Produci consuma crepa. Luca Francesconi a Napoli

Galleria Umberto Di Marino, Napoli – fino al 20 maggio 2014. Ortaggi, pesci, semi. Insieme a strutture antropomorfe e reti per letti. La riflessione su produzione e consumo nella personale partenopea di Luca Francesconi.

Luca Francesconi - Fish, 2014; abramis brama essiccato, resina - Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli

Il rimpianto pasoliniano per il mondo contadino, esplicato nei postumi Scritti Corsari in opposizione all’omologazione contemporanea, è il riferimento  ideale più vicino alla personale Pane pane pane vino canale di scolo di Luca Francesconi (Mantova, 1979), che ancora una volta pone attenzione alle fenomenologie organizzative e sociali del mondo agreste e alle ciclicità del tempo rurale. Con un approccio antropologico distaccato e analitico, attraverso l’impianto narrativo del lavoro – da lui stesso definito un “campo semantico” – l’artista dà corpo a una serie riflessioni sui sistemi di autoproduzione e autosussistenza, criticando l’odierno sbilanciamento tra produzione e consumo; invitando il fruitore, attraverso una serie di richiami visivi e memoriali (con ortaggi e pesci, reti di letti e strutture antropomorfe), a riflettere sulle attuali drammatiche conseguenze di una generazione che ha vissuto il finire “dell’età del pane”. Vera e propria mutazione comportamentale, e trasformazione sociale che ha relegato sempre più l’individuo “nell’angosciosa volontà di uniformarsi”.

Raffaella Barbato

Napoli // fino al 20 maggio 2014
Luca Francesconi – Pane pane pane vino canale di scolo
a cura di Jason Hwang
UMBERTO DI MARINO
Via Alabardieri 1
081 0609318
[email protected]
www.galleriaumbertodimarino.com


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Raffaella Barbato
Raffaella Barbato (Pompei, 1978) è critico e curatore indipendente. Laureata con lode in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi in Enologia delle Culture Mediterranee, dopo una specializzazione in riorganizzazione di fondi archivistici e gestione museale ha iniziato una pluriennale collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli, lavorando a mostre e progetti culturali di rilievo internazionale tra i quali l'istituzione del Museo Archivio/Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch. Interessata ai rapporti tra pratica artistica e dimensione socio-politica e antropologica, pone particolare attenzione alle istanze tra arte e “femminile” e ai linguaggi performativi; ha al suo attivo un nutrito numero di cataloghi, recensioni e curatele di mostre personali e collettive. Esperta altresì in pianificazione culturale, ha lavorato in numerosi progetti culturali e didattici per le scuole elementari e superiori (ideazione e coordinamento). Dal 2010 collabora stabilmente con la rivista d'arte “Segno. Attualità Internazionali d'Arte Contemporanea” e dal 2013 freelance per la testata di arte e cultura “Artribune”. Nel 2012 è tra i fondatori e curatori dello spazio indipendente Di.St.Urb (Distretto di Studi e Relazioni Urbane) di Scafati (Salerno).
  • Si sente troppo il riferimento all’arte povera. E per un artista di 35 anni significa proporre e suggerire modi, visioni e atteggiamenti già “usati” negli anni 60 e 70. Modi che hanno già deflagrato e che oggi trovano già anticorpi nella realtà.

    Questa retorica passatista sembra un modo elegante per essere accettati in un paese/mondo per vecchi. Ancora “giovani indiana Jones” impegnati in un’archeologia preparata.

    • HH

      Luca Rossi a me non frega niente se ti hanno cacciato da sta galleria, questa mostra mi fa pietà e ogni tanto scrivi anche cose condivisibili ma il punto non è questo, io veramente non capisco se non ti senti patetico a darti in continuazione +1 da solo o darti ragione no stop da solo con differenti nomi da anni, e soprattutto non capisco come artribune (o qualsiasi giornale sulla terra) possa supportarti se non lo paghi in modo cospicuo e ininterrotto . non è questione che io abbia paura che emergi e smetti di essere fantozzi, ma che fantozzi sarà sempre fantozzi anche se emerge capisci? inoltre questa mostra non è vintage ma retrò e c’è una differenza abissale quindi smetti di usare nomi a sproposito, perchè il vintage è originale e ha valore altrimenti nelle aste non si venderebbero opere di 50/100 anni fa a prezzi esorbitanti .

