne che Kraljević è deciso a vivere d’un fiato. È il 1912, e sullo sfondo occhieggiano i giganti impressionisti e Il Ponte espressionista, ma il poco più che ventenne sa difendere la propria autonomia, traendo linfa vitale da una contemporaneità prodiga di stimoli e punti di riferimento. Non a caso, tra i caffè e i balletti parigini, il soggetto cui l’artista torna di continuo è se stesso: da Autoritratto con cane ad Autoritratto con pipa e poi con tavolozza passano solo due anni che, tuttavia, nel tempo accelerato di Kraljević, aprono un abisso di distanza. I contorni della fisionomia sfumano nella densità di pennellate rapide, incisive, o nella velocità caricata della matita e della china.

Miroslav Kraljević, Corteggiamento (retro di In una caffetteria), 1912
Miroslav Kraljević, Corteggiamento (retro di In una caffetteria), 1912

Eppure la sensazione che resta negli occhi è quella di una consapevolezza ben salda, da parte di Kraljević, non solo del proprio destino ormai segnato, ma anche della sua arte e del tempo storico che la influenza. Insomma, Kraljević non è Degas, né van Gogh, né Kirchner, pur assorbendone la lezione. E per fortuna. Non è facile incontrare un artista in grado di ritrarre la propria autonomia senza scivolare nella bieca emulazione. Forse il segreto della modernità sta tutto qui.

Arianna Testino

Venezia // fino al 15 giugno 2014
Un autoritratto di Miroslav Kraljević, modernista croato
a cura di Gabriella Belli, Biserka Rauter Plančić, Cristiano Sant
CA’ PESARO
Santa Croce 2076
848 082000 / 041 42730892
[email protected]
www.capesaro.visitmuve.it