Cosa c’è dentro il colore? Ettore Spalletti a Napoli

Museo Madre, Napoli – fino al 18 agosto 2014. E cosa si muove in esso? Superficie, pittura, scultura, architettura. Respiro, sublime, spazio. Silenzio. Le stanze spirituali di Ettore Spalletti sospendono in luce e colore il museo partenopeo. In una triplice mostra che ha coinvolto la Gam di Torino e il Maxxi di Roma.

Ettore Spalletti – Un giorno così bianco, così bianco – veduta della mostra presso il Museo Madre, Napoli 2014 – photo Diana Gianquitto

Non so mai se la mia opera si muove dall’interno verso l’esterno o viceversa, se il colore sta andando lui nell’atmosfera o se lo sta prendendo l’atmosfera stessa”. L’accoglienza, la calma, il silenzio rarefatto, spirituale, intimo in cui si scivola con Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo, 1940) sono questo: quella scintilla sospesa, quel momento acronico, cristallizzato nel tempo per annullarne la diacronia e spalancarne l’immensa sincronia, che derivano dall’immergersi senza appello nell’infinita intensità della percezione, qui e ora, del reale. In cui non saper più se siamo in noi o nell’ambiente, perché così aperti alla contemplazione da confondere, in unico nutrimento e flusso, energia interiore ed esteriore. Proprio ciò che l’artista, da studente, provava innanzi a quel foglio bianco che dà il nome alla mostra: “Quel pensare e non trovare l’energia, la capacità di toccarlo: come fare una passeggiata al mare che perde il suo colore e confine col cielo. Essere persi nell’infinito. È uno stato di energia, ma è anche una quiete straordinaria”.
Se l’astrazione geometrica minimale che formalizza il flusso infinito di cromia di Spalletti non raffredda i suoi lavori è proprio per il nesso inscindibile di stasi ma peregrinazione, riposo ma energia evocato dalle sue parole e dimostrato anche dalla sua metodica unica: un’abrasione che movimenta, senza lasciarlo ristagnaredopo la stesura, il pigmento che, “accarezzato” dalla mano dell’artista, è quindi liberodi disporsi. Una sospensione e spiritualità figlie dell’azione, che ne conservano ancora caldo il ricordo tattile, carnale. Una carezza olistica. La sua contemplazione non è assenza ma pregna potenzialità di vita, è esattamente “la diga che fa risalire l’acqua nel bacino”e che“permette all’uomo di ritrovare una vera fonte di energia di cui l’azione li ha privati”di Alberto Moravia.
In dialogo con le nette architetture di Álvaro Siza, risalta ancor più la purezza rinascimentale di Spalletti, il suo legame con la tradizione italiana di perfezione e semplificazione delle forme di un Piero della Francesca – parallelo di quell’attenzione quasi “vedutistica” alla cromia che pure ricollega l’artista all’eredità storica della pittura di paesaggio, rendendolo pittorico anche da scultore – così come, a contrario, l’architettonicità surreale-metafisica delle prospettive accelerate dei suoi bordi e cornici, parti integranti di dipinti che sono ormai sculture e architetture.

Non si rinchiude più in definizioni, la sua arte, e nella sala centrale del museo, in perfetto dialogo site specific col cuore dell’edificio e con la luce partenopea, dispone al centro, come un altare di cui le opere intorno sono chiesa, l’opera più emblematica, Contatto: abbacinante bianco pigmento pittorico che si rende scultura al di sotto della solida trasparenza del vetro, allagandosi – più che allargandosi – nello spazio circostante e fondendosi con l’ambiente e l’architettura, facendosi scintilla generativa di un vortice estetico-ontologico che tutto e in tutto coinvolge e si coinvolge. Quell’unico contatto davvero vitale che è possibile sperimentare nell’obliare il sé nella carezza al pigmento, come alla vita. Il foglio è divenuto abbraccio, avvolge. E“il perdere tutto quello che c’è all’esterno ti permette di sentire meglio te stesso, è come sentire il battito del proprio cuore, il ritmo della propria vita. Il silenzio”.

Diana Gianquitto

Napoli // fino al 18 agosto 2014
Ettore Spalletti – Un giorno così bianco, così bianco
a cura di Andrea Viliani e Alessandro Rabottini
MUSEO MADRE
Via Settembrini 79
081 19313016
www.museomadre.it

 

 

CONDIVIDI
Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]