      • Si hai ragione, retrò. Ma fa riferimento alla moda del vintage. In realtà mi prendo molto meno sul serio di tanti. Quindi il mettere +1 è un gioco. Anche per sottolineare come il confronto sia del tutto assente. Penso di essere purtroppo l’unico commentatore veramente attivo su Artribune. La critica, anche seria, non è incentivata e stimolata, mentre il pubblico è totalmente indifferente e abbandonato. Abbandonato in una visione anacronistica e accessoria dell’arte.

        • HH

          se per gioco intendi onanismo d’interesse forse può anche essere, sei l’unico commentatore non censurato che si permette di commentare dalla mattina alla sera impunemente, è diverso . inoltre omaggi e difendi sempre cattelan che è l’artista appropriazionista fashion retrò derivativo per eccellenza, a me sembra tu non abbia molto coraggio in ciò che scrivi, anche nella riproposizione ostinata ormai quasi ridicola di un nome posticcio che ormai ti è stato sgamato molto tempo fa, evolviti dai .

  • mattero prundenti

    ottima

  • anonimoforever

    Non sono critico come Luca Rossi di solito. Ma questa è la peggiore mostra della galleria di marino dal giorno della sua apertura.

    • A mio parere la critica dovrebbe tentare di argomentare. La mostra non è male, ma è vintage. Se da MediaWorld iniziano a vendere computer atari va benissimo, ma basta esserne consapevoli.

      Io temo invece che gli attori coinvolti non siano del tutto consapevoli.
      Curatori d’oltralpe compresi.
      Sembra un Kounellis più lezioso. D’altro lato non viene dato spazio a impostazioni diverse, questo è davvero il male.

      • plateaincerta

        Condivido !!
        Luca Rossi, the best !!!!

  • ivan baldi

    che mostra insulsa .. ma è una presa in giro ?

  • Qualsiasi modalità espressiva sarà sempre vecchia dopo l’orgia del 900. Quello che importa è come l’opera è vissuta nella vita di tutti i gg. Nel caso di LF, vorrei sapere se vive in campagna, se si fa il pane… E soprattutto se sa darci una visione diversa di questo mondo rurale rispetto a quella cittadina (non sembra dalle foto della mostra). Se non è così, mi dispiace dirlo, ma è un buffone. Sono sicuramente più artiste due ragazze che hanno rinnovato una stalla x trasformarla in lab dove producono vestiti 100% naturali, dove ogni pezzo è unico (faranno una presentazione dei loro manufatti in un negozio a Roma). LF vai a sentirle!

    • Il punto non è la novità e l’innovazione, ma la consapevolezza del progetto. In questi progetti sembra che gli anni 60 e 70 non siano mai esistiti. Il valore sta nella citazione. Allora mi chiedo quale prezzo?

  • Rossi+Morsiani+DiMarino

    “MORSIANI SENZA MOTIVI È STATO TOLTO DALLA GALLERIA DI RIFERIMENTO UMBERTO DI MARINO […]”

    Segue citazione Rossi completa (da un post di un mese fa _ artribune_)

    “Io collaboro con Morsiani su un progetto di divulgazione e formazione per il pubblico. Da quando si pensa che lui sia io: e quindi da qualche anno: senza motivi è stato totlo dalla galleria di riferimento Umberto di marino, non viene più coinvolto come artista, Incontra dal vivo persone come Caroline Corbetta, grandi sorrisi di intenti, e poi nessuna risposta alle mail, io stesso devo faticare non poco per comunicare su i mezzi di informazione…
    Io sono per Morsiani una rovina…e per quello che posso lo aiuto. Ma il sistema in italia è vergognoso. Vergogna”

    http://www.artribune.com/2014/03/manifesta-10-ecco-tutti-gli-artisti-presenti-a-san-pietroburgo-dallitalia-ci-saranno-lara-favaretto-e-paola-pivi-prestigioso-lelenco-da-marlene-dumas-a-thomas-hirschhorn-da-fran/

    • Questa citazione è corretta. Non ci possiamo stupire se il mondo dell’arte prende su modalità e rituali “gelatinosi” che vediamo in altri settori. È un vero peccato.

    • serena finotti

      si ma, a parte l’italiano maccheronico, cosa centra?

