Arte in Albania. “Post” Adrian Paci

Museo Pino Pascali, Polignano a Mare – fino al 15 giugno 2014. Si smarcano abilmente dai rischi della retorica dello sradicamento gli otto giovani artisti albanesi ospiti del Museo Pascali. Offrendo visioni delicate, velate da una seducente malinconia.

Una statuetta di Endri Dani in mostra a Polignano

Se governi su un impero meriti di fregiarti di un’aquila. Se sommi una corona a un’altra, se estendi il tuo potere su due regni, è naturale che le aquile diventino due. Anzi: per effetto di crasi araldica, il corpo del rapace resta uno e indivisibile, sormontato da due teste che gridano minacce tanto a destra quanto a sinistra. È stato così per i Romanov e gli Asburgo, per i re di Serbia e quelli di Montenegro. È stato così per l’eroe che ha liberato l’Albania dall’invadenza ottomana, dando al Paese il fregio di aquila bicefala che ancora oggi campeggia sulla sua bandiera.
Ma il fiero volatile, oggi, è tanto più simile a un pollo – forse addirittura a un cappone – malamente duplicato come per effetto di mutazione post-atomica. E per giunta spennato, vilipeso e ucciso, sbattuto freddo sul banco autoptico di un macellaio. Lascia poco spazio alla speculazione Shqipe, fotografia di Olson Lamaj che il Museo Pino Pascali sceglie come vessillo per la mostra che propone visioni e umori di otto giovani protagonisti della scena albanese contemporanea. Scovati con il fiuto dei segugi di razza da Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara, abili ad aggirare le secche di un sistema accademico che propone in modo sinistramente anacronistico i retaggi del Realismo pittorico di gemmazione sovietica, e altrettanto brillanti nel dribblare l’inevitabile retorica dello sradicamento che non manca di germogliare all’ombra della lezione di Adrian Paci e simili.

Polignano, Museo Pascali - Un dettaglio dell'opera di Najada Mehmetaj
Polignano, Museo Pascali – Un dettaglio dell’opera di Najada Mehmetaj

Il più vecchio supera di poco i trent’anni, gli altri sono tutti rigorosamente under: a Polignano portano – pur con alterna efficacia – un repertorio immaginifico unificato nella ricerca di una poesia e purezza dell’immagine di squisita delicatezza. Mente dunque l’opera di Lamaj, calcio in pancia che sembra alludere a una virulenza che si scopre invece sublimata da un diffuso atteggiamento di incruenta malinconia. Come nel delicato acquerello con cui Remijon Pronja svapora la geografia dell’Europa, bagnandola con le parole dei diversi inni nazionali, segno di unità nella diversità; o come nelle effusioni negate del video di Alketa Ramaj, con un erotismo di candore adolescenziale che diventa, nell’impossibilità del contatto fisico, cartolina per connessioni interrotte, specchio della più radicata incomunicabilità.
Tra il già noto Armando Lulaj e le miniature naïf di Enkelejd Zonja si distinguono per compiutezza i Souvenir di Endri Dani: la tradizione fasulla dipinta a smalto sulle statuette in terracotta vendute ai turisti viene abrasa, scarnificando all’osso costumi nazionali che tali non sono. Lasciando l’eco di fantasmi di una patria in perenne crisi identità.

Francesco Sala

Polignano a Mare // fino al 25 giugno 2014
Post. Young Albanian Artists
MUSEO PINO PASCALI
a cura di Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara
Via Parco del Lauro 119§
080 4249534
[email protected]
www.museopinopascali.it

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Milano online

    Artribune sta diventando proprio come Novella2000, dove i pettegolezzi diventano critica d’arte, verso conferme e discussioni senza alcun valore.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Le opinioni sono (quasi) tutte legittime. E poiché la tua mi pare una condanna senza appello, non ti resta che leggere un’altra rivista. Augurandoti di trovare altrove la “vera” critica d’arte. Noi in ogni caso siamo fondamentalmente una rivista che – per quanto è nelle nostre possibilità – fa giornalismo d’arte. E se il giornalismo nel tuo idioletto è sinonimo di pettegolezzo, che pettegolezzo sia. Buona fortuna.