Scultura, ancora, alla Nomas Foundation

Nomas Foundation, Roma – fino al 30 maggio 2014. Prosegue la colta indagine sulla scultura portata avanti dalla fondaziona capitolina. Siamo alla seconda tappa/mostra del progetto, fra Ontani e Gander, Kabish e Shirreff…

Ryan Gander, The lady's not for turning - (Alchemy Box No. 32), 2012. Courtesy: Collezione Raffaella e Stefano Sciarretta; Nomas Foundation, Roma

Occhio, oggetto, riflessione. Lo sguardo fotografico trasforma l’oggetto e la sua percezione. Fotografie e video si trasformano in sculture che diventano immagini in un gioco continuo tra bidimensionalità e tridimensionalità, immagine e materia. Opere che evidenziano come fotografia e video inventino il territorio dove il passato incontra il presente in un tessuto narrativo “to continue”.
Tra le opere esposte alla Nomas Foundation, nell’ambito del ciclo di mostre dedicate alla scultura, Our Daily Permanence (2010) di Michael Dean utilizza l’alfabeto per sondare ancora una volta il rapporto tra forma e idea. Sculture come fonemi che si muovono tra parola scritta e performance. È possibile addirittura interagire strappando una pagina del libro che li contiene, identificazione e manipolazione ai massimi livelli. Luigi Ontani riflette sul rapporto Oriente/Occidente: una foto in bianco e nero successivamente acquerellata lo ritrae coperto da una maschera balinese; l’artista stesso diventa opera d’arte, simulacro di se stesso.

Ryan Gander, The lady's not for turning - (Alchemy Box No. 32), 2012. Courtesy: Collezione Raffaella e Stefano Sciarretta; Nomas Foundation, Roma
Ryan Gander, The lady’s not for turning – (Alchemy Box No. 32), 2012. Courtesy: Collezione Raffaella e Stefano Sciarretta; Nomas Foundation, Roma

Suggestiva la scultura di Heike Kabisch: gruppi di figure bianche disposte su più livelli. Ironia, umorismo, isolamento. Corporature schive e grottesche, un immaginario fatto di misteri e angosce. Esseri ibridi, quasi da sogno e sicuramente in “divenire”. Degno di nota anche il lavoro di Ryan Gander che, con le sue Alchemy Box, racconta il rapporto di fiducia tra opera d’arte e pubblico. Scatole contenenti oggetti rivelati al pubblico da una lista affissa su una parete, accuratamente sigillate. Bisognerebbe aprirle (distruggerle) per verificarne il contenuto. Lo sguardo che ne deriva rende una percezione e un dettaglio differenti che costruiscono un nuovo immaginario, argomento d’indagine e sguardi. Foto, video e scultura sono costruzione e resa in atto di capolavori dove la direzione dello sguardo tende a una continua evoluzione.

Erin Shirreff, Medardo Rosso, Madame x 1890, 2013.  Courtesy: the artist and Lisa Cooley, New York
Erin Shirreff, Medardo Rosso, Madame x 1890, 2013.
Courtesy: the artist and Lisa Cooley, New York

Indagare il meccanismo della visione, attraverso manipolazioni più o meno evidenti, sovrapponendo centinaia di scatti, riflettendo sul rapporto tra uomo e mistero alla luce della storia della scultura e della fotografia, fuori dal tempo e dallo spazio, porta a vivere costantemente tra quiete e movimento, facendoci porre domande sul significato ultimo della percezione, e del suo ruolo nella comprensione delle cose. Come nei lavori di Erin Shirreff in particolare, e nella complessità dell’intera esposizione in generale.

Michele Luca Nero

Roma // fino al 30 maggio 2014
To continue. Notes towards a Sculpture Cycle | Vision
a cura di Cecilia Canziani e Ilaria Gianni
NOMAS FOUNDATION
Viale Somalia 33
06 86398381
[email protected]
www.nomasfoundation.com

 

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Michele Luca Nero
Michele Luca Nero (Agnone, 1979), figlio d’arte, inizia a dipingere all’età di sei anni. Una passione ereditata dal padre, Francesco, insieme a quella teatrale acquisita dal nonno, Valentino, poeta e drammaturgo riconosciuto a livello internazionale. In pochi anni ha curato e realizzato numerose mostre, tra cui alcune personali. Un successo di pubblico che lo ha accompagnato anche nelle performance teatrali, non senza un'esperienza come ufficio stampa. Appassionato di cultura e società ma dotato di uno spiccato senso critico. Curioso, perfezionista, esteta. Forse a causa della sua innata passione per la musica, per la quale vanta oltre ad una laurea in etnomusicologia, anche studi musicali di pianoforte. Ha maturato esperienze nell'insegnamento e nella trascrizione musicale apportando un decisivo contributo alla salvaguardia del patrimonio di tradizione orale delle melodie della sua terra di origine. Vivace sperimentatore nel campo della pittura è alla costante ricerca di sempre nuovi linguaggi espressivi. Sostenitore del collage cerca da sempre di unire tradizione e modernità, con un ricorrente accenno al mondo del sacro, sua costante ossessione. La formazione teatrale ha influito notevolmente sulla sua concezione del corpo (figura), dello spazio e della materia. Nelle sue opere prevale sempre un carattere deciso, vuoi nel colore che nella definizione del soggetto: eleganza nella postura, espressività delvolto. Ha frequentato un corso di mimo e uno di portamento e passerella. In qualità di illustratore ha pubblicato “Matteo e il viaggio nel meraviglioso mondo dei libri” (2009) e “Gigì le coiffeur et la maison de beauté” (2011) per la Edigiò. È direttore responsabile del magazine CU.SP.I.D.E. (cultura, spettacolo, intrattenimento, divagazioni artistiche, etno-gastronomia). Dal 2011 fa parte dello staff redazionale di Artribune.