      • Nel vuoto critico italiano anche un commento scritto velocemente dal cellulare diventa il Verbo.

  • serena finotti

    Io vorrei suggerire una riflessione: non è per caso che quando si recensisce una mostra di Biscotti, Arena, Tuttofuoco (mammamia come ce l’avete con Tuttofuoco!!), Vascellari (palma d’oro per gli insulti), Trevisani, Grimandi, Roccasalva, Favaretto, Andreotta Calò, Francesconi e pochi altri scattano furibonde critiche. Stantie, generaliste, personali: che palle! Ma quanto siete rosiconi! Ma quanto vi sentite isolati e sfigati per prendervi la briga di dar dei buffoni agli altri, quando siete voi a sentirvi tali. E’ un fatto che vi sia una generazione di (pochi) artisti italiani che, nonostante i musei non esistano, non abbiano buget, siano riusciti a tessere rapporti internazionali. A voi da fastidio, ma è così. Fatevene una ragione: c’è chi c’è riuscito e chi no. Tutto questo non ha nulla a che vedere con la critica, è una semplice costatazione di come dia fastidio che alcuni artisti, nonostante la situazione, procedano nella loro carriera, ben sostenuti dai collezionisti e con una loro (condivisibile o meno) ricerca. Con tanta pace di tutti gli altri. E concludo dicendo che a me la mostra è molto piaciuta.

    • ivan baldi

      serena finotti forse è la zia di francesconi.

      A me caro Luca Francesconi sembri tutt’altro che un artista.. ma non preoccuparti è solo il punto di vista di un isolato e sfigato appassionato d’arte (appassionato della vera arte). MA perchè poi prendersela per le critiche. Si dovrebbe esser orgogliosi ma tu sei solo un orgoglione.

      • serena finotti

        Ma pensa te se coi miei 67 anni mi devo giustificare per aver espresso un’opinione.Ma roba da pazzi, sei un rosicone.Fine.

        • Stranamente rispondi a commenti “batti becco” ma non a commenti argomentati. La situazione è quella che è.

          • HH

            “La situazione è quella che è” è la tipica frase da nonna pensionata imolese mentre prepara il ragù. Luca Rossi ma come mai non hai fatto alcuna foto della tua esposizione da Placentia used cars? cioè passi il tempo a fotografare gallerie vuote altrui poi quando ti invitano non riporti nulla? ti vergognavi forse del fatto che hai parlato per 6 anni di ikea evoluta per poi esporre solo dei tristanzuoli mobili ikea? già che c’eri potevi anche intitolarla Luca Rossi : il secondo tragico morsiani, lasciando questo film a te tanto caro in loop per un mese https://www.youtube.com/watch?v=Csvt81Uihu4

          • placentia arte

            Sergio Racanati alias HH,
            ecco il link per vedere le foto della mostra di Luca Rossi. The best !!

            
http://www.placentiaarte.it/eventi/232/

            Racanati, fare l’artista non è il tuo mestiere. Questo ti dissi circa sette anni fa’ quando ti sei proposto per una mostra. Felice di non essermi sbagliato!

          • Continui a parlare di “Luca Rossi” e di gossip, andando fuori tema. Ovviamente per sfogare delusioni e ossessioni personali. Sei off topic.

    • Tipico italiano è prendere una critica per un insulto. Le relazioni internazionali non sono sinonimo di qualità, basta trasferirsi all’estero e diventare un buon operaio delle pubbliche relazioni. E vista la situazione italiana non mi sembra così difficile farlo. E spesso l’interlocutore estero non è meno mediocre di quello nostrano. Suggerisco di spazzare il campo da questi discorsi inutili, e cercare di vedere le opere in relazione alle intenzioni dell’artista e al contesto locale e globale in cui si pongono.

      Questa mostra corrisponde al recupero del vintage che vediamo in tanti settori. E questo rimane anche se troviamo una coerenza e una sincerità/onestà nel lavoro di Francesconi. Io non critico l’artista-persona ma le opere. In Italia bisogna anche abbandonare un certo romanticismo che impone ogni cosa-opera come buona e giusta. Forse con una critica più capace, vitale, onesta e cinica negli ultimi 20 anni, non si sarebbe formato il vuoto che abbiamo dopo Cattelan.

    • Io scelgo cosa commentare in modo del tutto spontaneo. Evidentemente gli artisti di cui mi sono occupato maggiormente, sono per me maggiormente stimolanti. E non ho mai insultato nessuno. Non ne vedo il motivo, ma ho sempre cercato di argomentare luci ed ombre…cosa ben più tremenda di un insulto. Soprattutto per artisti permalosi, e difesi da un sistema matrigno. Nel senso che gli artisti che hai citato sono le prime vittime di un sistema che non li ha formati adeguatamente. Potrei entrare nel merito sul percorso di ognuno. E credo che la mia azione abbia aiutato moltissimo questi artisti nel prendere consapevolezza della situazione. Ecco cosa mi ha scritto nel 2009 Giorgio Andreotta Calò:

      “…alla fine ti devo ringraziare per avermi messo così tanti dubbi sul mio lavoro e su chi mi propone di gestirlo. E’ stato assolutamente sano, anche doloroso.”

      Ma il problema non è la novità quanto la consapevolezza tra opera, intenzioni e contesto. Non esiste arte giusta o arte sbagliata.

  • Ho cercato di argomentare una critica che è sostanzialmente sempre la solita. Ma non c’è mai nessuno che tenta una contro argomentazione, senza iniziare ad offendere o a fare sfottò. Dove sono le persone che hanno sostenuto questo progetto? Perchè l’artista e il gallerista, non forniscono la loro versione? Forse se ci fosse un dialogo normale, senza offese gratuite, questo spazio dei commenti potrebbe diventare più utile.

  • A mio parere la mostra riprende troppo frontalmente codici, modi e atteggiamenti riconducibili all’arte povera. Sembra un Kounellis più lezioso, ma cosa dire delle patate di Penone o dei frutti di Merz?
    Non esiste arte giusta o arte sbagliata, ma bisogna essere consapevoli di essere davanti ad una forma di artigianato dell’arte. Il valore sta nella citazione. Questo è l’ennesimo caso di Giovane Indiana Jones, che propone un’archeologia del passato. E’ come se i giovani dovessero vestire (più o meno consapevolmente e sinceramente) una retorica passatista per essere accettati in un paese per vecchi.

    • Stanlio Shuster

      Tutti gli artisti hanno SEMPRE proposto codici del loro recente passato (e trenta-quarant’anni in arte sono pochi) tranne i geni. Non c’è ALCUNA peculiarità in questo nelle opere di artisti attivi oggi. Inveire contro questo presente per QUESTO motivo è semplicemente fare una polemica sul NULLA.
      Basta con ‘sta cosa, non sta in
      piedi.

      • Ma chi inveisce?
        Mi interessa allora capire quale sia il valore dell’opera d’arte oggi. E di conseguenza motivare il prezzo.

        • Stanlio Shuster

          Il prezzo è dato dalla ricezione nel presente del valore di un’opera. Il presente dunque può clamorosamente toppare, come è SEMPRE successo. E allora?
          Nel Seicento prima che arrivasse Caravaggio era QUOTATISSIMO e SEGUITISSIMO il Cavalier D’Arpino.
          Ma sono cose di un’ovvietà che uno si rompe a parlarne. Perciò mi fermo qui.

          • Da cosa è dato il valore? Questo è più divertente.

          • Stanlio Shuster

            Dalla vita, e ahinoi la vita prende spesso cantonate in queste cose. Perché l’arte è più avanti della vita, per definizione.

          • Facciamo scelte in continuazione, evidentemente possiamo tendere ad un oggettività rispetto al valore delle cose. Perché no delle opere?

            Io temo semplicemente che l’arte contemporanea sia una forma di religione pagana in cui le opere d’arte sono come crocifissi circondati da un “non detto”

            Tentare un’argomentazione significa bestemmiare soprattutto se viviamo in un sistema precario in cui nessuno ha interesse nell’ argomentare criticamente un’opera o una mostra. E poi chi andrebbe oltre allo sviluppo del comunicato stampa per recensioni pagate 10 euro?

            L’assenza di critica significa avere avuto un contesto formativo inefficace che ci condanna al vuoto artistico attuale, alla chiusura dei musei e alla fuga di un pubblico abbandonato e disinteressato.

            L’arte in italia è diventata una questione da aperitivo o una questione solo per addetti ai lavori.

  • andrea billoni

    che bruttezza